la ripresa del sogno

Vorrei parlarti di una cosa che ho capito dopo una giornata particolarmente intensa: ho voglia di riprendere a sognare.

Tu mi vedi, pensi di conoscermi, quando succede si parla, anche se stabiliamo i limiti del condividere. La concretezza di quanto si dice è un limite, ad esempio, ed io spesso sono poco concreto, perchè parto dall’esperienza e cerco di estrapolare una regola. Però mi faccio condurre dalla consapevolezza.

 Una volta ti ho detto che acquisire una consapevolezza è un dono. Nel capire non sappiamo a chi dobbiamo essere grati, addirittura la consapevolezza può far male, essere rifiutata, pensando che è meglio non sapere. Ma se la consapevolezza ti riguarda, è un dono. Non mi pareva fossimo in sintonia, assentivi, ma pensavi alle parole più che a quello che c’era sotto, perchè la mia consapevolezza aveva un nome ed era tale da modificare la vita. E così è stato. Non capiamo quando il tempo si ferma, così si raccontano i giorni senza nome, quelli che diventano stagioni e non ci si accorge che non si aspetta il martedì. Perchè mai si dovrebbe aspettare il martedì, un giorno senza senso, come tutti quelli che stanno in mezzo alla settimana. Solo che così i giorni diventano stagioni e non parliamo di domenica, ma di estate, di feste, come se da un cesto qualcosa di buono dovesse pur venire fuori. E’ pensando al tempo senza nome che ho avuto la consapevolezza che non sogno più e che senza sogni non c’è presente.

Sarà stato allora che è iniziata la necessità di riprendere a sognare. Ho capito un po’ alla volta che non significava, avere smesso e poi ricominciare. Certo, spesso i sogni sono poco consistenti. Scherzi dell’alba, li chiamavo, per ridurli a cose senza traccia, mai pesanti, se non con la febbre. All’alba si è già digerito e il sonno rem è alle spalle. Sono sogni così, da passare il tempo, non da vita alternativa.

Se ho sogni erotici? A volte. Sono quelli che fanno pensare di più, ci si interroga sul significato, se siano desideri inespressi oppure semplici divagazioni fisiologiche. Ci si chiede, s’interpreta. Spesso si sorride poi si dimentica. Alle persone interessate non si possono raccontare perchè imbarazzano, tenerli è una deviazione, insomma non se ne fa nulla. Ma gli altri sogni, quelli che esigono una fatica diurna per avere una possibilità notturna, quelli erano spariti con la giovinezza.  Sono i sogni più difficili, quasi come il sognare a tema. Sarebbe bello sognare a tema, come andare al cinema. Forse è possibile con l’esercizio, e solo per alcuni temi, ma divago. Non impazientirti.

Riprendere a sognare significa mettere un ponte tra presente e futuro e renderlo così intenso da ascoltare il consiglio della notte.

Non sono impazzito, magari un po’ lo sono, ma non in questo campo. Cerco di spiegarti.

Quando spiego ho bisogno di qualcosa, un pezzo di carta su cui tracciare linee a sostegno delle parole, oppure un mezzo toscano. Si spiega bene col toscano, anche se a te non piace il fumo, ha la boccata lenta, una brace forte che dura e anche da spento si può tenere in bocca. Si spiega bene anche con il caffé, a piccoli sorsi, ascoltando e parlando. Comunque se proprio non si ha nulla bastano le mani e gli occhi. Qui non ho nulla di tutto questo, comunque provo a spiegarti.

Il sogno non può essere solo un desiderio, dev’essere una vita altra, qualcosa di plausibile che acquista dimensione e se questo ha riferimento con qualcosa che deve accadere, che vogliamo fortemente che accada, allora è la prosecuzione di un progetto. E che cos’è un progetto in nuce, se non un sogno che attende di essere vero.

Si pensa ai sogni come a qualcosa di immateriale ed invece sono molto tangibili, dirigono le vite, si scatenano perché pensiamo di dominarli. I desideri sono della stessa materia dei sogni, penseremmo mai che i primi non abbiano consistenza? Infatti prendono la vita e la orientano, stravolgono le giornate e le notti, condizionano il lavoro e le abitudini. Ma proseguono nella notte e così consigliano il giorno.

Capisci, allora, che riprendere a sognare è partire da una possibilità, farla propria, renderla importante oltre il significato che ha e dirle: tu sei in grado di cambiare il mio presente. Di notte emergeranno le paure e gli entusiasmi, molto di quello che abbiamo scartato di giorno. Ecco il presagio che fa continuare il dialogo. Posso fare e non fare, ma lascio che un sogno cresca e diventi vero.

Il futuro è spazio per noi che occupa il presente, si prepara, cresce quando si racconta, poi si misura con il possibile e continua ad inverarsi. Perchè negarsi il sogno e non occupare gli spazi liberi della vita: quelli liberi dalla costrizione, dall’impegno, dal lavoro. Lo spazio aggredibile è tanto, le abitudini ad esempio, i tempi a cui non è possibile dare nome, anche il sonno che prosegue il sogno cosciente. La ripresa del sogno come ripresa del sè. Adesso ho un progetto a tre anni e mi sembra di aver ritrovato coordinate temporali nella sequenza dei giorni senza storia. Ora subentra l’attesa, il gant del sogno, con le sue verifiche. Inizia una prospettiva: ti racconto… 

 

4 pensieri su “la ripresa del sogno

  1. Caro Willy,
    sono trent’anni che mi occupo quotidianamente dei miei sogni e di quelli dei miei pazienti.
    Sai quante persone ho visto recuperare la propria interezza, la propria autenticità grazie all’integrazione delle immagini dei loro sogni nella loro coscienza?
    I sogni provengono da una parte di noi che cerca di comunicarci qualcosa, di venire incontro ai punti di vista della nostra coscienza offrendoci tessere del nostro mosaico che ci mancano, contestando o confermando ciò che pensiamo.
    L’unica cosa da tenere presente è che molto spesso i sogni hanno un valore simbolico, le immagini non devono essere prese alla lettera, sennò si rischia di fare un gran casino.
    Però è vero che noi siamo molto più ricchi rispetto a ciò che sappiamo di noi e i sogni ne sono la dimostrazione concreta.
    I sogni ci possono però anche perdere se ce ne lasciamo sopraffare. E’ sempre necessario che ci sia un Io che si rapporta con i sogni.
    Scusa l’intervento quasi-professionale, ma amo troppo i sogni e li ritengo troppo importanti per non intervenire.
    Giorgio

  2. Dei sogni ne penso un gran bene, immagino tu lo sappia già.
    Come tutte le cose veramente grandi credo però che si debbano saper usare, facendone uno strumento di esperienza e di vita, un modo/ispirazione per la vita reale.
    Come tutte le cose grandi però te ne puoi ubriacare, intossicare, drogare, andare in overdose, fartici male insomma.
    Dipende dalla nostra bravura il valore del sogno e dei sogni che abbiamo e che facciamo, il loro potenziale di valore costruttivo e conoscitivo.
    I sogni non devono mai trasformarsi in stranaiamento e perdita della consapevolezza, pena cadere nella logica di chi si rifà a quella sciocchissima deduzione secondo la quale chi sogna è perduto: certo, chi sogna senza vivere è perduto, ma chi vive senza sogni lo è altrettanto.

  3. Rò… io vorrei riprendere un pezzetto di un mio sogmo.
    non chiedo molto di più.
    un sogno da sognare a occhi aperti o al limite socchiusi.
    la notte prima di addormentarsi e dopo aver fatto l’amore.
    il mattino al primo battito di ciglio e prima di aver ripreso a fare l’amore-

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