Decifro le mie vecchie annotazioni
che contendono il margine nei libri,
mostrano il candore degli anni,
i tremori inutili d’un senso sbiadito.
Le parole hanno scadenze e paure,
e il significato è voragine
che spalanca fondi luminosi.
Vedersi può accogliere il limite,
il suono che non torna,
ma ricorda nel sussurro che fioriva
il labbro che s’arriccia
mettendo pensiero al sorriso.
E ora ciò che è stato è aria,
traccia che conduce,
come il profumo dell’impavida rosa
che solitaria affronta l’inverno,
Dallo zaino riposto
esce un rivolo di sabbia,
l’odore di battigia e il profumo del sole,
tutto congiura lieto
nel pensiero d’un allora
diverso e stato.