di calzari, polvere, strade, cuori, cervelli

Mi pesano molto più le cose non fatte che il passato o le occasioni perdute. Credo che se ci guardiamo indietro ci sia un’infinita distesa di abbandoni. Morbidi i più. Persone e cose che ci hanno accompagnato per una parte, piccola o grande, della vita e ora sono parte di noi, incorporati in qualche impercettibile modalità di essere, in un trasalire oppure nel fermarsi davanti a qualcosa che abbiamo conosciuto. Se restano gli affetti importanti, i pochi amori (sono convinto che l’amore che sconvolge non sia così frequente), che accade del resto che vive con noi silente? Quei legami del passato che di rado emergono e velano gli occhi solo per un attimo, per poi sparire, dispettosi, in un loro posto, non dove li avevamo messi. Legami che hanno tessuto fili insospettabili e tenui per loro conto, e per questo dolcemente inquietanti a noi, che pensavamo di averli definitivamente vissuti. Cose agé, da pomeriggi dei giorni di festa quando la stanchezza del troppo abbatte qualche barriera.

Cose che accadono nei giorni canonici quando si è deciso da molti anni di non fare più il bilancio della vita, ma di andare avanti e accettare i zig zag della rotta. Al più un punto nave, sapendo che neppure quello serve a molto perché l’oceano in cui navighiamo lo creiamo noi e arenarsi o vivere di vento dipende solo da noi. Quello che mi sorprende è avere così tanta compagnia, che non scrive, non manda sms, non ha più un telefono o un indirizzo, mentre invece si susseguono i segnali degli auguri che arrivano, ci sono tracce dappertutto di un mondo coevo in cui vivo. E gli altri, dove saranno, cosa staranno facendo? Chi è stato quello che per un moto d’orgoglio non ha scritto quando ne aveva voglia? Sono stato io o l’altro? La distanza fa capire tante cose, non è perdono è comprensione, un vedere oltre l’emozione di allora. E quando l’emozione è sparita il bene prende il sopravvento, ciò che aveva ferito non ha più cicatrice a cui appellarsi. Quel ricordo non significa nulla se non riconoscere la propria vita, che è importante perché un tempo è stata importante anche per altri, ha sollevato emozione. Ci sono momenti in cui i calci hanno sostituito le carezze, ma mi viene da pensare, nell’inermità del pomeriggio di festa, che le seconde siano state, alla fin fine, più importanti. E che non è un peso cercare la meraviglia del futuro assieme a tutto quello che siamo stati, ma è bello ora, adesso. Così come siamo diventati.

7 pensieri su “di calzari, polvere, strade, cuori, cervelli

  1. Che bella questa riflessione….è davvero così, a distanza di tempo le cose si vedono con un animo diverso, spoglio dall’orgoglio e dalla rabbia del momento….. Ti auguro un buon Anno! 🙂

  2. Anche a me non piace fare bilanci dacchè credo che non servano a niente. Anzi, siccome il rischio è di farli “in negativo” e quindi farsi male, preferisco evitare.

    E’ vero quel che dice In fondo al cuore: a distanza di tempo siamo più obiettivi, se abbiamo idealizzato qualcuno questo si ridimensiona e acquista la giusta importanza; abbiamo l’opportunità di riuscire a “leggere” quel che ci è capitato con più distacco, serenità e minor sofferenza, anche.
    E’ assolutamente vero che ci si porta nel cuore e ci fa compagnia anche chi non scrive, non è contattabile tramite i canali moderni, ma è pur sempre con noi.

    Sereno 2013 Will, ciao 🙂

  3. Noi siamo il nostro passato: siamo tutte le persone che abbiamo avuto modo di incontrare, che ci hanno amato, ferito, rallegrato, che abbiamo accudito o anche solo conosciuto per brevi istanti. Il passato penso sia l’esperienza e la conoscenza che ci proietta verso il domani: l’importante è camminare con passo leggero e aspettarsi di meravigliarsi ancora. Di noi e degli altri.

  4. Almeno hai uno sguardo indulgente verso le cose non fatte e rimaste ‘indietro’, che poi sono ancora qui con te. E’ rapido il modo di muoversi, ma stranamente trovo le persone del mio passato poco cambiate rispetto a quello che avrei creduto. Invece capita che anche dopo 10 o 15 anni ritrovi una persona sulla stessa linea fondamentalmente immutata, il discorso si riporta ai ricordi e sembra di rivivere continui deja vu, come se vi fosse stata una cristallizzazione. Forse anche per questo si preferisce la compagnia di un estraneo o poco più, persone con cui immaginare possibilità. Poi ci sono i casi di orgoglio cronicizzato, per cui nessuno fa più la prima mossa, è vero, ma viene da chiedersi cosa possa condurre un rapporto, una conoscenza oltre il parapetto del tempo condiviso se non il desiderio di emozionarsi.

  5. Non so se sono indulgente, ho imparato ad essere misericordioso e neanche sempre. Però credo che il desiderio d’emozionarsi, sia il desiderio di vivere, e l’emozione al passato non funziona mai bene.

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