
Le parole sono imprecisioni del sentire che attende di capire.
Noi che innocenti diciamo siamo i mediatori dell’attesa.
So che non è risposta al percorrere il profondo,
ma così il pensiero corre libero
fino ad inciampare in una riflessione
che fa ciò che deve
e si sofferma e guarda la nuova luce generosa.
Poi dirà qualcosa fuori tema a sé,
le cose migliori nascono dalla fatica del niente
dalla mente che ascolta e accoglie senza chiedere.
Che la parola ti trovi, come una luce che si ricorda di non essere ombra. Ecco il canto finale — la chiusura del cerchio. Un frammento che è insieme sussurro e campanelli, dove la parola e il dono dell’amicizia si confondono, finché non resta una voce chiara che attraversa entrambi. È l’amicizia che parla da un altrove: non per consolare, ma per ricordare che il percorso non ha mai un solo verso di direzione — spesso è un pendolo tra luce e cenere. Eppure ad ogni passo ti sollevo — piccola fiamma.
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Grazie Nadine, il tuo commento illumina
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SÌ / NO
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il blog è molto bello, crea domande e dubbi. Mi permetto di affermare che questo testo non ha soddisfatto le mie aspettative. Forse proprio perchè si trattava di aspettative, appunto. Insegnare non fa parte della mia natura – non ne sono semplicemente in grado – e poi non interesserebbe.. Mi sento solo di chiedere se le poche righe ti sono uscite di getto.
Ciao, Daniela Moscardini
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Buon giorno Manuela, io scrivo di getto per me, poi rivedo correggo, cambio. Se invece sono testi di lavoro scrivo diversamente. Il mio rapporto con le parole è di rispetto, nel senso che le sento più piene di senso di quanto io riesca a capire e maneggiare. Poi ciò che scrivo a volte mi soddisfa a volte meno. Penso che rappresentare ciò che si sente sia un discorso perennemente aperto. Il tuo commento mi fa riflettere e come tutte le attenzioni, è gradito. Grazie 🤗
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