ritorni 1.

ritorni 1.

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Accettiamo che alcune persone modifichino le nostre vite. Ma non tutte, per fortuna lo fanno. Per questo poi sembrano strani i ritorni intensi, in specie da parte di chi un tempo si è opposto ad essere importante.

Così pensavo delle parole che leggevo. E queste hanno sempre un peso quando sono lì a ricordarti altri significati (sono potenti i messaggi inattesi) e a maggior ragione se chi le dice, in qualche modo poteva essere altro. Ma ora quelle parole si fermavano al loro significato e non andavano oltre la domanda che esprimevano. C’è sempre una domanda racchiusa tra le parole, così pensavo, e l’intuito che ci viene chiesto nel trovarla, racchiude ancora altre richieste. Però ripreso il filo del condurre le vite, ci poteva stare tutto nel capire e nel rispondere. Una spiegazione meditata o improvvisa, un silenzio, un parlar d’altro che contenesse tra le righe una risposta. Certo veniva mosso un ragionamento, un sentire, ma questo non si trasformava in sentimento, perché quel percorso d’accettazione, allora, non si era attuato. E siccome la mia testa cerca sempre d’oggettivare l’impalpabile, immaginavo che qualcuno di conosciuto fosse entrato allora, e ben accolto. Poi, per suoi motivi, se n’era andato, non senza prima aver spostato degli oggetti, smosso una poltrona, aperto un libro e lasciando testimonianza d’un proprio alternativo ordine. Che poi era una proposta. O almeno così pareva, ma la sua lontananza successiva, con i suoi, per me poco comprensibili motivi, aveva fatto rimettere tutto al suo posto. Che non era il posto di prima, ma quello mio di adesso. Così nel ritorno, inopinato, la casa risultava cambiata ed io riconoscevo più i tratti che s’erano mutati nell’altro, dei miei. Erano sparite quelle caratteristiche di luce e possibilità che inizialmente avevo scorto, e m’avevano smosso intuito e attrazione, ora il dialogo si svolgeva senza una profondità possibile e le vite, nostre, si erano mosse sui strade diverse che nessuno aveva voglia davvero di esplorare. Visto che neppure questo si metteva in comune. Ci si poteva salutare, usare le formule del rivedersi, abbracciare, ma senza nuovo il vecchio aveva perduto di significato ed era al più un ricordo ed una domanda su quello che sarebbe potuto essere e non era stato. Un pensiero che entrambi molto presto lasciavamo cadere assieme all’attenzione che costruisce. Quella che apre e rimette nuovamente un ordine a disposizione di mani amorose e attente.

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