
Oltre i portici,
dietro le case che s’appoggiano l’un l’altra,
vi sono ancora rettangoli di terra.
Sono antichi orti di città,
separati da muretti di mattoni,
alti secondo l’amicizia tra vicini.
Alcuni giusti all’appoggiare i gomiti e conversare,
altri di tale altezza da occludere la vista,
irti di cocci di vetro
per acrobatici ladri o sconosciuti gatti. Abitavo una di quelle case,
un tempo accoste alle antiche mura,
borgo di studenti e d’artigiani,
di professori frammisti a bottegai.
Quella città s’è disfatta
nel disamore del guadagno,
nell’indifferenza del futuro,
ora è ammasso di case
prive di vita e bimbi,
e dove tutti ci conoscevamo
è rimasto il mormorio dei vecchi,
lo sguardo che pudico distoglie
il pensiero e la pena della vita scorsa
da dove ora c’è silenzio e chiasso.