Ausculto i segni,
zampette di desideri,
vaghi, come l’odor di dolce dei negozi chiusi.
Di notte,
il silenzio si stende a pennellate larghe,
con briciole di luce
e fotoni dispersi
che urgono, già spenti.
Di notte
il silenzio si posa ai bordi del letto,
agita lenzuola di seta,
slega la veglia dai piccoli pensieri.
A te penso un poco,
non ti basterà
quello che per me
nel bujo, è troppo.
Questo silenzio lo sento
che sciacqua le rive delle case,
e sale e scende
sino ad affogare il sonno.
Accolgo i piccoli rumori
preziosi sul tetto,
contro il vetro,
e la bava di vento
con atomi d’erba
crepitante e secca:
è notte, ancora,
da bere a sorsi piccoli,
ancora.
ascolta il buio tra le dita.
mi piace questa frase.
fa venire in mente l’amore.
l’amore fatto al buio.
ascolti il rumore lieve delle dita
che risalgono
immerse nel buio
e hanno il sapore degli amanti.
la userò la tua frase,
in qualche racconto.
buonaserata.
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E’ bella, Willy.
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grazie Cicala, mi stupiscono sempre gli apprezzamenti 🙂 e grazie Minnie, altrettanto mi stupisce quello che nasce in altri pensieri 🙂
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Se ti ricordi di me, saprai anche che poco o troppo è solo a mio avviso un vestito invernale o estivo sul cuore. ho idea che le parole a mezze labbra con se stessi al buio, siano come le donne che mettono in discussione la vita di un uomo.
Sono un colpo di fortuna.
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