zampognari

In via etnea gli altoparlanti municipali diffondono carole tra griffes a tre ordini di cifra. La gente sciama tra il mercato a un euro e i negozi x-man. Tutto eguale, tutto rosso, tutto luccicante.

Tre zampognari, stanno fermi e silenti in un angolo. Non è il loro natale: musica troppo forte, canzoni in inglese, i gospels, Sinatra. Qui le zampogne sono fuori luogo. Forse ovunque sono fuori luogo, forse il natale è fuori luogo.

Qui e ora, il comune assorda e dimentica i debiti.

condizionale

Nel mio sciagurato apprendere, lo studio ha seguito scie ben diverse da quelle che dovevano essere percorse, così la grammatica, come ogni altro esercizio di paziente apprendimento, non ha ricevuto attenzioni, tanto che oggi tutto si confonde in un informe inviluppo di regole senza nè capo nè coda. Così è nato un legame tra grammatica, condizione del vivere e assenza di certezze che non si riferiscano a pochi radicati principi. Sussiste un sostanziale fastidio per tutto quello che si imbeve di sterilità apprese chissà quando e come. E penso all’eleganza del gesto che innova, alla solitudine che accompagna la rottura di un paradigma, alle forme che ammettono il dubbio e sfociano nel condizionale.

mentre

mentre ti guardavo
al tempo degli sguardi alti,
ho sciolto la disciplina dell'attesa.
E il pendolo tra noi oscillava:
toc, tac, toc, tac,
seguendo piccole corse sulla pelle.
E' allora, che del tempo 
ho fatto filamenti di medusa
per tocchi d'unghia:
ritrosia, piacere, desiderio.
Nel sapore dei brividi,
guàrdati senza paura,
che non è più importante,
non è più.

fuori rotta

Sgradito. E già sento l’odor di marcio incollato sulla fotografia.

L’ incomodo si toglie, sibilando qualche porcheria o in silenzio, come creanza insegna.

C’è arte nell’uscir di scena e dirsi scemo per l’incomprensione; un tempo non sarebbe accaduto mai.

Se si rimirano i difetti, esposti come pezzi pronti all’auto trapianto, si riconosce la propria identità. Ma questo è affar mio e aver sempre tolleranza, giustificare, è un lusso. 

Educazione è capire quando si è sgraditi, prender atto e alzar le spalle portando il buono del rifiuto. 

Le domande, che noia le domande: perchè, cos’è accaduto, chissà che problemi ha? Ma cosa nel difetto d’attenzione si può solo dire: è così, andiamo.

Con gli anni divento sempre più insofferente alla scortesia, non mi piace l’intelligenza stracciona che vive della propria puzza sottonasale, preferisco lo stupore che si annida sotto il consueto, il pensiero quieto e forte.

te recuerdo Amanda

Oggi tutto si mescolava.

Il passato sventolava allegro tra bandiere, voci, sorrisi, sangue veloce di speranza.  Il presente gigioneggiava mesto, ricamando le parole estratte con fatica.  E il futuro? Stava in disparte, finchè una ragazza s’è alzata dicendo: è difficile, ma noi giovani ce la faremo.

E ha sorriso.

Ma questa è un’altra storia da raccontare.

domani

Domani sarà passato un anno dalla tragedia della Tyssen.

Non è cambiato nulla ed ogni giorno nei posti di lavoro si muore. Non è il lavoro che uccide, ma la sua modalità, i suoi tempi, le sue regole non scritte ed accettate sotto il vincolo della necessità, del bisogno.

Il lavoro dovrebbe essere equanime tra impegno personale ed impegno sociale, un contratto tra parti eguali, senza monetizzazione della salute e dell’integrità fisica. Invece…

Mi sono chiesto spesso cosa facciano gli ispettori degli uffici del lavoro e dell’Inail e quanto guardino alla sostanza di ciò che avviene oltre l’apparenza delle regole, perchè il problema non è pagare una multa, ma fare in modo che le persone non si facciano male.

Domani è una parola strana, è domani per noi, per gli operai della Tyssen del reparto fonderia e per troppi altri, domani non esiste più.

simboli

Rinunciare ai simboli?

Nei momenti di stanchezza, ogni vincolo diviene più pesante. Qualcosa in me si ribella e trova una vena sottile che stride con il resto. Come per un dente appena scalfito, questa asimmetria diviene importante sintomo che qualcosa non funziona. Se ho il navigatore giusto, questa vena porterà alla radice della stanchezza, nella asincronia che scinde corpo e mente.

La ragione è solo il processo formale, ma è la sensazione, il sentire che riconduce a me. Per questo i simboli acquistano una doppia valenza, legati come sono ad un’ idea che si fa materia. Ed oscillo tra simulacro e realtà. Incessantemente, anche se il simbolo non basta più.