bici d’agosto

bici d’agosto

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Con la bici in città ci si deve difendere dalla rotaia assassina del metrobus e dalle, parimenti assassine, portiere delle auto che si aprono verso la strada. Città medioevale, strade strette, porfido, anche ciottoli nei vicoli antichi. L’aria si è fatta leggera, come un animale bagnato dal temporale di questa notte, la città si è scrollata di dosso lo scirocco e il petalisso, l’appiccicaticcio dei giorni scorsi. Gli uccelli sembrano contenti, volano alti e non ne vedo schiacciati dalle auto. Il caldo imperioso delle settimane passate, li aveva instupiditi, si fermavano in mezzo alla strada senza sapere che fare, incapaci di muoversi. Travolti.

Anche se l’università è in vacanza (che assurdità che il sapere chiuda e vada in ferie) ci sono ancora parecchi studenti in città. Di giorno, di notte, a due, tre, in bici si spostano ridendo e parlando ad alta voce. Ieri sera uno, a torso nudo, sotto la pioggia, cantava e provava sensazioni per sé, da raccontare poi agli amici, alle amiche. Chiudono bar e gelaterie storiche, altre assurdità del periodo più caldo, ma tanto non amo il gelato. Però fa piacere guardare chi si strafoga con una nafta, o con le coppe da sette-otto palline e panna.

Giro per strada e sotto i portici. Ho sentito dire che vogliono rendere i portici di Bologna patrimonio dell’umanità. Bisognerebbe che i portici, ovunque si trovino, fossero patrimonio dell’umanità, per al loro gentilezza e accoglienza, per la loro ombra, per essere un pezzo pubblico della casa offerto a chi passa. Le città con i palazzi a filo di marciapiede, con le vetrate che si inerpicano nel cielo, sono più distanti dagli uomini, qui le case danno un tetto, lasciano entrare e avvolgono in una terra di nessuno che protegge. Curioso che perfino i ricchi rispettassero questo bisogno d’ombra e protezione, e al più, per dimostrare opulenza, alzavano il portico, vi aprivano finestre oltre ai portoni. Altrettanto curioso è che le chiese non abbiano portici davanti, casomai nel retro o a lato, chiostri e loggiati chiusi per camminare in tondo. Significativo e al tempo stesso funzionale al meditare: gli atti ripetuti, il camminare circolare servono a questo, ma è quel chiuso che denota qualcosa che si barrica in sé e non si apre. E se una religione non si apre come può volare verso l’alto?

Comunque i chiostri alle bici non servono, e a dire il vero con l’invasione di tavolini, neppure questi portici servono più alle bici come un tempo, neppure per parcheggiarle. Il merito delle città di pianura è la piattezza e le ridotte dimensioni, tutto è vicino e la bicicletta è il mezzo perfetto per andare da un posto all’altro. Qui è un mezzo democratico, l’adopera il sindaco, il professore, lo studente, l’extracomunitario, la signora, la ragazza. Intorno all’università, alle piazze, ci sono giacimenti di bici. Anche nei canali ci sono giacimenti di bici, dicono che sono gli spiritosi che si laureano e voglio cambiar vita, ma non ci credo perché con settemila laureati all’anno se solo il 10% lo facesse, avremmo i canali lastricati di biciclette.  

Mi piacciono le mie bici, fino a non molti anni fa le mettevo a posto, tiravo i raggi, centravo le ruote, ingrassavo i mozzi e passavo la nafta sulla catena e gli ingranaggi. Mi piaceva la potenza e la genialità di quel mezzo che permetteva libertà, Ora sono un po’ cialtrone, e tra le bici che posseggo, ne uso una arrugginita che suscita molta ilarità in quanto non consona (così mi hanno detto) e che cigola pure parecchio. Questa non ha mai avuto problemi di furto, e non è una considerazione da poco in una città in cui con 15-20 euro ti offrono una bici fresca di prelievo, e poi un’altra, e un’altra ancora. Nella carriera accademica di uno studente ci stanno tre o quattro bici, con l’emozione correlata di essere stato derubato e l’insegnamento dell’inutilità della denuncia. Sembra che il furto di biciclette sia stato derubricato come reato e che alla fine piuttosto che angustiarsi sia più semplice comprarne una’altra, magari la tua riverniciata.  Il comune ha immesso, da poco, 250 bici per spostarsi in città con il progetto good bike, una bella iniziativa, soprattutto per turisti e studenti, non credo eliminerà il problema del furto, ma cambierà qualcosa.

Giro e per percorsi circolari, esploro, mi godo la libertà di una giornata senza tempo, non ho nulla da fare se non guardare, fermarmi a parlare, bere uno spritz o un prosecco.

Agosto in bici, in città.

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