Destino?

Tu, fedele al buio che ti porti appresso, perché avresti dovuto essere diversa? Stessi modi, stessa sequenza. Forse per sentirsi, accettarsi, perdonarsi, non fare domande e affrontare un nuovo dolore di se’, meglio confondere le acque, attribuire ad altri la propria stanchezza, la paura di non essere amati. Rovesciare le situazioni finché l’immagine allo specchio si confonde. E poi sentire che e’ una nemesi che si compie. Ma dov’è stata la colpa? E chi l’espiera’ assieme a te? Noi siamo il nostro destino ed esso comunque giunge a compimento, ma e’ diverso accettarlo supinamente oppure lottare perché sia diverso. E’ solo più difficile perché la diversità ci rende differenti, ci toglie l’alibi delle abitudini e del conosciuto e soprattutto ci estrae dal bozzolo della predestinazione in cui noi, non il destino, ci siamo ficcati. La lotta con il daimon apparente ci spinge avanti verso quello profondo. E’ movimento ed e’ fatica muoversi. Tu non lo fai, attendi, e come sempre pensi sia il tuo destino. Verrai solo tu a questo appuntamento vuoto e ancora non ti riconoscerai.

4 pensieri su “Destino?

  1. A volte è solo lo stato di serenità a dire se siamo o non siamo sul nostro percorso. Chiamiamolo destino.

  2. Il destino è annusarlo nell’aria anche segni visibili e chiari e,inseguirne le tracce “scgliendo” di farlo con tutti gli annessi,senza addebitargli colpe o i nostri deimon. Mirka

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