per chi non avesse letto

Per chi non avesse letto,

per chi non condivide,

per chi si gira dall’altra parte,

per chi “tanto è tutto uguale”,

per chi basta non ne possiamo più,

per chi si appassiona,

per chi ancora spera che cambierà,

per chi querela,

per chi è schifato,

per chi non accetta più.

http://concita.blog.unita.it//La_guerra_lercia_579.shtml

dobbiamo essere rigorosi

 

Il governo ha respinto 75 migranti verso la Libia. Uomini, donne anche incinte e minori provenienti, pare, in larga parte dal Corno d’Africa. Da quelle altre ex colonie senza petrolio, dove l’Italia ha avuto molto e dato poco. Rimandare in Somalia o in Eritrea queste persone non lascia molta fantasia sul loro destino. Dobbiamo essere rigorosi e applicare la legge, ha detto il presidente del consiglio in Libia.

Appunto, dovremmo essere rigorosi e applicare sempre la legge.

spettri

Chissà dov’è finita la maggioranza silenziosa? Forse nei quadri aziendali spazzati via dalle crisi, oppure tra i sottoufficiali di quella borghesia ormai priva di significato che affolla sportelli bancari e uffici postali a inizio mese? Sono un esercito di spettri, vestiti di tweed di pregio con giacche due bottoni, che passano accanto mescolando lavanda e naftalina, ti volti, ma sono solo ricordo, non esistono più. Anziani che hanno perso l’identità con la dissoluzione dell’azienda, occupano appartamenti con polvere cementata ai parquets, vivono tra vecchi elettrodomestici, nipoti cresciuti, la frau nell’angolo. Abbarbicati alle mezze luci, già nel rampantismo non capivano più il mondo, oggi sono nonni buoni per nipoti distanti e adulti. Lasceranno appartamenti in ex periferie, alloggi in Liguria e ai lidi Ferraresi poco utili alle vacanze d’oggi: li compreranno i russi o la gente dell’est. Sono stati divorati da una società bulimica che neppure si sforza di abbattere i paradigmi, semplicemente li ignora e passa oltre.

Eppure sonostati importanti, neppure tanto tempo fa: i 32.000 alla marcia della Fiat sconfissero Berlinguer e la Cgil, la decadenza della sinistra iniziò in quel giorno, ma di Berlinguer si parla ancora con nostalgia, di loro, artefici di maggioranze politiche e del berlusconismo, non si dice più nulla. Sono stati ingoiati dal bulimico presidente che li ha trasformati nel pensiero marmellata, equamente distribuito ovunque e nulla di quello che avevano difeso, perbenismo e morale compresi, esiste più nella logica del governare e ancor più spesso nel vivere.

il calcolo

I generali valutano le perdite non le possibilità delle vite. Il nostro si è fatto assistere da qualche generale della comunicazione e ha concluso che le perdite della crisi non intaccheranno più di tanto l’esercito del suo elettorato. 500.000, un milione di disoccupati in più, anche disillusi dal presidente operaio, sono meno dei voti immolati negli ozi di papi, questo è il calcolo. Per questo la crisi non esiste, il paese cresce, i giovani stanno bene così. La realtà che non sia quella della vita del capo non esiste. E se qualcuno dice il contrario è un disfattista, un traditore della realtà raccontata.

Anche l’informazione tradisce e se tradisce, che muoia. Di fame.

cupio dissolvi

Si respira un’aria greve, come il peggio non finisse, ma avvitasse su se stesso. Chi ha conosciuto altri momenti può confrontarli,rimpiangerli, ma chi per età o per distrazione ha vissuto priorità diverse, cosa può pensare? Che è tutto indifferente, che le cose non stanno andando male. Almeno non più di altri momenti, che le parole importanti sono vuote e non così importanti. C’è un problema che a noi tutti da bambini, faceva perdere la testa, ed era quello della vasca da bagno con lo scarico aperto: i rubinetti buttavano acqua a più non posso, lo scarico non ce la faceva, la vasca conteneva 100 litri e sarebbe traboccata. Quando? E mentre noi cercavamo di capire quando il disastro si sarebbe abbattuto su quella casa, nessuno pensava che qualcuno, magari la padrona avrebbe semplicemente potuto chiudere il rubinetto, lasciar scorrere l’acqua e pensare che se non c’era lei tutto andava a rotoli. Questo basterebbe cari D’Alema, Veltroni, Rutelli, Franceschini, ma siamo al tempo in cui ciò che deve accadere, accadrà e visto che il problema non l’abbiamo risolto, ci bocceranno tutti.

autocritica

Vorrei semplificare, riconoscere tutte le colpe, anche quelle che non ci sono e quelle che non ho. Offro tutto questo battermi petto e testa  in cambio di un’idea convincente che non sia la ripetizione di una giaculatoria. Farei una novena purchè ci si liberi dal cilicio della consapevolezza d’ essere, noi d’opposizione, sostenuti da berlusconi. Rinuncerei alle analisi affilate per riconoscere grosso modo chi è il vero collante della destra, del centro e della sinistra: lui, sempre lui, che sopperisce alla mancanza di idee e di parole comunicative. L’afonia della sinistra è nella pochezza di quattrogatti che non riescono ad accordarsi per agguantare una lisca già mangiata, mentre il resto si arrabatta aspettando passi. Eppure, noi orgogliosetti, abbiamo tutti i fondamentali: la laicità, l’eguaglianza come discrimine, la legalità, la solidarietà. Questo mi fa pensare che l’intelligenza sia un veleno sottile che acceca nei distinguo e porta alla superbia. Sarà poi vero che solo noi capiamo, siamo in grado di analisi raffinate, abbiamo gli antidoti. E se non fosse vero e se la prima cosa da chiedersi, invece, non fosse in che paese viviamo e se quello che vogliamo è davvero compreso, convincente e forte tanto da rappresentare un futuro condiviso?

Spero poi,  non emerga la sindrome dell’esule incompreso, altra tentazione della sinistra intelligente, che quando è inane emigra. E che dovrebbe fare un progressista in Iran o in Cina? E Obama durante la presidenza Bush, cosa avrebbe dovuto fare, emigrare in attesa di tempi propizi?
Vorrei invece promettessimo all’ elettorato che ci osserva sconcertato, che non faremo prigionieri, che faremo quello che diciamo, fino in fondo senza sconti nè amicizie e mostrando: queste sono le teste dei nostri, adesso tocca agli altri.

se

lo so non è un argomento, ma questo paese mi fa star male e credo che se berlusconi vincerà le elezioni, mi farà stare peggio. Potrei dire che per età, battaglie fatte, mal di pancia per chi dovrebbe rappresentarmi, non è affar mio. Almeno non più di altri, ma allora di chi è? e perchè vivo qui?

Andate a votare e incazziamoci assieme da domani, ma da posizioni di forza e non in una ritirata.

la scelta

Andare o restare? Per quasi tutti la possibilità di scelta è solo teorica ed è un sogno che si consuma con il tempo. L’insofferenza sociale è cresciuta, molto più alta che durante la prima repubblica, assieme alla diminuzione della speranza di cambiamento. Eppure sappiamo che mai come ora c’è bisogno di idee fertili, di volontà forti, di poca acquiescenza. Solo che gli attori di queste possibilità sono schiacciati dai tempi lunghi del mutamento, così le loro esistenze si piegano e trovano una strada nel compromesso tra essere ed esistere. Tra i miei coetanei c’è un’idea malsana di politica, escludente e snob sino ad essere decontestualizzata: potrebbe funzionare su marte non in Italia. Come se alla fine venisse rifiutata la realtà per rifugiarsi in un quotidiano fatto di sogni già sognati. La povertà trasversale che oggi ci accumuna,  è l’assenza di sogni realizzabili.

la grande truffa

E’ stata perpetrata una grande truffa, di cui noi siamo stati compartecipi, e che ha fatto credere ai nostri figli che fosse possibile vivere, guadagnare, crescere secondo le attitudini, le passioni, il lavoro. Il mito dell’essere contrapposto al dover essere, ha mietuto -allora ed ora- vittime pagate con delusioni, rabbie, dipendenze. Noi abbiamo creduto alle libertà attuate e che bastasse  mettere in discussione la società per assicurare altri tipi di crescita democratica. Ci siamo trovati ad avere libertà sessuale, economica senza la possibilità di ridiscutere il contenitore di queste libertà. E il contenitore sostanziale era esattamente uguale a quello di prima, solo che l’impostazione laica ed alcune regole di salvaguardia (la retribuzione e il valore sociale del lavoro) erano state tolte. L’università come parcheggio, lo studio scollegato da un lavoro, l’accesso precario all’indipendenza economica sono alcuni fondamenti di una frustrazione diffusa, del dilatarsi del tempo e della riduzione dell’orizzonte delle prospettive. I giovani diventano vecchi anzitempo, se pensiamo alla vecchiaia come alla riduzione della capacità di incidere su di sè e sulla società. Sono state inventate le lauree e le professioni più incredibili all’interno del sapere, senza chiedersi chi avrebbe pagato un esercito di specialisti nelle sottospecie della forestazione, agricoltura, diritto e comunicazione, psicologia e giornalismo, spettacolo e storia, medicina e sociologia. Tutti pezzi importanti del sapere travasati senza oggetto di futuro esercizio: una laurea in capoeira che mobilità sociale assicurerà? In realtà la mobilità  sociale non c’è più e continuare ad alimentare le attese significa sostituire retribuzione con soddisfazione, così si può lavorare gratis per anni e sentirsi realizzati. La grande truffa è questa e noi, il tramite di presunte felicità, siamo stati ingenui ed usati, oggi solo il genio emerge a fatica, per il resto serve la furbizia, ma quello è un corso di laurea a numero chiuso.

anarchia e libertà

In questi giorni ricorre l’anniversario dei 70 anni dalla guerra di Spagna. Quello che accadde in quel paese infiammò il mondo, ma allora vedere il nazismo all’opera non bastò per evitare la 2 guerra mondiale. In questi giorni mi capita di leggere la parola anarchico come un modo d’essere un po’ snob, schifato della politica e dei politici. Il giudizio spesso è motivato da come si è ridotta la politica italiana, ma l’anarchia è altra cosa, è un modo d’essere che esige ideali ed animi forti. Non è faccenda da signorine, nè tantomeno da opinioni da salotto. Non sono anarchico, ma rispetto il pensiero utopico che sorresse vite ed impegno. Leggo caricature di qualunquismo fatte passare per rifiuto dello stato, sento attribuire aloni romantici agli ozi dell’intelletto e della critica senza oggetto. Non è questa l’anarchia, non è questo il rifiuto dello stato che trae origine dall’idea di eguaglianza, libertà e fratellanza. In Spagna si provò ad applicare politicamente l’anarchia e chi la soffocò furono le brigate comuniste fedeli a Stalin ben più di Franco. Sembra strano parlarne oggi: tutto così lontano, eppure per chi è  stato comunista molti anni dopo, quella è ancora una ferita aperta nei propri ideali di eguaglianza e libertà.

C’è un film che amo e che parla di queste cose, ed è Terra e libertà di Ken Loach. E’ un film di parte, come sono di parte la libertà e l’eguaglianza, e non credo possa essere altrimenti, se le vite si modellano su questi ideali. Per molti di voi tutto questo è distante da questo mondo ed invece credo che la risposta a come vorremmo stare assieme ed essere governati passi proprio da queste parole così comuni e così banali, riconiugate e riportate nelle persone finchè non trovano applicazione quotidiana.