Il ministro Bondi si è autosospeso, non vogliono accettare le sue dimissioni. E’ depresso, non va al ministero, frequenta un ufficio di partito vicino al palazzo, ma solo per gli affari correnti.
Mai come ora, il ministro, ha incarnato la cultura in Italia: depressa, dimessa, autosospesa. Gestita per gli affari correnti in una sede di partito. A dire il vero, la cultura, il suo ministero l’ha frequentato sempre poco, per quel vizietto della libertà che l’ha tarata agli occhi della politica. Di qualunque segno fosse. Certo che adesso è un po’ peggio, almeno da quando un ministro, più potente del presidente del consiglio, ha detto pane al pane e vino al vino, ovvero: con la cultura non si mangia.
In un paese vicino e forte, le università, la cultura accademica fanno dimettere un ministro in ascesa inarrestabile, glamour, ricco e potente, perché aveva mentito sulla tesi di laurea. E che sarà mai, un dottorato, un sigaro e un cavalierato non si nega a nessuno, qui gliene avrebbero dato ad onoris causa: è intraprendente il ragazzo.
Il nostro ministro dell’economia esprime un parere da osteria sulla cultura e taglia i fondi, studenti e ricercatori in piazza, università anziché mettersi a lutto, borbottano. Beh, anche sulle leggi razziali 12 cattedrattici salvarono l’onore d’Italia, gli altri borbottavano. Stamattina, in occasione della pubblicazione di indignez vous in italiano, un autorevole sociologo-giornalista affermava che da noi la pratica dell’indignazione non è più penetrante, e soprattutto non è continuativa. Come dire ci si stufa e si torna alla normalità. Qual’è la normalità? Questa in cui annega il paese che considerava la cultura un valore alto, oppure quella che rimette in ordine i valori e lascia che sia il successo, il denaro, il potere a dare identità ad un’epoca? La normalità è entrambe le cose, ci si abitua anche alla forca, ma mentre una normalità fa pensare che la cultura appartenga a tutti e che tutti possano averla, l’altra parla di cose che solo alcuni possona avere e che, come i maiali di Orwell, sono più normali degli altri.
La cultura si nasconde, di moda non è mai stata, tra poco verrà ricondotta là dov’era ai tempi dei poteri assoluti, ovvero a servizio, con una livrea ed uno stipendio che tolga la fame. Devono stare attenti i consapevoli della propria ignoranza, chi è ignorante davvero può scambiarli per profeti e prenderli alla lettera.
Il ministro è depresso, dio è morto e la cultura non si sente troppo bene, proviamo a ridere ed ironizzare, con un compendio geniale, male non ci farà. Non di più, almeno.
non siamo neanche in grado di fare una rivoluzione, willy. abbiamo ancora il pane la pasta la pizza e la mafia e allora tutto va bene. c’è ancora sgarbi, c’è giuliano ferrara che torna a fare radio londra, berlusconi non l’ammazza neanche la minorenne : è come essere nella circle line londinese. giriamo in tondo, le fermate sono sempre le stesse, rassicuranti, scendiamo e saliamo dalla metro, senza uscirne mai.
che bondi faccia o non faccia il ministro non se ne accorge nessuno : ma neanche se lo fa o non lo fa la meloni, la cargagna, il ministro della salute che neanche mi ricordo il nome.
c’è tremonti che veglia su tutti noi e ci dice dove scendere e salire.
tant’è.
buona giornata..è la mia fermata, scendo per lavorare, ma risalgo, tranquilli 🙂
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La cultura in Italia è una forma di resistenza.
Ciao
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