il senso del limite

 

Nella mia cucina, sopra il lavello, c’è una lavagna di ardesia, ricavata da una di quelle lavagne da scuola, grandi, con la cornice di legno, che stavano su muri bianchi con fasce di colore ad olio. L’ho recuperata da una vecchia aula, d’una scuola in disfacimento, tantissimi anni fa.

Sulla lavagna si accumulano parole, quelle che in qualche momento m’ hanno colpito, qualche simbolo. Mi piace il tratto grosso del gesso, il colore grasso e pieno, il suo sgranarsi e rigarsi con gli spruzzi dell’acqua, vedere le parole che si decompongono e formano nuovi segni.

Il senso del limite è più o meno al centro, verso il basso. Scritto con gesso azzurro, interpolato a frasi che si sono sovrapposte. Il senso del limite non è un baluardo, si è mescolato ad altre idee, quindi non è un programma, ma una consapevolezza che si fa ragione. Un mantra per riflettere su dove sto andando, cosa faccio, quanta gentilezza metto nel vivere.

11 pensieri su “il senso del limite

  1. A me piacciono molto le lavagne, la mia non e’ di ardesia ma e’ composta da una banale piastrella con cornice di legno e di solito ci si trova scritta la lista della spesa o qualche bacio e sorriso (che tendo a non cancellare finche non scompaiono per …consunzione). 🙂
    E anche a me piace la calligrafia che c’e’ sulla tua: immagino sia del padrone di casa 😉
    Molto interessante la raffigurazione e il tuo pensiero sul senso del limite: ora ne ho anche una rappresentazione “fisica” che mica guasta 🙂

    Certo che e’ ben caldino dalle parti tue, Will, si sta leggermente meglio da me
    🙂

  2. Effettivamente fa caldo da queste parti, e umido e pensa che e’ rinfrescato rispetto alla settimana scorsa. Abbiamo abbassato la temperatura apposta per te.
    🙂

  3. Anch’io tengo in cucina una lavagna.Non è di ardesia ma di plastica e non sta sul lavello ma vicino alla porta finestra che dà sul giardino.Non ci sono scritte di pro-memorie di spese e neppure di date.Quelle le ricorda bene la mia testa.Ci sono invece parole che hanno colpito la mia immaginazione pur senza averne coscienza del loro profondo significato.Cammineranno da se e saranno loro a venirmi incontro. Solo in fondo, agganciato a una molletta vi sta un promemoria per me scritto da altri.So che chi l’ha scritto l’ha fatto con amore e per amore,così mi è caro.
    La “gentilezza”?…Quella si che apre tutte le porte.Una parola che ogni giorno amplifico e concentro stupendomi sempre un pò del suo profondo valore mai veramente messo in conto.
    Ciao,Bianca 2007

  4. Willyco, sei davvero un poeta!
    Bellissima la lavagna, ma come fai a scriverci se è oltre il lavandino? Anch’io ho sempre desiderato una lavagna ma sono mancina e anche a scuola avevo difficoltà a scriverci. Come vedi io non sono affatto un poeta… sorry.

  5. Semplicemente mi appoggio al lavello: la lavagna è la parete di fondo di una parte della cucina, il lavello e un ripiano si appoggiano ad essa.
    Questa casa ha altri spazi lavagneschi, almeno altri due, ma li uso per attaccarci foto e cose che leggo o scrivo.
    Capisco che per una mancina non sia facile, ma pensa di scrivere su un muro 🙂

  6. Grazie Willy, è proprio questa pagina che, navigando alla ricerca di una lavagna, mi ha portato qui! È molto bella la lavagna e come l’hai decontestualizzata! Mi piacerebbe trovarne una originale, di una vecchia scuola, ma mi sa che trovarla sarà un’impresa titanica!
    A presto

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