ciao, sono la sveglia

ciao, sono la sveglia

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Ciao, sono la sveglia. Ogni mattina sopporto le tue angherie, eppure sei tu a farmi suonare quando vuoi, se fosse per me me ne starei quieta a dormicchiare, mica ci tengo a svegliarmi prima di te. E invece di ringraziarmi perché ti ricordo ciò che mi hai detto di fare, ogni mattina mi maltratti: sempre pacche sulla testa. Poi dopo due o tre manate, mai una carezza, te ne vai e io resto col mal di testa tutto il giorno. Ci fosse un sorriso ogni tanto, uno scherzo, una vacanzina in cui mi lasci fare quello che voglio, no, perché anche in vacanza devi essere pieno di cose da fare. Faccio bene il mio lavoro e mi ringrazi a ceffoni.

Un tempo pensavo ti prendessi cura di me, quando ero meccanica mi caricavi ogni sera, mi piaceva quel tuo prendermi alle spalle, anche se era solo una molla, questo girarla con cura era un gesto carino, mi faceva intendere che mi volevi bene, però il gesto stizzito del mattino toglieva tutta l’intimità tra noi. Per piacerti sono diventata prima elettrica e silenziosa e poi radio sveglia. Un lifting che aggiungeva brio alla nostra vita in comune, tenerezza al giorno che s’apriva, ma dopo le prime sorprese e sorrisi, tutto è tornato come prima: pacche più leggere, ma sempre pacche. Non è che non mi sia data da fare, ho continuato a cambiare per te, esigente e mutevole, adesso ti do la musica, il tempo che fa (anche se basta affacciarsi alla finestra per vederlo) e associandomi con la caffettiera riesco persino a scodellarti il caffè caldo all’ora che desideri, ma neppure questo basta. Pensavo che volessi il tempo precisissimo e ora, grazie a un osservatorio tedesco che mi strattona se ritardo o avanzo troppo in fretta, sono precisa al milionesimo di secondo, ma neppure questo l’hai un po’ considerato. Proietto l’ora sul soffitto e non guardi, vibro per te anziché trillare e ti giri dall’altra parte, suono ogni sette minuti perché non ti alzi e ogni volta è una sberla, insomma non so più che fare. Ho sempre pensato che tu avessi un’altra e non stessi bene con me e da quando hai quello svergognato di telefono ho capito che è così. Neppure più mi ascolti, parli sempre con lui, gli scrivi, lo guardi in continuazione, gli sorridi se ti chiama, persino di notte ti alzi a vedere se ti ha risposto, ma io cosa ti ho fatto per essere trattata così? E allora, caro mio, se eri omotelefonico, bastava dirlo prima, mi sarei scelta un altro e adesso non avrei il mal di testa, ma ti lascio con quello svergognato, oh sì che ti lascio e la prima mattina che resta senza batteria voglio vedere come farai. Voglio vedere, proprio. Oh, beh!

4 pensieri su “ciao, sono la sveglia

  1. Simpaticissimo e tenero questo post sulla nostra amica di risvegli, accanto a noi ogni mattina, che conosce le nostre abitudini, i rituali e le nostre piccole manie, che qui veste i panni di un’amante tradita e piccata… 😀

    Devo aggiungere che io però le sono rimasta fedele:
    tranne quando viaggio, non c’è telefono super moderno che tenga, lei c’è, fa bene il suo lavoro, è discreta e riservata, molto affidabile, indispensabile e presente anche se a volte insistente e troppo solerte … 😀 😀

    Ti lascio qui tanti sorrisi, tutti quelli che hai sollevato in me leggendoti, Will
    Ciao
    Ondina

  2. Uh che bella la tua serie di sveglie, ordinate diligentemente in fila 😀
    Quella all’estrema destra è uguale alla mia e quella ovale in centro è assolutamente deliziosa 😀

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