fornitori di re e d’imperatori

fornitori di re e d’imperatori

Reale farmacia, premiata macelleria fornitrice della real casa. A cercarle, senza troppa fatica, nel centro della città si trovano le tracce dell’ ancien régime.

Curiosità e meraviglia di passati fasti o semplici transazioni commerciali? Della mia famiglia potrei dire: già esercente d’appalto per l’imperatore d’Austria e Ungheria, e c’era pure nell’insegna, ma erano solo sali e tabacchi in un emporio che comprendeva locanda e osteria. Troppo poco per un quarto di nobiltà commerciale. E comunque non durava perché anche chi costruì fortune e cavalierati spesso si preoccupò di occultare le relazioni scomode con il passato. Prima era toccato al leone di san Marco, rimosso con maldestra cura e semplicemente venduto al maggiore offerente, come marmo. Però forse c’era un contrappasso in tutto questo perché Venezia, prima aveva fatto lo stesso, rimuovendo accuratamente le insegne del carro a Padova e del cane a Verona. Perfino dai piatti e dallo stovigliame di corte li rimossero in una damnatio memorie, che insegue sempre i vinti. Come se questa poi bastasse a cancellare il ricordo assieme al lazzo e lo sberleffo che accompagna il potere e i vincitori.

Il ricordo invece è misericordioso, dimentica la ragione e lascia il mito, così della premiata macelleria fornitrice della real casa, oggi resta un’insegna grande e rossa e s’è perso il ricordo dei quarti d’animale forniti alle fameliche corti. Non dice l’insegna che i reali, o chi per essi, erano cattivi pagatori e in cambio di manzi e vitelle, si facevano lo sconto e davano una patente di fornitore sopraffino, ma  palanche poche. Così alla fine s’archiviarono i debiti e restò l’insegna. Stessa sorte per chissà quanti altri e per lo speziale, ma per sua fortuna, a corte, s’ammalavano meno d’estate e la villeggiatura in villa, ché a questo servivano le forniture, non durava più di tanto. Pensate a un turbine di cortigiani, feste, famigli e servitori, un popolo che si sfamava. Che dico fame? No, era appetito, ché la fame era del popolo, che era poco distante e tribolava tra pellagra e malaria e magari era pure contento della regale presenza. Altri tempi, anche per i reali fornitori.

Poi venne la repubblica, nessun Presidente si fece più vedere da queste parti, per suo conto arrivò il benessere. Che pure pagava meglio, però le insegne non si tolsero, perché anche  a regime cambiato, quella reale fornitura dava un’aura di buono, di eccellente prodotto, insomma sembrava aiutare gli affari. Qualcuno s’avventurò a fornire lo stato e s’ accorse che l’abitudine a pagare in ritardo non era mutata e che il debito era parte della fornitura. Così molti hanno smesso, forse per questo non si vedono insegne di fornitore della Repubblica da queste parti e i macellai e i farmacisti sono tornati a essere solo buoni commercianti senza titoli.

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