
Il calendario della mostra di Signorini mostra per aprile lo sguardo del pittore in un bordello al mattino. Il sole è da giugno e pur nell’ora mattutina, ci sono clienti. Un bellibusto di casa, occhieggia: battute salaci, si fa bello, ruba qualche nudità. In primo piano la spalla nuda e la curva di un seno, il viso girato verso una figura accennata. La donna attende, intanto guarda di sguincio e mostra il viso al sole. E’ l’unica figura che esprime sensualità, la luce le illumina la coroncina di capelli ed infuoca i lobi, quasi la depura dell’ambiente. Sullo sfondo due prostitute, protese verso un cliente mattutino, con scialli e vesti pesanti, potrebbero essere popolane al mercato. Una delle due mostra qualcosa, l’altra è protesa. Sembrano anziane. Il gatto guarda verso di loro, attende, pronto a muovere. Il cotto del pavimento imbeve la luce, che irrompe dalle finestre. Il sole trasforma e rende quasi domestico l’ambiente.
La donna alla toeletta, ha il viso accennato, poco preciso, non è giovane come la ragazza con la forcina in bocca, che la guarda. Le mani stanno avvolgendo i capelli, fissano un’acconciatura. Le spalle e le braccia sono massicce, viene dalla campagna. Al mattino il futuro è ancora nuovo, chissà che pensieri avrà mentre si guarda nello specchio. Quasi certamente ha dei figli, dove saranno?
La ragazza in piedi, ha il seno spinto verso l’alto dal busto, la vita stretta, orecchie troppo grandi ed un viso che pare stanco. E’ giovane, attenta, potrebbe essere una servetta, ma non è così, già esercita e non pensa al suo futuro: guarda la “signora”, che forse è la maitresse.
Di queste donne cos’è rimasto, dove sono finiti i loro pensieri ?
I loro figli hanno a loro volta generato, il ricordo del mestiere delle madri è stato rimosso, ma allora cos’è rimasto di queste vite?
Nelle discariche dell’universo si accumulano i pensieri delle vite piegate e per somma ingiustizia non chiedono mai il conto. Gli amori, almeno, lasciano ricordi, delusioni, lacerano, ma di questi pensieri al macero cosa rimane?
Pensateci nel caldo delle vostre case, nell’uso dei vostri desideri, nelle voglie e nella soddisfazione. Non è da molto che tutto ciò avveniva, socialmente accettato, oggi non c’è un limite in più, solo la necessità che ogni tanto gli uomini si rendano conto della scia che lasciano.
la forza dell’arte è proprio questo proiettarci dentro situazioni di vita, frames che altrimenti sarebbero fuggiti via, e insieme distaccarcene, darci il tempo per pensare…. ricordo che lessi molti anni fa un romanzo di un autore russo, Kuprin, “La fossa” , impressionante ricostruzione della vita in un bordello. la letteratura ha quasi sempre finto di ignorare alcune cose terribili della vita…
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gli uomini, anche quelli che per età non li hanno mai visti, hanno sempre un po’ di nostalgia per i bordelli, per quell’idea romantica ottocentesca del casino fatto di signori in marsina e tuba e bastone che arrivavano dopo aver assistito all’opera con la loro gentil consorte : che ovviamente sapeva e taceva, come si confaceva ad una signora vera e cristiana.
non è rimasto nulla di quei pensieri, ma neanche di quelli della signora vera e cristiana , neanche dei signori in marsina e tuba : rimangono i pensieri di chi lascia uno scritto, un dipinto, delle note, delle formule, dei gesti eclatanti.
il resto viene macinato e dinventa humus per le generazioni a seguire…
i loro figli? chissà..ma anche chissà dei figli illegittimi di personaggi famosi, anche chissà dei figli legittimi di personaggi illustri…d’altronde, mio caro willy, se tutti lasciassimo un segno la terra sarebbe un’enorme contenitore di chi è passato e nessun posto per chi arriverà..
si vive il presente e un pochino il futuro…al passato guardiamo con l’occhio tenero del bel tempo che fu, tralasciando le brutture, la miseria, l’ignoranza, la disperazione.
com’è giusto che sia.
buona pasquetta…
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la cosa era molto meno aulica, a volte i padri parlavano ai maschi di queste “case” , del fatto che non sempre si consumava, che d’inverno i militari finivano lì dentro per scaldarsi, dello squallore che c’era e dei figli, spesso vicini di casa nei rioni popolari. Erano paria, ma non peggio di adesso.
Per un motivo fortuito, un gruppo di ragazze destinate dalla legge Merlin ad essere rieducate per diventare mogli, magari a cucito e ricamo, ed essere immesse nella società, finirono in un convitto di suore il cui muro, altissimo, confinava con il mio giardino. La cosa singolare era alla sera, quando di maggio, dopo il rosario detto ad alta voce, in coro le ragazze cantavano le canzoni di Sanremo. E c’era una voglia di vita e di libertà, che scavalcava i muri. Mi sono chiesto spesso da adulto, che fine abbiano fatto quelle ragazze che certamente conoscevano la vita e le sue difficoltà ben più delle suore che le ri-educavano.
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in un paesino del ferrarese la “casa” ( una palazzina in puro stile fascista circondata da un bel parco, come se ne trovano tante in provincia di ferrara) è diventata la sede del comune…
chissà se i muri trattengono la memoria delle emozioni e le rilasciano nel tempo…
certo la prima volta mi ha fatto una certa impressione, salire quella scala.
delle donne che lì avevano vissuto avrei voluto conoscere le storie, sapere com’erano e che fine avevano fatto…come si chiede anche willy.
nonostante il “passato” della sede il sindaco del comune è bravo e preparato, pur essendo giovane ( lo dice perfino sgarbi!!!)
😉
un saluto, willy, anche a chi passa
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