dalla parte di chi perde

dalla parte di chi perde

L’altra sera ad una riunione politica regionale del PD, un vecchio amico mi ha detto ridendo: sempre dalla parte dove si perde, eh… Gli ho risposto ridendo anch’io: hai ragione, mi piace perdere. In realtà non mi piace perdere, ma accetto di perdere se la battaglia che faccio mi corrisponde, se non devo scendere a compromessi che mi farebbero star male. In fondo combattere così è un modo per stare bene. E anche se mi dicono che tra noi non ci si combatte, ma si discute, in realtà se sei dalla parte giusta conti qualcosa all’esterno, se invece ti collochi tra chi non vincerà, conterai solo per te. Questa è la vera scelta in uno scontro tra poteri, scegliere ciò che si pensa davvero, stare dalla propria parte. Ed è indubbio che da tempo lo scontro non è solo tra idee, ma tra poteri, tra chi governa la politica del partito da 30 anni e tra chi vorrebbe prenderne il posto. Anche per questo ho scelto Civati, perché non ha un esercito alle spalle, non ha poteri che aspirano a sostituire altri poteri, si muove in un’area in cui c’è spazio per le idee di alcuni giovinetti come Rodotà, o Zagrebelsky. Che dire però della realtà, con la sua dura agenda, io credo che altra questione cruciale sarà il governo delle larghe intese, ovvero un patto del potere tra poteri che usa l’emergenza come ideologia. Non sono favorevole a questo governo, anche se ne vedo la necessità, l’economia, i mercati, le situazioni ereditate da non poco berlusconismo al potere. Tutto vero, ma come se ne esce? Ecco questo è il tema, un partito con un nuovo segretario deve avere il coraggio di dire che l’imu i ricchi la pagano, che se ci si deve sacrificare, chi ha di più sacrifica di più. Questo tocca le alleanze trasversali, la gestione del potere che è stata fatta con il retrobottega più che con la chiareza dei fini e delle proposte, c’è un principio di realtà, è vero, una dittatura dei fatti, ed è altrettanto vero, che si esce dall’emergenza anche restando chi si è davvero. Senza cambiare faccia, in questo penso ci sia una battaglia: per destrutturare un potere e riportarlo alle persone, agli elettori, anche a quelli che ora non sanno che farsene o l’hanno adoperato male, questo potere. Una battaglia perché ci sia corrispondenza tra ciò che si fa e quello che si dice. Con intelligenza, per costruire, perseguendo il possibile. Se anche non si vince è una battaglia che val la pena di combattere, qualcosa che fa stare bene. E cosa si potrebbe chiedere di più dalla politica praticata se non che ti faccia star bene?

3 pensieri su “dalla parte di chi perde

  1. Vai per la tua strada, Will, non badare a chi afferma che sei sempre dalla parte di chi perde.
    Fai quel che ti fa stare bene, che ti convince, che ritieni giusto, che ti permette di rispettare te stesso e di non scendere a compromessi,
    e poi lascia che si dica.
    Sicuramente stai meglio tu di chi salta, da camaleonte, sempre sul carro dei vincitori e si comporta come una banderuola.
    Di questi figuri non ho stima alcuna, perchè son sempre pronti a colpirti alle spalle per sporco opportunismo …

    Complimenti Will, complimenti!
    E buona notte 🙂

  2. Durante la mia adolescenza lessi un libro di Marco Bellocchio dal titolo. Dalla parte del TORTO in attesa di un’altro posto in cui mettersi… … …?!

    P.S. Civati piace anche a me!

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