ri ordinare

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Riordinare non finisce mai perché è un ritorno all’innocenza che non era tale e che non è mai esistita, però fa bene provarci. In principio era il caos, poi sono venute le regole, così l’ordine segue un gusto prevalente, la proiezione di una necessità su di noi.

Spesso il disordine si associa allo sporco e così si rafforza l’idea che tutto debba essere messo in una sequenza, riordinare è la condizione della pulizia, e quindi c’è un prima e un dopo, immutabili o quasi, un ciclo che si ripete come se l’ordine fosse solo conservazione e ripristino. Accade anche nelle vite, nei pensieri, nei sentimenti eppure nel disordine potrebbe nascere un nuovo ordine che resisterebbe almeno un poco. Riordinerebbe la vita, ma costa fatica. Parecchia. Spesso si dice che una nuova scelta di ordine andrebbe confrontata con la precedente per stabilire ciò che è migliore. Come si potesse… A volte accade, però nei momenti di confusione o di maggior pressione c’è sempre un ritornare a qualcosa di indefinito che pure calma, fa stare in pace, come se le geometrie fossero conformi all’anima. Anche quando diventano nuove. Solo i bambini riescono a vivere nel disordine e non sentirsene confusi o minacciati, ma poi si cresce.