l’ideologia e i diritti

l’ideologia e i diritti

Ho l’80%, adeguatevi. Così Renzi dopo la direzione del PD. Però se si pensa che qualcosa sia sbagliato, non ci si adegua e si lavora perché emerga l’evidenza dell’errore. Con l’articolo 18 si è steso un velo di nebbia sulla sostanza di alcune proposte non dappoco nel campo dei diritti nel lavoro e contenute nel jobs act: il demansionamento, ad esempio, che diventa possibile per ragioni di riorganizzazione, oppure l’uso di videocamere sul posto di lavoro ai fini della sorveglianza. O ancora, l’indeterminatezza del combinato tra tutele e diritti progressivi con le dinamiche del mercato del lavoro. In sostanza se una persona passerà la vita a cambiare lavori perché non viene assunto, i diritti non li avrà mai. Dovrebbe essere chiara la distinzione tra privilegi e diritti, il privilegio è qualcosa di indebito e ingiusto che differenzia stabilmente, il diritto è qualcosa che appartiene alla persona e che rende eguali. E’ vero che ci sono molti milioni di lavoratori che non hanno gli stessi diritti, ma per egualitarismo dobbiamo toglierli oppure estenderli? Il dato vero è la crisi economica, i conti che non tornano e i problemi legati a risorse che non ci sono. Bisogna abbassare le tasse e mettere più soldi in busta paga, colpire l’evasione fiscale, perseguire la corruzione, sburocratizzare le procedure. Insomma fare i duri con chi è forte e non accetta facilmente di veder ridotto il profitto o il potere. Invece se si agisce sui lavoratori a reddito fisso dov’è la novità o la bravura?

Così l’ingegneria della penuria non sa che pesci pigliare e al più architetta di spalmare il TFR, ossia una retribuzione differita e quindi soldi del lavoratore, in busta paga.

Caro lavoratore, meglio un uovo oggi  che la gallina chissà quando. Così ti aumento lo stipendio con i soldi tuoi, e visto che  ci sono, per egualitarismo, te li tasso un po’ di più, perché la liquidazione ha un tasso inferiore alle retribuzioni ordinarie. Ma tutto questo non riguarda me, Stato, che bloccando i contratti e differendo la corresponsione delle liquidazioni di due anni dopo il pensionamento, dimostro di non averne più di soldi. Neppure quelli tuoi che avrei dovuto mettere da parte.

Da troppo tempo, anche a sinistra, non si guarda la realtà, che non è solo economica, ma sociale. Si è lasciato che il Paese si deteriorasse senza il contributo dell’analisi e delle soluzioni. Capire e cambiare, estendendo i diritti e togliendo i privilegi, questa è sinistra e riformismo. Provate a pensare quali sono i privilegi veri, quelli che differenziano chi lavora, i cittadini di serie A da quelli di serie B. Pensateci bene e se viene fuori l’articolo 18 o lo statuto dei lavoratori tra le priorità discutiamone davvero, guardando la realtà, non le ideologie. 

3 pensieri su “l’ideologia e i diritti

  1. Si continua a menare il can per l’aia, a inseguire e far cose che non sono nè urgenti nè prioritarie, senza invece fare quello che servirebbe davvero. E intanto paga sempre Pantalone…

    E poi ….l’80% de cheeeee???
    Don Gallo, di cui avevo e ho grande stima, gli direbbe: “Rilassati che non sei Dio”

    Non c’è nulla da sorridere, Will, ma un sorriso te lo lascio comunque perché la tua riflessione la sento mia.
    Buona serata
    Ciao
    Ondina

  2. E’ tutto tristemente condivisibile. Tra l’altro c’è da sottolineare il fatto che quando qualcuno reclama la difesa dei diritti dei lavoratori, argomentando in maniera dettagliata e obiettiva la propria posizione, questo viene immancabilmente tacciato di avere posizioni ideologiche e conservatrici: ma allora, continuare a perseguire imperterriti, da oltre trent’anni lo smantellamento unilaterale di questi diritti, nonostante le evidenti devastanti conseguenze sociali, non è sostenere posizioni ideologiche?
    Inoltre è altrettanto triste sottolineare il fatto che Renzi continui a comportarsi più come capo di una corrente, piuttosto che come leader del partito, il quale dovrebbe avere si il diritto di imporre la propria linea politica, ma preoccupandosi di armonizzarla in modo di tenere il più possibile il partito compatto dietro di se, e cercando di non far sentire nessuna ” componente ” a disagio.

  3. È come dici, Massimo, anche se non l’ha inventata Renzi, la supponenza della maggioranza impedisce di tener uniti. Anche il confronto è sempre più mediatico e sbrigativo, salvo i dietrofront, le accelerazioni e l’oblio determinati da i grandi azionisti di questo consenso. Oggi il presidente di confindustria dice no al TFR in busta paga? E allora lo si lascia perdere, se lo diceva il sindacato non se ne parlava nemmeno. Credo che nella sostituzione sistematica dei gestori dei poteri legati alla sinistra e ai lavoratori ci sia non l’ansia della loro evoluzione ma proprio il loro ridimensionamento e assoggettamento. Nell’idea del partito del leader tutto dev’essere ricondotto ad esso e non ci possono essere poteri paralleli.

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