magari ogni tanto dire di no semplifica la vita

SI SPOSA E SCAPPA CON L’AMICO CHE GUIDA L’AUTO NUZIALE

Si sposa e scappa con l’amico che guida l’auto nuziale lasciando sposo e invitati ad attenderla invano al banchetto di nozze. E’ successo a Trieste, protagonista una donna di poco più di 30 anni, Sara, impiegata in una finanziaria di Monfalcone (Gorizia). Lo sposo, Andrea, di 34 anni, impiegato di banca, l’aveva conosciuta circa dieci mesi fa e ora vuole rivolgersi a un avvocato per il risarcimento dei danni materiali e morali. Il loro matrimonio – riferisce Il Piccolo – è stato celebrato sabato 16 maggio in Municipio, nella centrale piazza Unità. Una trentina di invitati, le foto di rito e, al termine della cerimonia civile, la richiesta della sposa di andare a cambiarsi d’abito per il banchetto. Ad accompagnarla è stato un amico della coppia, che da qualche mese gioca a calcio con lo sposo. Andrea e gli invitati si sono avviati al ristorante ma dopo un po’, visto il ritardo della sposa, hanno cominciato a preoccuparsi e chiamare sui cellulari. Dopo un’ ora e mezza ha finalmente risposto l’amico-autista che ha passato la sposa. “Ho capito solo ora di aver fatto un errore. Mi dispiace, il mio cuore mi porta da un’altra parte”, ha detto Sara ad Andrea, secondo quanto riporta Il Piccolo. La singolare coppia è partita per la Grecia per una viaggio-luna di miele.

Il confine tra l’eccezione e la normalità quotidiana è davvero labile. Ma dire di no senza paura presuppone il rispetto dell’altro, anche se troppo spesso viene capito esattamente il contrario. E comunque nascono i guai.

Passiamo a fondare la lega del no quando serve? Si accettano soci fondatori.

se perdo te

Se perdo te cosa farò
io non so più restare sola
ti cercherò e piangerò
come un bambino che ha paura

M’hai insegnato a volerti bene,
hai voluto la mia vita: ecco, ti appartiene
ma ora insegnami, se lo vuoi tu
a lasciarti, a non amarti più

Se perdo te, se perdo te
cosa farò di questo amore
ti resterà, e crescerà
anche se tu non ci sarai

Mbè, quasi musica classica.

ci sentiamo

Nell’incapacità di gestire la solitudine riempiamo il tempo di telefonate, messaggi, mail, blog, incontri. Ci si trova per strada e ci si ripromette di vedersi, di mantenere il contatto. così la solitudine diventa un desiderio senza contesto, una assenza che si idealizza. L’amore non è un antidoto alla solitudine e tanto meno lo è la compagnia. Stanno meglio i credenti: pregano. Ma chi ha scelto l’agnosticismo si trova dinanzi a sè stesso e non sa che dire, perchè ogni uomo gli mostra una faccia diversa della stessa solitudine. In questo mondo così ricco di parole e di comunicazione non siamo mai stati così soli ed incapaci di accettarlo. La solitudine è una parete liscia, priva di appigli, tanto vale sedersi sotto, incrociare le gambe e cominciare a meditare. Accettare la solitudine significa accettare la propria compagnia, evitare le scuse e alla fine porgere agli altri quello che si ha. Magari con parole nuove e senza attese.

di tutte quelle note, una ancora risuona conficcata in una balla di fieno

C’è voluta costanza di vizi,

impazienza e alcool, e fumo e notti insonni 

a plasmare gole roche, a traviare voci.

Ora attempati e soddisfatti

son pronti ad allevare note

e musiche usate come asciugamani d’albergo.

Note perdio, stupite d’essere in alto

a grattare soffitti, muovere ragni e rimbalzare. Finché…

Ci hanno buttato fuori dai nostri cieli azzurrini

di fumo e  di angeli caduti in pozze di birra acidula.

E’ quartetto jazz stanotte

che continua sotto un cielo imberbe di stelle e nero,

così nero che risucchia l’anima.

Si sono  zittite le voci, la sfida ai vicini,

alla campagna, al fieno, ai grilli ed alle rane

tra scrosciare d’accendini e fiammelle e punti rossi,

tutti ora ammutoliti davanti al sax

che s’inerpica e non finisce,

neppure oltre gli alberi 

così impudichi di riflessi argentei, senza luna.

Riuscirà,

oddio, 

riuscirà davvero a scalare il cielo questo pezzo di carne e di metallo?

Che è astronave,

casa, luce, latte rancido e buio.

E tutto assieme alita vita, testa, sesso,

sempre più teso, è arco polito, iperbole che sale, sale, sale. Finché…

spezza una nota piana e precipita nel silenzio.

S’è lasciato andare. Sapendo.

L’ha raccolto un basso amorevole,

ma così amorevole

che è abbraccio e madre e carezza per un figlio sudato dopo il gioco.

Stremati abbiamo affondato la testa nell’erba,

e di tutte quelle note,

una, ancora risuona conficcata in una balla di fieno.

anticaglie:il traditore della patria

Traditore della patria, era il massimo dell’infamia. Una colpa che investiva tutta la famiglia sino al nome e lui, il traditore, era peggio dell’omicida. Tra i concetti ormai desueti possiamo porre anche questo, senza troppa angustia. Forse qualcuno si chiederà, ma tra molto, se il senso di sfiducia e negatività sociale non sia dovuto anche a questa incapacità di riconoscere una patria. Se le regole costruite senza sentire comune non risentano della mancanza di un luogo al di sopra della politica che giustifichi il fatto di stare assieme. Se la violenza che permea i comportamenti, il vociare che nasconde i soprusi, il malaffare e la carenza di applicazione della legge in parti importanti del paese non siano consegenza della mancanza di una positività ed identificazione comune. L’ hanno capito bene gli Stati Uniti che non hanno paura di essere multietnici, ma hanno chiaro cosa significa appartenere ad una nazione. Perchè se si sta assieme solo per benessere e sicurezza la festa mica dura per sempre, eppoi serviranno gli ascari o la brigata sassari per difendere le case di chi ora si scorda la propria miseria, neppure tanto lontana. In fondo mi dispiace solo per i vecchi che dopo essere stati nazionalisti oltre misura adesso si trovano a vociare per un luogo mai esistito.  E che non può essere patria, ma solo minoranza ricca in un paese povero di ideali, idee e futuro. Se mi chiedessero oggi l’immagine del mio paese, la prima cosa che mi verrebbe in mente è uno spot o un logo, ma le persone dove sono finite?

tracce

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5932&ID_sezione=&sezione=#

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5929&ID_sezione=&sezione=

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40

http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/gente/gente.html

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/economia/crisi-32/precari-africani/precari-africani.html

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5953&ID_sezione=&sezione=#

http://www.unita.it/news/84809/educarsi_alla_democrazia_per_battere_il_cesarismo

http://www.unita.it/rubriche/cotroneo

http://concita.blog.unita.it//Per_opporci_al_razzismo_408.shtml

http://giubberosse.blog.unita.it//Gli_affari_privati_dell_imperatore_392.shtml

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/mappe/democrazia-privato/democrazia-privato.html

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-7/immigrati-scalfari/immigrati-scalfari.html

portolano 9

http://www.repubblica.it/2009/04/sport/vari/alpinismo/torre-polemica/torre-polemica.html

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200905articoli/43370girata.asp

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?

ID_blog=25&ID_articolo=5902&ID_sezione=&sezione=#

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=6136&ID_sezione=38&sezione=News

http://temi.repubblica.it/limes/il-tabu-della-guerra-nellinferno-di-kabul/4180

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41#

portolano 8

http://concita.blog.unita.it//Purtroppo_e__sempre_lui_376.shtml

http://concita.blog.unita.it//Difetto_di_seriet__374.shtml

http://www.unita.it/rubriche/cotroneo

http://www.unita.it/rubriche/Camilleri

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5897&ID_sezione=&sezione=

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Cucina/grubrica.asp?ID_blog=56&ID_articolo=885&ID_sezione=102&sezione=

http://giubberosse.blog.unita.it//Il_populista_che_non_sopporta_il_popolo_361.shtml

in difesa della melancolia

Amica mia, tu mi parli della tua tristezza come di qualcosa che cresce dentro, fino a diventare una seconda pelle. Invece io penso che la tristezza puzza, ma basta lavarsi e tu la confondi con la melancolia. In questo ti sbagli perchè la tristezza passa mentre la melanconia è modo di vedere il proprio limite e con cui si può vivere tranquillamente, ma non passa. La melancolia consente di guardare il mondo e ascoltare gli altri senza pensare troppo ai fatti propri e non impedisce di essere felice. A me succede così e l’entusiasmo a volte, mi prende e corro forte, ma davvero forte e altre volte guardo il cielo, felice di essere fermo. Il fatto è che ho scelto di vivere e questo comprende tutto il campionario e quando sono incasinato, non scappo. E’ vero che alla fine ci si impara a curare e a gestire gli equilibri, ma questo non mi ha salvato e i ceffoni non sono mancati. Qualcuno l’ho cercato, altri sono arrivati immeritati, però quello che non uccide, fortifica. Posso solo augurarti la felicità che serve e di mutare la tristezza in consapevolezza. Come lo auguro anche quelli che non sono pessimisti, ma semplicemente sanno come va. Per il resto ognuno si rinnova come sa e come può, ma credimi la tristezza passa se non ci vuoi vivere assieme.

capostazione

li ho persi tutti,

i treni,

non mi sono mai mosso,

eppure mi salutavano, tristi o felici

da finestrini appannati.

Li ho fatti partire,

fermare, deviare

conosco gli orari

il prossimo domattina.

E’ bello sapere

che ho un’altra occasione.