l’ordine è un’opzione, non una necessità

l’ordine è un’opzione, non una necessità

Rimettere in ordine il portaoggetti dell’auto è una fotografia di come ci si muove nel mondo. Trovo molti biglietti di parcheggio che non saranno più rimborsati. Li guardo meglio e vedo le città in cui sono stati emessi. C’è Chioggia, Mantova, Vicenza, Roma, Venezia, Treviso, Trieste, Milano, Friburgo e naturalmente molta Padova. Alimento molto le casse comunali. Mi sorprende che le date e l’ora mi ricordino qualcosa, l’attesa di un incontro, un lavoro che poi non è andato a buon fine, un pomeriggio di libertà. Tra le ricevute, biglietti da visita. Ricordo  a malapena chi me li ha dati, per gran parte sono stati progetti che abbiamo condiviso fino a un certo punto, poi non so che sia successo. E’ singolare la percezione che gran parte del lavoro sia stato preparatorio, che molto non abbia dispiegato appieno le possibilità. Accomuno queste attese, quelle degli appuntamenti, quelle dei lavori poi perduti, come se attendere fosse una condizione centrale dell’uomo. Eppure ci sono state molte realizzazioni, ma nel mio lavoro, immaginare e iniziare qualcosa non significa per forza finirla. E’ malinconica questa sensazione di incompiutezza, di attesa vana, come se nella divisione del lavoro non ci fosse la possibilità di avere per intero la gestione di qualcosa di nuovo.

Ci sono alcune ricevute e fatture di ristoranti. Qui la cosa è più allegra perché il cibo ha un suo ricordo particolare, fatto di sensazioni, di sapidità. Trovo due paia di occhiali da sole, uno l’ho cercato per mesi, erano assieme alle gomme da masticare che non mastico più, una trousse ago e filo di qualche albergo per riparare emergenze. I pantaloni che si aprono nel sedere sono un classico, per fortuna raro, dell’imbarazzo, perché si pensa che tutti sappiano e tutti cambino opinione su di noi. Emerge uno spazzolino da viaggio nuovo con relativo mini dentifricio. Il dentifricio si è solidificato ed è totalmente inutile, del resto anche lo spazzolino non ha avuto modo di fare il suo mestiere. Sotto c’è un mini colluttorio appena cominciato. Retaggio di qualche eccesso d’aglio e preparazione ad un incontro successivo. Poi trovo un utensile multiuso, due gélee Perugina pietrificate, ancora biglietti da visita, fazzoletti di carta extracomunitari, una serie di appunti e di numeri di telefono senza indicazione del proprietario. Qui mi fermo perché la cosa potrebbe continuare. Butto tutto o quasi e non oso aprire il bauletto. Mi pare che il portaoggetti sia stranamente vuoto, immemore. Ad ogni cambio macchina, semplicemente si trasferisce un contenuto. Questa era la continuità, e invece ora si ricomincia.

3 pensieri su “l’ordine è un’opzione, non una necessità

  1. Un post molto sottile,caro Willy,per una come me che “trova” dopo tanti giri di trottola e,spesso mi trovo quello che non cercavo.Mirka

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