




Con gli anni la sensibilità diventa emozione, la voce incespica davanti a un pensiero, gli occhi non vogliono essere da meno.
Sentire non è più un verbo tra i tanti. Sentono i piedi la terra, il viso l’aria, colgono il nuovo verde gli occhi, le mani percorrono ciò che è sotto la materia? E allora perché non dovrebbe bastare un’immagine, un insieme di parole per riallacciare antiche reti di sentire alla realtà. Infatti è così, ognuno di noi ha vite parallele che stranamente si intersecano e formano nodi d’emozione.
Un tempo era la musica a scatenarmi torrenti di sentire emotivo e riusciva a leggere la realtà, mettendoci dentro ideali e fatti, in un susseguirsi che poneva le giuste domande e dava risposte. Poi è venuta la parola e ciò che includeva, ossia il pensiero capace di mostrare oltre l’apparenza e il banale, la realtà, il vivere dei singoli e dei molti. I bisogni si svelavano oltre le maschere, era richieste di aiuto, di attenzione. La politica era – ed è ancora – per me questo. Ma soprattutto era – ed è – materia di sentire, comunità, legame. Quando ora mi capita di percepire le stesse tensioni comuni, capisco che c’è un noi che non separa, ma accoglie. E mi commuovo. Anche finché porto innanzi le mie analisi in pubblico o privato, esse rifiutano di essere solo parole, di non avere un legame con la realtà.
E’ la realtà che percepisco e che mi motiva. Qui non parlo più molto di queste cose, ma esse continuano ad essere parte importante della mia vita. Discrimine. Nel cogliere una conseguenza di ciò che penso, matura una scelta. Ma anche leggendo una notizia di cronaca, essa cessa di essere qualcosa che non ha relazione con me, è una consapevolezza che si trasforma in emozione. Un fatto che non è più solo accadere, ma parte della mia realtà. E quando le realtà si uniscono, da plurali diventano una. Così nasce l’analisi e il cambiamento, attraverso la razionalità e l’emozione. La prima mi spinge ad essere ciò che sono, la seconda mi sorregge e mi inumidisce gli occhi. E’ capitato anche sabato e poi domenica. Capiterà ancora. Spero accada sempre.
Le piazze pare abbiano una musica precisa, catturano i ricordi e li trattengono.
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chi rimane toccato da certe sensibilità, da certi slanci verso un mondo migliore possibile; non guarisce mai
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Penso sia un contagio positivo, Massimo. Ci sono le delusioni, ma anche la sconsiderata speranza 🤗
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Negli Stati Uniti le piazze sono una eccezione, le persone si incontrano nelle strade, nei parchi. Da noi mediterranei, una piazza vuota ci comunica assenza, è un non luogo. Nelle piazze vive il brusio delle voci, lo scambio, il guardare e l’essere visti. Per questo la politica non dovrebbe mai rinunciare alla piazza, se lo fa, allontana da sé le persone. 🤗
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Parole perfette. La politica allontana, la politica che disprezza le piazze.
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