






C’era nell’aria una vaga apprensione,
come usa, non di rado, agli umani la vita.
La delusione viene senza compagnia,
prende, divora l’orlo delle ore di luce.
Fuori, nell’aria che presume la neve,
l’erba s’oscura,
le luci nette hanno traversato l’ombra appesa,
e si sono soffermate sulle coste dei libri.
Il tramonto s’è acceso, indifferente
non odora di nulla,
se non delle età altrove vissute.
La pace è parola breve,
chiude in sé l’abitudine
mentre s’apre per accogliere il nuovo.
Nel profondo d’ogni dubitare
c’è il germe della tempesta,
ed è un nonnulla improvviso,
un suono di basso,
pedale d’organo e vortice d’abisso,
che ruota e aspira ogni quiete,
e invoca il sogno e il sonno che ripara
mentre nel nulla s’annulla.
Eppure ti avevo commentato…
Almeno credo…
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questa volta non ho trovato il commento nello spam, starà volando nello spazio. Mi spiace non averti letto. Buona notte Nadine
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