Andare

Andare

C’è viaggio e viaggio. L’uomo ha dentro di sé la spinta a viaggiare, l’umanità ha popolato il mondo in questo modo. Non è solo spirito d’avventura, volontà di conoscere, sperimentazione di se stessi, queste sono cose che subentrano o collaborano con necessità primarie quali l’ insoddisfazione del luogo in cui si è, il sentirlo minaccioso, insufficiente, angusto. Si va perché manca l’aria, anche se non è facile lasciare un luogo pensando di non tornarci più.  Eppure questa ė una costante nella storia dell’umanità e questo porta alla mescolanza dei popoli, che diventano tali in forza della cultura non del transitorio potere che possono esprimere. Non parlo solo dei migranti che ormai sono un dato strutturale dell’Europa e di molti altri paesi, mi riferisco invece proprio alla spinta ad andare insita nell’uomo e alla difficoltà che altri uomini hanno a riconoscere quella spinta, fino a scambiarla per una minaccia e non un valore. Molti preferiscono viaggiare solo nella fantasia di andare, di fuggire da una situazione in cui si sentono prigionieri, salvo poi difendere tanto strenuamente la piccola patria in cui vivono, a cui pensano di appartenere e che coincide più con un recinto che con un territorio libero. Così ci si confina nell’insoddisfazione. Si resta fermi e insoddisfatti perché si teme di non tornare, di non trovare ciò che si è lasciato e quella forza che dovrebbe rassicurarci di noi mentre andiamo, diventa paura di perdere. Cosa? Chi?

Se non riusciamo a convincere un vicino, a confrontarci con una cultura differente, se abbiamo così poca fiducia in quello che sosteniamo e che dovrebbe difendere le leggi che riguardano tutti allora cosa abbiamo creato veramente? Le domande le abbiamo dentro e coltivano la nostra insicurezza, non sono fuori di noi e sono esse che ci impediscono di capire e di vedere ciò che davvero ci attornia. Andare e tornare questa dovrebbe essere la normalità di un mondo che ha questa spinta a muoversi, altrimenti saremmo ancora un branco di ominidi dispersi tra il rift e gli altipiani etiopici.

2 pensieri su “Andare

  1. Il tuo post Will mi ha fatto pensare a diverse cose:

    Le grandi migrazioni ci sono sempre state e sempre ci saranno, da che mondo e mondo.
    Un tempo erano i Germani, gli Unni, i Visigoti, i Mongoli, i Greci…. e chi più ne ha più ne metta, ora sono altri.
    E’ toccato a anche noi, ora chi migra sono ancora i nostri giovani ma sono anche molti altri.
    E’ un povero illuso chi crede di poter tirare su muri invalicabili, frontiere impenetrabili….

    A me viaggiare, andare via, fa ritrovare me stessa, mi permette di spingere un po’ più in là i miei limitati confini, mi allarga la mente e mi arricchisce infinitamente, mi rilassa e mi stimola, mi insegna tantissime cose, mi permette di conoscere altre persone, altri usi e costumi, mi permette di pormi domande e di approfondire, mi fa ritrovare e mi confronta con me stessa.
    E a quelli che affermano che ci si porta dietro una persona indesiderata, cioè se stessi…. io rispondo:
    ma chi lo dice che io sono indesiderata a me stessa?
    Tanto, che tu stia fermo, che ti muova, che tu viaggia o meno, se sei indesiderato a te stesso lo sarai comunque… quindi meglio staccare e allontanarsi così si avrà l’occasione di prendere almeno temporaneamente le distanze dai problemi, dalla routine, dal lavoro, dai condizionamenti e vedere noi e la nostra vita dal di fuori.

    Per ultimo:
    è veramente un poveretto chi vede nel viaggio solo una perdita di tempo e di denaro.
    E’ povero e limitato d’animo.

    Devo scappare,
    serena giornata estiva Will
    con il solito sorriso
    Ondina 🙂

  2. Buon giorno Ondina, anche se un po’ mi è venuto di sconfinare nell’ attualità ciò che mi ha fatto pensare è la differenza tra ciò che viene detto riguardo al viaggiare è ciò che si fa. Ci sono i viaggiatori, ossia le persone che traggono gioia dalla loro spinta ad andare e ci sono quelli che si vantano che stanno bene a casa loro.
    Spesso sono comunque scontenti e quando si muovono cercano di ricreare la casa, cercano il cibo che mangiano di solito, le abitudini che hanno ogni giorno e si lamentano. Al più sono turisti e si dividono tra quelli sparagnini e quelli che devono dimostrare qualcosa. Sembra che stiano bene a casa loro e che per loro la spinta ad andare si sia esaurita, ma perché allora spesso anche la curiosità si è esaurita, perché resta un rifiuto del mondo così com’ è ? Nell’essere camminatori abbiamo costruito l’andare e il vedere è credo anche una parte delle soddisfazioni che possiamo provare, mi sembra strano che l’evoluzione ci pensi seduti è forse anche il ragionare, quando questo accade, ne risente. Sorriso ricambiato Ondina.
    C’ e un bel sole, buona giornata a chi passa e a chi va.

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