matite

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Mi piace temperare le matite, sentire l’odore del legno e della grafite: è il profumo delle vecchie cartolerie della mia infanzia. Ce n’era una vicina a casa, minuscola, un buco alto e pieno di scaffali con la carta, gli inchiostri, le matite, le file di colori esposte.  Andavo il pomeriggio, anche con una scusa, e m’incantavo a guardare le matite colorate e a pensare a tutti i disegni che contenevano. Dietro il banco, altissimo, c’era una signora, che a me sembrava bella oltremisura, come la maestra, alta, signorile. Sembrava in attesa che le servissero il the, e intanto vendeva, non i quaderni, ma i disegni colorati e le parole che si potevano scrivere. Quelle belle, nuove parole, che a fatica leggevo nei libri e poi compitavo nei quaderni.

I quaderni avevano la copertina nera, una pagina di frontespizio e poi le righe, sottili, azzurrine; le lettere formavano le parole, con sforzi sovraumani, si costringevano in quei binari, andavano a capo, si tenevano serrate o larghe come bambine in cerca di girotondi. Era un apprendistato ad una facoltà che, miracolosamente, metteva assieme quello che si formava sotto i ricci con la realtà e, pensa un po’, restava fermo, anche dopo che i pensieri erano andati, pronto ad essere riletto, rivissuto. 

Non ho più smesso. Da sempre mi piace scrivere con le matite tenere, sentire il taglio netto del temperino, vedere la scia di grafite che scorre veloce sulla carta. Se tengo stretti gli odori del passato è perché mi piacciono adesso, non rimpiango nulla, ma farei un profumo che odora di cedro e grafite temperata, lo chiamerei graphis, oppure mots, od anche lettere. Ne metterei poco sul collo e sulla punta delle dita, e lo annuserei per scrivere nel pensiero.

In silenzio, guardando dentro e fuori, quando l’aria è dolce.

14 pensieri su “matite

  1. In prima elementare, riguardo alla scrittura è ancora con me il ricordo di una parola (sono quasi sicura sia “gatto” ma dovrei cercare il quaderno – sì ce l’ho ancora e grazie a mia mamma!) che mi ha fatto dannare: non riuscivo a contenere nelle misure canoniche la lettera “o” finale.
    C’era la parola scritta a grandezza normale fino alla penultima lettera e poi parte della pagina invasa dalla “o” finale tonda ed enorme. 🙂
    Mi sa che è partito da lì il mio amore per i mici. 😉

    A me piaceva tantissimo disegnare, mi perdevo ad allineare le matite colorate per sfumatura di colore.
    Che bello quando si riduco col temperamatite a polverina la punta della matita (colorata o no) per poter sfumarne poi il colore dentro gli spazi di un disegno…

    Sono figlia di un falegname, trovo gradevolissimo il profumo del legno, sono cresciuta tra il suo aroma, tra le sue venature e avevo anche spesso le pieghe degli abiti piene di segatura. 🙂
    E mi piace il colore del legno naturale o poco più, quello in cui riesci a vederne i disegni delle venature.

    Per scrivere, anche ora, preferisco punta morbida e grossa, sia delle matite che delle penne e dei pennarelli.
    Il sottile mi trasmette durezza e rigidità, mentre il morbido mi sembra sia più accogliente e buono. 🙂

    Che sia una serena e colorata giornata Will, ciao

  2. Non amo tanto le matite.Poi quando si tratta di temperarle è sempre un problema per me.O mi si frantumano o diventano dei filini che ad usarli o si rompono subito dopo oppure mi spazientisco perchè mi forano il foglio così lascio lì.
    Per il legno invece è diverso.Mi piacciono tutti e ne immagino l’albero che li ha originati,il lavoro dell’artigiano o dell’artista che poi è un tuttouno.
    A proposito.Complimenti per le foto.Vi ho dato una rapida occhiata.Alcune sono autentici capolavori di bellezze catturate e di diversificate realtà umane.Altre invece m’inquetano.Come quella donna.Di chiarissima fredda forza dominatrice.
    Complimenti.Complimenti davvero.
    Mirka

  3. Sono i nostri miti …. caro @Willy, piccoli, forse, ma inestinguibili !
    Non per rimpiangere il passato ( poichè, a mio parere …. non c’ è cosa più sciocca e inutile quanto il rimpiangere ciò che non ci sia più ), ma per costruire un futuro possibile, dove la misura umana, piccola anch’ essa ma originale, sia lo strumento per ridisegnare, con quelle indimenticabili matite colorate e profumate, una società più equa per tutti, più degna di essere vissuta al di là della miserabile caducità ch’ è nostra .
    Un sogno ???
    Forse !
    Ma quel profumo del legno appena temperato …. quel piacere sottile del segno sulla pagina bianca …. ci ricordano, struggentemente, che talvolta i sogni si avverano … basta non dimenticarli mai ! 🙂
    @Cavaliereerrante …

  4. Gran tasto hai toccato… i ricordi legati agli odori!!!! Esattamente così come l’hai narrato, io l’ho vissuto e lo vivo ogni volta che nella pausa pranzo mi infilo da feltrinelli gironzolando tra penne pennarelli matite blocchi… con la speranza di resistere a non comprare nulla!!!… e quindi grazie per averlo riportato in luce in me! Ma quei quaderni non avevavo le copertine leggermente groffate e due righe verticali fine rosse a sancire i margini??? Ciao!!!

  5. La matita è strumento di pazienza. Oggi non sono più molto amate dai bambini perchè non permettono colorare tutto-subito come col pennarello. Forse capiranno nel tempo che il piacere di aprire un astuccio è dato dall’odore caldo delle matite. Mi sono ritrovata in questo scritto.

  6. Si certo, @blu, due righe rosse verticali per i margini, che pure erano una bella penitenza, però se adesso vedo come scrivo su un foglio bianco vedo che allineo testi su rettangoli che tengono un margine anche se il margine non c’è. Le copertine erano lisce o goffrate, avevo entrambe, preferivo le seconde. 🙂

  7. @ cavaliere errante: le matite effettivamente sono un mito che si rinnova, anche adesso mi perdo a guardare nei negozi di colori le scatole di legno piene di matite acquerellabili. Il passato per fortuna non torna, non sapremmo che farcene con la testa del dopo, serve quando aiuta il futuro e fa sorridere nel presente.

  8. scrivo sempre con la matita : sia in ufficio sia fuori, che so, da holden gli esercizi li scrivo con la matita, all’unipop tutto con la matita.le mie matite si riconoscono perchè sono tutte rosicchiate, le succhio come fossero i bastoncini di liquirizia : mi piace il sapore del legno….

    MALATA 🙂

  9. Scrivo spesso con la matita. Mi piace pensare che tutto è modificabile. Passibile di aggiustamenti in corsa. Scrivere con la matita richiede delicatezza e gradualità. Né piano né forte. Il giusto peso.
    Ciao Willy

  10. E’ così, @Willy …. e se mi consenti di affermarlo – vergin di servo encomio e di codardo oltraggio – è assai piacevole, ed utile poi, per me No-Blogger, passare talvolta da te, e leggere le tue riflessioni nel tuo stile leggero ma profondo come pochi …. 🙂
    Le matite colorate, i loro poveri astucci d’ un tempo ( ricordi il segnalibro incluso nella confezione minima ‘da sei colori’ della marca GIOTTO della Fila ??? ), o le variegate specie che, anche oggi, possiamo ammirare, ci suggeriscono che fantasia, pazienza, rispetto …. e soprattutto Memoria, sono frutti gustosissimi da assaporare ancora, con la certezza che è ANCHE con essi che potremo sempre affrontare un futuro assai più sorridente per tutti !

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