affiler

Per te, che sfiletti le parole, vorrei una nebula notizia,

un magro insieme, privo d’aggettivi, verbi tra bianchi spazi,

e un dire, come uvetta senza senno e luogo.

Questa macelleria celebra la furia di tagliare, scarnificare,

affilando bisturi e coltelli tra dolciastre scie di dubbio,

ma qualche parola scapestrata dev’essere rimasta, se ora s’erge impudica a significare.

Cosa e dove ?

Lì tra spazi e silenzi, qualche rumore, un lampo,

poi il buio tra ruscellare di pioggia che confluisce,

e depura.

Oh sì che depura, questo maneggiare oggetti senza nomi, poveri segni, significati da spazio bianco,

dove emerge la paura di sporcare:

il silenzio,

la carta,

il sentire acuto.

E se risuona un eco sfregiata

di suono inerpicato oltre sé,

è segno cancellato,

una nenia di stupore d’essere vivo.

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