Nella hall dell’albergo meno del tacco 10 non e’ amore, le ragazze camminano portando avanti il bacino, la schiena continua l’arco all’indietro, fino alla testa, in equilibri strani. In un paese dove la paga media e’ meno di 100 euro, un paio di jeans alla moda e una pancina abbronzata sono un biglietto da visita inequivocabile. In questo posto mi rendo conto che spesso borbotto tra me, che parlo di legami deboli e di donne che tengono con guinzagli lunghi dando illusioni di liberta’. Qui dove la liberta’ c’e’ tutta, le donne ti chiamano amore perche’ e’ la prima parola che hanno imparato in italiano. E’ qui che i pensieri si avvitano sulle gradazioni d’amore, diventano spirali da percorrere scegliendo il senso di se’. Ma ogni tanto, nelle equazioni sentimentali, sarebbe utile fare tutti i passaggi e non enunciare il risultato raggiunto.
E’ strano scrivere da una tastiera cirillica cose che fatico a pensare in italiano. E sento i limiti di tutto questo cercare di capire per vestire la realta’ di concretezza.
Lo so che l’importante e’ vivere e non pensare di vivere, ma ho attenuanti signor giudice, io vivo e sto cercando solo di accordare le corde per suonare.