Tutto quello che si fa, quindi, lo si fa per paura della solitudine? E’ per questo che rinunciamo a tutte le cose di cui ci rammaricheremo alla fine della vita? E’ questo il motivo per cui diciamo raramente ciò che pensiamo? Per quale altra ragione ci abbarbichiamo a tutti questi matrimoni in frantumi, alle false amicizie, ai noiosi pranzi di compleanno? Che cosa avverrebbe se rompessimo con tutto questo, se ponessimo fine al ricatto strisciante e prendessimo partito per noi stessi?…
Pascal Mercier Treno di notte per Lisbona
Ed esiste un’ ulteriore solitudine che brucia le navi, che si spinge sempre innanzi cercando quel pezzo di sè che manca e che non c’è mai stato. Alle risposte bisogna pure trovare una domanda convincente. Anche la scrittura è una risposta, anche il lavoro è una risposta. Funziona fino alla deprivazione di sè e allo scavare nel posto sbagliato, ma scavare è comunque una attività che occupa tempo e genera speranza.
La stagione continua tiepida, favorevole ai percorsi tra case che scelgono l’equilibrio tra il dentro e il fuori. Raccoglie parole, la casa, dai libri, dalla radio che sussurra senza obbligo di verifica. E poi accende le luci, mette musica su giradischi e lettori cd, lancia richiami : a dopo, sì,… ci si vede.
Allora una paletta da croupier allontana la solitudine oltre il tavolo verde. Ma tornerà in gioco ed ogni volta la posta sarà più alta: rien ne va plus, si vince, si perde, fate il vostro gioco.
Forse più timore dell’altrui giudizio che della solitudine in sè, a quella ci si abitua e, alla fine, la si abita pure.
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Ti fermi mai a chiederti quante delle tue scelte siano davvero tue? Poi c’è un’altra solitudine, più sottile e intensa. È quella che ti spinge a cercare, scavare, costruire un senso anche dove il senso manca. Buona serata Willy.
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Direi che i pezzi mancanti sono ben più di uno purtroppo… 🤗
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È vero Mimì, ne trovi uno e ne manca un altro
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Mi chiedo spesso quali scelte mi appartengo o davvero. Alla fine bisogna pur scegliere ma si ogni scelta pesano incrostazioni, modi di pensare senza analisi di verità, educazione. Nel profondo c’è qualcosa a cui assomigliare. Penso che il processo per assomigliare sia sempre un’approssimazione feconda.
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Il timore del giudizio altrui confina con il timore della perdita dell’essere amati. Di solitudini ne esistono più specie. Quella che si sceglie non è mai tale.
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mi ricordi la piccola ghianda che contiene in sé la potenzialità della grande quercia. a me basterebbe essere espliciti, emotivi, e tanto umani.
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una tematica interessante e profonda .
Non so dare risposte perché ognuno di noi sceglie come può , scrivo qualche riflessione .
Quando proviamo un disagio importante che perdura significa che qualcosa della nostra vita non ci appartiene .
La solitudine non ci abbandona mai ,possiamo imparare a non averne paura, altro è il senso di abbandono che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita e che può spesso tornare il perché magari razionalmente ci è chiaro perché risponde a fatti reali, non cancella le ferite ma le cura ed è già molto .
La vita è cambiamento per questo è anche continua ricerca e adattamento, la paura del nuovo può essere fonte di stasi ,vale la pena di mettersi in gioco ? A volte credo di sì, altrimenti la vita sarebbe scandita solo dalle abitudini che non ci soddisfano, magari con il tempo ci sfiniscono. Del resto non siamo tutti in grado di “fermarci “, né lo siamo sempre.
Il vivere qui ed ora mi pare un’ottima scelta partecipare a ciò che ci accade se così si può dire perché non sempre ciò che ci accade è un caso .
Nessun essere umano può avere il controllo totale, soprattutto di ciò che lo circonda .
Nello spazio e nel tempo scegliamo , comunque possiamo scegliere .
Io non posso dire di avere fatto solo scelte che mi appartenevano
Buon 25 Aprile Roberto
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È una riflessione importante Francesca. Da essa si generano altre riflessioni. Ognuno di noi possiede quel minimo comune che nella nostra unicità costruisce l’umanità. Vivere qui è ora è al tempo stesso progettare il futuro è un bel modo per viversi. Anche nella solitudine. Penso anche che spesso il solitario per scelta abbia alle spalle una storia che ha costruito quella solitudine. Non essere ben compreso, ad esempio. Ma non vale cercare ciò che ciascuno motiva e possiede in una sorta di meta umano che qualifica ciò che vogliamo essere. Essere qui è ora, implica l’essere e non è sempre il mettersi in gioco, ma sapere chi si è.
Grazie Francesca. Buon 25 aprile
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Credere in ciò che appare utopia è “il mettersi in gioco “cui ti riferisci Buona Festa della Liberazione!
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