un paese piacevole

 

Oggi non si sogna più educatamente, ovvero si sogna sempre asincrono, senza riferimenti col reale e gli indovini non sanno interpretare. Lamentano che viviamo in un paese avulso dalla ragione. Dalla realtà, dai desideri, dalle necessità, dai sogni collettivi. E’ colpa nostra se questo è un paese impermeabile alla pioggia sporca, consegnato al quotidiano. Così dicono gli indovini, ma questo non era un paese piacevole?

I miei sogni sono datati, forse per questo non mi tiro fuori e vado a votare anzichè spazientare, ma parlo per me, non ho consigli e faccio quello che mi pare giusto.

Lo farò ancora e non mi stancherò di dire che è il mio paese quello in cui vivo, quello che mi stanca è il già visto, l’eccesso di interesse personale, il parlare a chi è già convinto.

Mi manca un disegno che faccia convergere aspettative e sogni, ma senza questo a che serve un paese piacevole?

vita e vite

Il cardinale Bagnasco ha indicato per chi votare. E l’aborto torna ad essere una spugna con cui cancellare il degrado morale e civile del paese, il rispetto delle vite esistenti, la sopraffazione della crisi, l’ ineguaglianza della sofferenza. A volte ho l’impressione, come per i processi in cui sparisce la vittima, che il principio astragga dal reale, e si parli solo di un aspetto del contesto. E’ così che le vite conculcate, i diritti differenti scompaiono, che la scarsa eticità della politica impallidisce, e la corruzione diviene un addendum, quasi un male necessario. Lo stato pontificio si estende sul Lazio, ben oltre i confini della cittadella papale, ha interessi economici, bisogno di approvazione e di sintonie politiche, deve mantenere un apparato di vita ecclesiatica costoso. Tutto questo discrimina nel riconoscere gli amici.  Da secoli anche i francescani sono conventuali e si dice che la roba aiuta a non dipendere. Ma forse è proprio la roba, il maggior peso per la chiesa, quello che le impedisce di trovare un ruolo che le faccia dire sempre ad alta voce che difende la vita conclamata, i deboli, i depredati, il lavoro, la dignità, l’eguaglianza delle esistenze. Per un’istituzione che ha problemi di tempo, anche la pedofilia verrà rimossa, dimenticata, le ferite sanate, in chi non le ha ricevute. Le parole del Papa, che non ripetevano il guai a voi senza scampo del vangelo, erano comunque più forti di quelle del cardinale, nell’indicare il discrimine della scelta: risponderete a Dio e ai tribunali di ciò che avete fatto.

Quando il cavaliere si è complimentato col Papa, chissà di cosa parlava: quel che pensa dei tribunali lo sappiamo, ma  con dio non è ben chiaro il rapporto. E chissà qual’è la graduatoria del Papa, quando pensa ai peccati che non si possono perdonare ai politici.

Cambierà poco, ma tacere, quando non si vuol dire tutto, è sempre una buona scelta.

alienazione

 

Con grazia maldestra, permettetemi qualche sincretismo azzardato, nemico dei lettori potenziali. Il poligono è Weber, Giansenio, Marx, Heller. Nella tesi di Weber il capitalismo nasce perchè favorito dalla concezione calvinista della grazia, per cui il successo economico è segno della benedizione di dio. Lavorate e diventate benestanti, reinvestite nell’imprea e cresceranno le opere utili alla salvezza. Giansenio  invece propende per la sostanziale incapacità dell’uomo ad aver diritto ad alcunchè non gli venga donato da dio. Così s’arrabatta tra necessità e costrizione in cerca di libero arbitrio, sapendo che quest’ultimo non impedisce l’esistere di entrambe e che solo la costrizione non può essere rimossa. Un bel modo per affidarsi ad un destino già scritto e suggellato. Sono questioni di libertà individuale, con visioni della vita quotidiana e del potere molto concrete e generatrici di dispute ben gestite da gesuiti e domenicani.  Dovrei evocare Pelagio ed Agostino, ma lasciamo in pace entrambi, nei loro anni, afosi di deserto e d’africa romana, con imperatori poco attenti, ma tolleranti nel lasciar fare ciò che sembrava avere poca consistenza di minaccia. Questo per dire che il capitalismo aveva ragioni di background da questa parte del mondo, un’aria che tirava la volata e che mescolava problemi quotidiani con salvezza ultraterrena. Una questione tra cattolici e protestanti, senza fastidi orientali.  La ricchezza e il lusso finchè non sono stati reinvestiti nelle aziende hanno prodotto ingiustizia, sopraffazione, abuso e morte, ma sembravano rispettare il bello. Il capitalismo ha prodotto la necessità del concorrere, ha messo dio da parte, ha sollevato problemi di mescolamento tra diritti e appartenenza: una bella re-distribuzione per la società fatta da chi aveva e chi aveva avuto. Come non vedere che diritti e democrazia hanno ricevuto uno spintone dal capitalismo, impensabile per chiese e per nobiltà?

Tutto questo è già un frutto maturo nel primo ‘800, Marx, non si perde e resta all’essenza, guarda l’alienazione priva di credo: un dio perfido ha diviso il mondo, da un lato la fatica, la perdità del sè nella mercificazione della propria capacità di forza e d’intelletto dall’altra benedizioni e ricchezze prive di ragione che non sia la rapina del dovuto. Se crescere è stato segno di benevolenza divina e reinvestire i capitali, per avere sempre più ricchezza, il modo per dimostrare il favore del terreno e dell’ultraterreno, ora il dominio e l’asservimento, uccidono il dio benefico, chiudono la salvezza per sempre alla vista degli uomini. Finalmente il confronto si sposta sul dovuto: a ciascuno secondo bisogno e merito. In questo disvelare la civiltà industriale, il produrre attraverso la manipolazione delle cose e degli uomini, sta la realtà del dio che muore. Che muore nell’ingiustizia quotidiana.  E che cos’è l’ingiustizia dice il capitalista, io ho quello che è giusto, perchè ho investito, lavorato, remunerato. Un coro risponde che l”ingiustizia è in quello che non c’è ed è dovuto: i bisogni e il quotidiano, così pericolosi già ai tempi di Marx, i bisogni che affliggono la canea, il lumpen proletariat e ne fanno massa manovra della reazione. I bisogni che, analizzati nella accezione del quotidiano,  tolgono il lavoro alla comunista Agnes Heller, ebrea sopravissuta ai campi di sterminio, e la mettono al margine e poi all’esilio, dalla comunista Ungheria. La forza del quotidiano e dei bisogni è così violenta da rendere schiavi gli stessi carnefici, da annichilire i portatori di diritti. Non è il lavoro ad essere sotto accusa, e neppure il capitale, non la ricchezza e neppure la miseria, ma ciò che le generano. Un tempo c’erano le classi, si scivolava innanzi, spesso scartando come pesci e con una parola composita, mobilità sociale, si portava la speranza nel giorno che s’apriva. In quel tempo i giorni non erano eguali, non erano intrisi di call center e di partite iva, il cocopro era un verso da pollaio, il diritto, difficile, ma una certezza da iscrivere nella volontà. Per chi non aveva ricevuto, sognare un sogno, aspettare un’attesa, era normale e concreto. Come il lavoro, appunto. Qualcuno dubitava del valore legale del titolo di studio, ma i medici facevano i medici, e così gli ingegneri, gli avvocati, e i professori. Anche gli operai facevano gli operai e spesso sogghignavano pensando agli impiegati, ma  facevano studiare il figlio, ragioniere. Il lavoro alienante e sfruttante era condizione per essere, quasi come il militare per i ragazzi, fare bene il proprio lavoro, simbolo d’orgoglio, di pretesa giusta, di braccia sul tavolo e di diritti che sarebbero venuti veri. Collettivi e individuali, non solo i secondi, che sembravano un abuso. Nessuno da questa parte del pensare sociale, ha mai pensato che il lavoro fosse nemico: solo la parte in più, quella rubata, faceva male. Pane e lavoro era un grido di battaglia socialista, qualcosa che ribadiva un diritto, mai che qualcuno chiedesse pane senza fatica. Oggi, in questa alienazione nuova, ben peggiore, ciò che è stato tolto è il lavoro e la sua funzione. E’ come venir privati della bandiera in battaglia e non si sa più dove andare, chi colpire, da chi fuggire. La confusione regna quando la bussola impazzisce e solo l’individuo resta, non è più uno e tanti. Bisognoso, senza dio, senza salvezza, con un capitalismo ricco di forza e povero di diritti. Chissà se se ne accorgono gli uomini che dicono di gestire divinità buone che il mondo è invaso, che dio ha lasciato il campo senza avvisare e l’antiuomo è arrivato, che la misura occidentale è colma. Oltre il cristianesimo, oltre l’occidente, c’è una sensibilità per l’ultra terreno che allarga le braccia, che non pone condizioni. Salvarsi aveva un significato sociale e individuale, in occidente, nei senza dio poteva generare il diritto e il socialismo, ma per chi non si cura dell’uomo, cosa resta se non la religione del possedere. E se questa religione non ha limiti, perchè non divorare il proprio simile?

Pensieri senza costrutto: la tesi è che senza mobilità sociale il lavoro perde sostanza per l’individuo, la società diventa fabbrica in cui il consumo viene incorporato nella produzione, restano i bisogni, prepotenti, assoluti, ma questi non aggregano, non producono giustizia, spingono il quotidiano verso l’anomia del soddisfacimento immediato. Pur di avere un lavoro, una indipendenza, un amore, un progetto, si accetta alienazione e sfruttamento. Non è il lavoro ad essere sotto accusa ma il modo di porgerlo e d’essere utili.

Anche l’alienazione di Tempi Moderni oggi avrebbe più senso dell’anomia che destruttura il lavoro e lo fa sentire un’ eventualità del vivere.

 

i biliosi

Confesso che anch’io mi son lasciato attrarre dal risentimento. E’ accaduto dopo il mio accantonamento in politica: lo sentivo immeritato e ingiusto. E quello che per me era un vanto, l’indipendenza di pensiero e giudizio, era diventato una colpa grave. Non capivo, ma anche in quei momenti, di oscura riflessione su quanto fatto e sull’utilizzo della vita, bilioso, non lo sono stato mai. Ci pensavo, in merito alla vicenda Craxi, e alla proposta di strade intitolate ad una persona che deve essere ricollocata nella storia del paese, ma che resta un condannato. Pensavo alla presenza di tanti socialisti nel Pdl, alle voci incancrenite di stizza che si levano per rimettere in ordine i conti e le ferite di tangentopoli. Ci avete ammazzato, ma non ucciso, adesso restituiremo con gli interessi. Craxi è stato ed è, un pretesto. Lo è stato anche per i suoi accusatori, perchè in realtà la sua vera colpa grave è stata quella di infrangere un equilibrio e di far elevare i costi della politica a livelli incompatibili con l’onestà. Il ministro Formica esprimeva bene la politica all’epoca, dicendo che era soldi, sangue e merda. Ma dopo tangentopoli cos’è mutato? Chi non ha conquistato il cuore del paese, ha fatto prevalere gli interpreti della seconda repubblica, intesa come riscrittura della costituzione e del rapporto tra onestà e politica.  Craxi fu l’ideatore di un disegno politico: quello di sconfiggere il PCI di Berlinguer e di fare del PSI il perno della politica italiana. Ma era solo questo, oppure la pretesa di impunità della politica che diventava conclamata. Il disegno politico che cambiava i rapporti di forza a sinistra, e che avversai assieme tanti altri, aveva una dignità, ma quello sulla impunibilità della politica, dignità non ne ha mai avuta. Invece i socialisti di allora, oggi nel Pdl, hanno usato Craxi come scusa per entrare in una politica di destra, e proseguito il disegno del salvacondotto politico, senza avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome e cioè la trasformazione dei poteri in aggregazioni eterogenee basate su interessi immediati e pertanto non soggette alla legge. Verrebbero analogie di nomi impropri, dove il socialismo venne pure accostato ad altre destre, ma non essendo confrontabili i tempi e la gravità di quanto successe, non sarebbe decente parlare di storie che si ripetono. I biliosi però sono diventati una categoria politica, e ragionano da biliosi e non sono solo nel centro destra, allignano anche dall’altra parte e se non hanno la stessa virulenza, è solo perchè c’è impotenza a far male. Il bilioso non riconosce l’avversario, non riconosce regole comuni, ha qualcosa che gli è stato tolto, sa che non potrà riaverlo e per questo è disposto ad alterare l’ambiente in cui opera e sè stesso. Con la bile non si ragiona, al massimo si sbava e preferisco un nostalgico della potenza passata, piuttosto che un voltagabbana. Non una persona che cambia idea, ma quella che resta la stessa altrove, portando il fiele del proprio fallimento. Mi vengono in mente gli ex radicali, i comunisti pentiti, i fascisti prestati alla nota spese, che rinnegano sè stessi, quello che sono stati non come passato, ma come persone. 

Berlinguer s’oppose non solo al disegno politico, ma ad un paese che degradava. Non vinse, ma Lui non ha bisogno di riabilitazioni, nè ha generato biliosi.

beato il popolo che non ha bisogno di eroi

Che direste se Marrazzo fosse il candidato del pd per la regione Lazio?  E se il candidato sindaco per il comune di Bologna fosse Delbono?Sono persone, neppure incriminate, senza precedenti condanne, che alle libere elezioni hanno avuto un largo consenso di voti personali. Perchè non vengono riproposte al giudizio degli elettori e da questi giudicate?

La risposta  ovvia: perchè chi si fidava di loro non li sosterrebbe nuovamente. Hanno violato norme di comportamento o di correttezza che chi è sotto gli occhi di tutti non deve toccare. Questo in assoluta assonanza con quanto accade negli altri paesi europei, dove basta un peccato veniale per uscire dalla politica.

Questo comportamento elettorale riguarda solo una minoranza nel paese. E’ per moralismo che accade tutto ciò?

L’attuale presidente del consiglio aveva processi in corso nel momento in cui decise di “scendere in campo e di salvare l’Italia dai comunisti”.  Aveva un palese conflitto di interessi e una contiguità pluridecennale con la politica che normava e dava le autorizzazioni necessarie alla sua attività imprenditoriale. In piena tangentopoli gli stessi italiani che castigavano i partiti della prima repubblica e riempivano le piazze chiedendo teste, premiarono Berlusconi. Ed ancora lo premiano. Credo che oggi la questione morale sia questa e che non sia facilmente risolvibile perchè non viene avvertita come tale.

Mi viene a mente la funzione che hanno i santi nella vita delle chiese: i santi sono l’anomalia, perchè destinati a testimoniare le virtù eroiche che gli altri fedeli non hanno; cosicchè questi possono legittimamente peccare e pensare che è comunque possibile cambiare. Una specie di misericordia preventiva che assomiglia agli scudi in circolazione. In politica, non da ora, viene premiato chi si pone sopra le regole, ma questo virus dell’impunità, si trasmette nelle teste velocemente ed invade la vita quotidiana provocando de-responsabilizzazione e protervia. Cosicchè una parte, non piccola, della violenza si basa sull’imitazione.

Fare argine e non lo dico con rassegnazione, ma prima della definitiva omologazione, oltre i programmi, le priorità, le attenzioni, bisogna mantenere, almeno, questa differenza tra destra e sinistra in Italia.

l’alligatore e il ghepardo

La verità è una scatola in cui vengono buttati i fatti e chi li estrae, sceglie, guarda, trae conclusioni.  Oggi è difficile essere dalla parte giusta del mondo ed usare la critica per distinguere dentro casa. Quando lo si fa, si conclude che la verità non può essere che relativa. Ma la verità è anche il più efficace strumento per discernere se ciò che si dice corrisponde a ciò che si fa e questa verità dei fatti, sovrasta le intenzioni e gli stessi pensieri. E’ la verità tangibile della democrazia. La democrazia non è il migliore dei mondi possibili, però alcune cose non le consente e se la decadenza mescola il malaffare con i principi fino a farne una pratica prima tollerata, poi consentita, infine nobilitata dal “tanto gli uomini sono così“, ciò che viene travolto è la possibilità di cambiamento. E senza cambiamento possibile, senza crescita collettiva, non c’è democrazia, non c’è identità, non c’è solidarietà, non c’è giustizia. E’ grave? Gravissimo per chi lo sa, se ne accorge, lo intuisce,  invece è marginale per chi ha già relativizzato l’ingiustizia, il crimine, i misteri, le trame. Però non è finita se il 30% di questo paese la pensa in modo diverso, quello che avviene è una lotta silente in un pantano dove tra fango e schizzi di sangue, un alligatore lotta con un ghepardo. Io scelgo il secondo.

 

12 dicembre 1969

 

Il 12 dicembre  a sera, c’ero e non c’ero. Capivo e non capivo. Sentivo che era bello correre, ma non sapevo dove andavo. Qualche giorno prima la bomba in rettorato, dopo un pomeriggio di occupazione dei cortili amati, ma eravamo tornati a casa, in facoltà a rioccupare: provocazione, fascisti, nessun ferito. Questo contava in fondo e poi rientrava nel mondo comprensibile, quello che si poteva governare con maggiore attenzione, vigilanza. Non ci si ferma per questo, è il ’68 che continua, che vincerà. Poi la staffilata di Piazza Fontana e della banca del Lavoro a Roma, 5 attentati in meno di un’ora ed allora non capii più: s’era alzato il livello dello scontro e ciò che pareva una felice macchina verso il cambiamento s’era scontrata con un muro spuntato dal nulla. In questo paese, in cui tutto era tragedia e operetta e quindi si poteva sconfiggere con un’alzata di spalle e un birignao, qualcosa di serio, di tremendamente serio aveva messo la testa fuori dalla terra. L’orrore di questi corpi che uscivano dalla tenebra, del camminare in mezzo a loro, poteva essere curata solo credendo che si potessero sconfiggere, che l’orrore avesse fine e il mondo tornasse ad un equilibrio. Almeno un equilibrio, se l’armonia non era possibile. E poi quegli Inconsapevoli, primi di troppi altri, che un fato aveva messo assieme in quel posto, a quell’ora, avrebbero trovato almeno pace, se non ragione, nel loro morire, se ci fosse stata una risposta. Invece non è accaduto e le domande senza risposta e le risposte messe assieme senza processi conclusi hanno generato ancora morte, disperazione, arretramento. Solo la verità spinge avanti, cambia le persone e il mondo in cui vivono. Ma a che serve saperlo se questa verità non è stata data? E deviata e perduta è divenuta peggiore di ogni menzogna. Chi accetterebbe di vivere bene nella caricatura del vero? Nessuno, ma così è stato, e c’era chi rifiutava, non capiva. Tra tanti indifferenti, vedeva e non capiva, mentre il paese smottava, tra silenzi e nuovo sangue. Ora c’è calma, perchè non c’è pericolo di verità, te lo sei mai chiesto se non è per questo?

n.b. per chi volesse qui c’è una pagina di Pasolini che come tutti i poeti profetizza il vero e lo rende terribile nella sua essenzialità di scelta. http://www.nazioneindiana.com/2009/12/12/photoshopero-io-non-dimentico-12-dicembre/

 

dov’eravate il 9 novembre 1989?

 

L’interesse per la politica aiuta, come allora, a vivere il presente? Forse, ma non è importante per i più, infastiditi da un mondo che sembra non riguardarli e pensano che  tanto non cambia nulla.

Quell’estate ero stato a Praga. C’erano stati scontri con morti e feriti vicino al teatro, ma l’aria non era, come altre volte, cupa e al ritorno, parlandone, si sentiva la nostra inadeguatezza d’essere chiusi nelle vicende italiane. Il nostro futuro avveniva altrove e bisognava leggerlo e capirlo con occhi nuovi. Così arrivò il 9 novembre, inaspettato e banale nella dinamica. Dov’ero?  Al lavoro fino a tardi, con un giornale, già inutile, che attendeva di essere letto e una frase di Gorbachev, della sera prima, che mi seguiva. L’ho meditata, discussa,  rifiutata e finalmente acquisita, quella frase e credo valga per tutti:

Chi arriva tardi viene punito dalla vita”

geometrie non euclidee

Rutelli se ne va, ma non subito, non del tutto. Farebbe un gruppo ponte in parlamento che consentirebbe il rapporto e il transito verso l’UDC, ma di converso, la sinistra extra parlamentare potrebbe avvicinarsi ad un PD più a sinistra. Quindi un pezzo va a destra, ma il resto che va a sinistra,  parlerebbe meglio con il centro e la sinistra che non c’è. La cosa, in gestazione, non dispiacerebbe ai geometri specialisti nelle bottiglie di Klein, che tra i problemi urgenti del lavoro che non c’è e i problemi quotidiani, trovano affascinante il risiko parlamentare.

Mi vengono due domande:

1. Rutelli è stato eletto da chi e per quale progetto politico?

2. Quando rispetteremo le geometrie euclidee dove si capisce subito chi è dentro e chi è fuori e ognuno ha un nome, un ruolo e un posto?

http://concita.blog.unita.it//La_camera_di_transito_704.shtml

 

n.b.In matematica, la bottiglia di Klein (detta anche otre di Klein) è una superficie non-orientabile di genere 2, cioè una superficie per la quale non c’è distinzione fra “interno” ed “esterno”.

ha vinto Bersani

Ha vinto Bersani, comincia qualcosa di nuovo. Comunque.

Il 47% dei 3 milioni di cittadini ha votato altrimenti, le idee coincidenti sono molte, ma anche profondamente diverse in questioni non marginali. Credo che i cittadini votanti chiedano unità, ma non appiattimento, opposizione e alternativa al berlusconismo e non bizantinismi, proposte di vita e futuro intelleggibili e non fumosità, diversità di comportamenti, stili e priorità rispetto a chi governa. Bersani è una persona concreta è il suo pregio maggiore, argomenta e non perde la pazienza,  forse è anche in grado di sognare. Non comincia una sua avventura, comincia un percorso che riguarda anche chi non l’ha votato. A questo riguardo penso che abbiamo solo questo bambino, il PD, per cambiare oggi una deriva sociale, etica, politica e pensare che la sterilità sia meglio di un figlio, sarebbe ingeneroso, suicida. Molti si sono stancati di sperare, molti pensano che dal peggio il disgusto faccia nascere il meglio, molti pensano che ci sono energie che rivolgono la loro necessità di fare qualcosa per gli altri, in campi più concreti della politica. Credo che Bersani e quelli che credono si possa cambiare il paese debbano anzitutto parlare con queste persone. Ci saranno le alleanze, le capacità manovriere, le cecità della concretezza, ma sono questi i nostri compagni di strada.

Non so cosa farà Marino, ha chiesto di continuare ad occuparsi di sanità. Quelli che si riconoscono in una necessità di modi diversi di fare politica, non si disperderanno, troveranno il modo di incidere e di mantenere le priorità nell’agenda del mutare politica. Perchè parlano di stile e di a priori, perchè la laicità è un metodo per vedere i problemi, perchè l’istruzione non è il contratto degli insegnanti, perchè dire dei sì e dei no, è una necessità.

Non so cosa farà Franceschini. Ha fatto quello che si poteva fare in questi mesi, è cresciuto politicamente impostando un’ opposizione forte a Berlusconi, ha parlato di Costituzione e di Resistenza mostrando di crederci, ha cercato di tenere assieme l’impossibile, si è speso e ci ha messo la faccia. E’ fondamentale che il pezzo di società che rappresenta e in cui c’è molto di nuovo, non si chieda se con la vittoria di Bersani abbia perso il PD.

Infine in questo coacervo di sentimenti e di speranze, di delusioni e sorrisetti con la pacca sulla spalla: beh, però un bel risultato, restano i destini personali che dialogano con quel che vorrebbero. Credo davvero che l’energia positiva abbia la necessità di uscire, che oscuramente contrasti il degrado della termodinamica delle passioni, che spinga le azioni, che faccia sorridere e incazzare e sussultando, giri attorno ad una affermazione: abbiamo vissuto, stiamo vivendo.

Buon cammino a Bersani, al Pd e a tutti noi che crediamo si possa cambiare questo paese.