liberté, fraternité, egalité

liberté, fraternité, egalité

Almeno assumere l’impegno di non aggiungere ingiustizia a rapina. I paesi europei hanno rubato le materie prime e le popolazioni di tutti quelli che non erano in grado di difendersi. Ovunque. Fosse Africa, Americhe, Asia. E fa specie che oggi la Francia (e non solo essa, perché Inghilterra, Cina e tutti gli europei e gli Stati Uniti) continui a lucrare sui paesi francofoni, con accordi privilegiati sulle materie prime e sul commercio, condizionandone la vita nei consumi imponendo prodotti e stili di vita. E così dopo aver imposto la lingua e illuso sulla cultura di libertà, oggi un ministro francese, si occupi più della nutella e dell’olio di palma che degli immigrati fermi a Ventimiglia. Almeno entrambe le cose, almeno tirare una linea per dire: prima siamo stati rapinatori e oppressori ma oggi siamo cambiati, c’è un problema che durerà nel tempo, cerchiamo di risolverlo con intelligenza, giustizia, equità. Almeno quello.

5 pensieri su “liberté, fraternité, egalité

  1. letto Marta. Grazie.
    riporto quanto commentato perché rispondevo anche a te :
    l’altra metà dell’uomo è gretta, oscura, sporca di paura. Ci sono cancelli che quando vengono chiusi chiudono mente e interesse, l’egoismo sconfigge l’utile, lo toglie dall’umanità. Ho visto, sentito sul posto le ragioni che spingono verso questi viaggi e neppure quelle più gravi, però in certi villaggi si ‘smarriscono’ metà delle persone che partono. Eppure si continua a partire. Fossimo egoisti cercando di trarre benessere comune saremmo più umani, siamo solo stupidi e chiusi al ragionare, al capire, non siamo neppure così sicuri di ciò che siamo da considerare davvero forte e importante la nostra cultura.

  2. E’ più facile trattare della nutella e dell’olio di palma che degli immigrati.
    La prima da fastidio ai nostri cugini – si fa per dire -, la seconda crea solo problemi a tutti i livelli.

  3. non son un apocalittico, ma i problemi o si affrontano e si risolvono, oppure i problemi risolveranno noi. L’immigrazione non è un’emergenza, sarà una costante se non mutano i luoghi da cui queste persone vengono, e allora non c’è alternativa, o si diminuisce la spinta a venire con un po’ di equità oppure si inseriscono tra noi. O anche entrambe le cose che è meglio.

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