vacanze

Come per il negozio all’angolo, si passa davanti ad una casa di post e si legge il cartello di vacanze in atto. Nelle vecchie modalità comunicative, il giro delle conoscenze si alimentava con cartoline, telefonate, qualche lettera e l’ attesa di incontri sapidi d’umanità. Ora, con la comunicazione totale, in attesa della telepatia, se non ci si sente in continuazione, qualcosa manca. Un pò di dipendenza, una fetta di condivisione, due acciughine d’affetto e la fame passa. Se il silenzio facesse parte della comunicazione, sarebbe davvero un male? In fondo anche il negozio all’angolo l’ho sostituito con un’altro e le scoperte non sono state negative. Ma torneremo ad affollare la stessa strada, torneremo.

gloria

Tutto ciò che dico è mia riflessione, contaminata dall’esperienza, senza pretese di assoluto, per questo mi permetterò parole forti.

Se l’amore è incivile, lo è anche la sua gloria: il desiderio: smisurato, caduco, memorabile, cangiante e mutevole. Ed è incivile perchè la genesi dell’amore è nel desiderio:  padre delle pulsioni senza regole. Partiamo dalla natura del desiderio, pulsione gloriosa quant’altra, ricca di tracotanza, incontenibile, piena di volontà espansiva e insofferente alle regole. E’ questa espansione del sè che contraddistingue la prima fase di folia e che provoca l’eccesso di comunicazione. Quando il desiderio incontra il proprio oggetto si espande verso di questo, apre il cuore, dà credito, si fida e abbassa le difese. Cerca di comunicare con gli sguardi, gli odori, i suoni, le parole acquistano significati irripetibili nelle situazioni di scambio comunicativo usuale. Si apre un canale comunicativo speciale che verrà definitivamente chiuso con la fine dell’amore ( l’assenza di comunicazione non è il sintomo della rarefazione dei sentimenti?). Con l’amore trionfante la gloria dove sta?  E’ finita nella passione, figlia anch’essa del desiderio e che porta all’agire pratico e rende pubblico il nuovo stato annunciando grandi imprese. E quale impresa più grande dell’amare? Basterà rammentarlo poi, ad amore finito e prima di ricominciare, che l’etimo pathos significa colpire e che l’essere colpiti porta con sè il patimento oltrechè il tocco profondo della grazia passionale. In tutto questo il rischio dell’ amare, la sua vitale bellezza e la consapevolezza che è la dinamica che muove il mondo con il desiderio come motore. Senza desideri e passioni, siamo privi d’amore, ma se lo accettiamo c’è ancora gloria da cogliere per i miles della vita senza paura del pathos.

Ma non c’è gloria senza condivisione.

retrò

Un qualcosa che assomiglia all’emozione; indefinito tanto da chiedersi cosa vibra nei ricordi. E’ bastata una musica nota, amata molto in altri tempi e comunque cara per ciò che porta con sè di sensazioni. Che sia l’internazionale o l’inno russo, la forza del coro e le note riportano stagioni e passioni ancora vive. Sento la mia ingenuità e questa mi è cara assieme al sorriso, alla schiena dritta. Eppure… In questi giorni persi nell’epocale confronto tra Veltroni, Letta e Bindi, in questa stagione di centro sinistra senza orgoglio dedico questo veloce scorrere di sangue a chi ha creduto -e crede- si possa cambiare con la sola forza della convinzione e delle idee. A chi crede, come me, che se la passione vive, siamo tutti più ricchi e abbiamo speranza.

aromatiche e altro

domenica, 05 agosto 2007

aromatiche

Nella mia terrazza c’è un piccolo orto di aromatiche. E’ dentro una vasca d’acquario dismessa: rosmarino, erba luigia, cipollina, menta, basilico, timo, santoreggia, qualche timido peperoncino. Stanno trovando un equilibrio, le mie piante, qualcuna muore, qualcuna è arrogante e invade, molte vivono con dignità, tutte profumano. Le guardo e penso alla mia vita attuale e i ricordi sono al giusto, biologico, posto.

Postato da: willyco a 05/08/2007 14:31

gentile signora mele

Gentile Signora Mele, è un gran brutto momento. Lei ha molta solidarietà, ma non le basta e sta male. Non so quali siano le sue domande su di sè e sul suo futuro, il bambino in arrivo determinerà molte delle sue decisioni immagino. La mia opinione è che bisogna essere almeno dignitosi, e poi incazzati. Vede Signora, sul tradimento non ho scale di valore legate alla differenza di genere, es. è più grave il tradimento verso la donna, è meno grave il tradimento verso l’uomo, non ti ho promesso fedeltà e allora il tradimento non c’è, sei incinta è più grave, sei ammalato è più grave, non ci sei e non lo sai e quasi non è tradimento, penso di tradirti ma non lo faccio per paura e quindi non ti ho tradito, ecc. Per me il tradimento è una ferita per chi lo subisce e a volte la ferita è mortale, perchè non si dimentica, ma comunque è sempre grave. La ferita riguarda la fiducia nell’altro, la possibilità di fidarsi di chiunque. Fa male il tradimento, sempre anche se non si è incinta e non è una questione di genere uomo-donna o condizione economica. Chi tradisce è colpevole e solo il tradito lo può perdonare, ma per sanare sè stesso, la propria ferita. C’è una aggravante per chi oltre a tradire, per desiderio, amore, per tutti i motivi per cui si tradisce, tradisce e fa male per indifferenza, questo non ha giustificazione, dimostra che non ama e non vuole neppure bene; in questo caso, per me, la colpa e il vulnus non è redimibile. Legga se ne avrà voglia, Hillmann in Puer Eternus, aiuta a capire che il tradimento quando lo si subisce, dolorosamente aiuta a crescere e a cambiare definitivamente le persone. Del signor mele non mi interessa molto, credo che aspetterà che si dimentichi, è parte della politica aspettare le amnistie ai propri errori, ma Lei Signora spero che pensi a sè, che elabori la notte in cui è finita, che non subisca e basta, che qualunque cosa faccia, sia per sè prima di tutto e per suo figlio poi. La vita non le sarà facile in questi mesi. Se il signor mele non era sfigato e la lady non si sentiva male, cosa sarebbe accaduto nel suo universo? Spero non pensi che era meglio non sapere, comunque adesso lo sa e spetta alla sua dignità trovare una soluzione. Con i miei auguri per il suo futuro e quello di suo figlio

Postato da: willyco a 05/08/2007 12:02 | link | commenti (1)

colonna sonora

Stamattina ho issato l’orifiamma rosso e argento: luna e sole si contendono la vita del cavaliere. Lo sguardo è fermo, deciso a non scrutare dentro. Almeno per oggi. Colonna sonora: elgar: enigma, Annarella, mussorgsky: pictures…,nannini: abbandono e altro, inno russo, cccp,battisti, ligabue,bach j.s. per lenire le pene con la geometria del clavicembalo ben temperato, karl kraus, zarzuelas e vasco e guccini e modena e dire streets. Si va, non importa dove, ma si va.

Postato da: willyco a 05/08/2007 10:49 | link | commenti (1)

il cerchio di gesso

Eravamo bimbi. Abbiamo tracciato un cerchio di gesso per terra. Con cura l’abbiamo reso perfetto, ingrossandone i confini. Poi è iniziato il gioco: noi dentro, ridendo e in attesa che una mano amica ci liberasse.E il tempo passava e i nemici impedivano alle mani protese di toccarsi. Così il riso è diventato paura d’essere nella notte, prigionieri del cerchio con tanta cura tracciato.

Postato da: willyco a 05/08/2007 02:14 | link | commenti (4)

venerdì, 03 agosto 2007

la filosofia dei passeri

Stavamo becchettando in posti conosciuti, con abitudini semplici ed è bastato un katasasso per disperderci sui fili, alberi, cornicioni vicini. Con pochi richiami l’allegra brigata si sta ricomponendo, i percorsi ridiventano semplici.  Katasasso, un effetto positivo, l’ha ottenuto e cioè quello di farci guardare attorno. Lo stormo sta migrando, mantiene i legami, ne trova di nuovi, ma migra. Perchè eravamo in kataweb? perchè è di sinistra, perchè è gratuito, perchè è semplice, perchè … L’effetto diaspora mi pone domande, mi crea un pò di consapevolezza anche sul valore che abbiamo come utenti web. Probabilmente qualcuno vende i nostri accessi come pubblicità, testa le nostre abitudini. Non credo alla neutralità del mezzo, nè di chi lo gestisce e allora se mi chiedo dove sono e perchè, posso rompere un’abitudine: il processo più fecondo che mi è dato. Probabilmente migrerò ancora, ma adesso per scelta e non per necessità. Non è poco.

Per i passeri è importante il cibo, il gruppo, il nido.

E volare, naturalmente.

Postato da: willyco a 03/08/2007 19:28 | link | commenti (4)

dialogo

Ci sono persone che hanno un dialogo per capello e quelli che sono calvi

Postato da: willyco a 03/08/2007 10:42 | link | commenti (1)

giovedì, 02 agosto 2007

ischiatel

telefono: è P. da ischia, convenevoli, aria, acqua, cibo, discussione democritea sugli elementi fondamentali del mondo

– non vengo, mi dispiace (è vero)… no, non so dove andrò in vacanza…

P.: ho letto il tuo blog. Scrivevi meglio a vent’anni

– …

P.:  troppi riferimenti al quotidiano, un tempo scrivevi storie e articoli e distinguevi le cose

– non ti sapevo lettore di blog. (come c… fa a trovare il tempo di andare in internet ad ischia: in quell’albergo fa fatica a funzionare il cellulare e non ci sono prese in camera, avrà bloccato il computer dell’albergo e già vedo Vittoria, la proprietaria, che gli ronza intorno per vedere a chi scrive e cosa legge) Comunque sono pensieri ad alta voce, la napoletana è arrivata?

P.: La napoletana non c’è e comunque era amica tua, non mia, non sviare il discorso, perchè mi tiri in mezzo, scrivendo di me, dentro alle cose tue?

–  perchè fai parte della mia vita da tanto tempo e sei quello che mi conosce meglio, perchè ultimamente parliamo di più, perchè le  nostre discussioni non si concludono, perchè con te posso litigare finchè mangio o bevo e non mi va il boccone per traverso. E poi adesso sono così

Mi sto muovendo per la casa, ricca di elettricisti alle prese con il condizionatore. Apro il frigo e mi investe il pecorino di ollolai, persistente, invasivo, totalizzante. Tutto il mio frigo è di pecorino, perchè ne ho comprato una forma intera in agosto, poi? vivo da solo, anche una serie di cene con gli amici non intaccherebbero la trionfante dimensione della forma. Esiste un problema degli scarti dei single e di come tutto questo altera vita ed abitudini. Non posso invitare gente tutte le sere per vuotare il frigo perchè si capisce che sono avanzi. Chiudo il frigo con un pensiero alla Barbagia. Il  pecorino ha coperto poche battute di P. che torna alla carica sul blog. Stasera non demorde, gli piace sentirmi in difficoltà

P.:Cosa ci trovi nel mettere in piazza le cose tue, e anche mie: nulla surroga il ragionamento tra persone che si conoscono

– Perchè non mi chiudo, come fai tu, nella comunicazione orale, nella necessità di conoscere e di essere conosciuto. Esploro le suggestioni di nuovi contatti: è come parlare in una stanza buia, delle voci ti rispondono e tu non vedi i volti. Cerchi di dare una forma ad una voce, di darle capelli, bocca, corpo, età, cerchi di capire se è bella o non lo è e qui fai la stessa cosa con le parole. Solo rischi di più perchè ti mancano le sospensioni, i mezzi toni, le accentuazioni. Comunque è affascinante, anche quando nessuno ti commenta, perchè pensi che qualcuno, comunque, ti legge. E poi è bello leggere gli altri, trovare le sintonie, apprezzare la scrittura sintetica da blog che punta sull’immagine per sostituire la descrizione. E’ un mondo particolare, una scoperta per me

P.:  Nulla è meglio di un buon libro che scegli tu, che puoi aprire ovunque, sottolineare, commentare. E ne puoi parlare con chi ha le tue attenzioni, fai partire discorsi nuovi che lo proseguono, completano

(è il solito scassacazzi) Lo puoi fare anche sul blog e a più voci, hai solo il problema di quelli che intervengono a sproposito, ma si possono ignorare. E comunque per i discorsi difficili esistono blog difficili. Perchè non ne scrivi uno tu?

P.: Non ci penso neppure, lo sai che preferisco la realtà al virtuale e il contatto fisico…(ridacchia)

(quando le interurbane avevano un costo elevato, le telefonate si concludevano, evitavano di tirarla in lunga: era il costo, non la cortesia a dettare i tempi.Ci si poteva sfogare per lettera, ma era diverso e filtrato. Caspita, il blog è una immane lettera. Siamo tornati all’800 con l’high tech e il computer. é solo l’immediatezza della trasmissione a fare la differenza)

-… e  in questi giorni i contatti fisici non ti sono mancati, vero? ( chissà che la smetta, so che in questo momento di solitudine e di rifiuto, non ha molta propensione all’abbordamento. Nè a farlo, nè a riceverlo) Hai fatto incontri?

P.: Ho letto molto sul bordo della piscina, cosa che tu non puoi fare col tuo blog

– ho pensato di scrivere un post, anzi un postore sulle mie conoscenze in Barbagia e sull’avvocato pastore, sindaco di Ollolai… e la napoletana arriva?

P.: invece di scrivere puttanate, vieni qua a raccontarmele…

La telefonata continua, immagino la sua faccia divertita, quando è uscito il ricordo dell’occupazione di elettrotecnica durante il ’69 e del nostro trasferimento a lettere in cerca di rinforzi. Siamo partiti pieni di forza convincente: avevamo bisogni di uomini e mezzi e siamo rimasti a lettere per i due giorni successivi ed avevo perfino, pensato di iscrivermi, perchè l’ambiente era politicamente stimolante.  Abbiamo pezzi di vita comuni, con visioni diverse: giochiamo a memoria e mi fa pensare positivamente. Come al solito resteremo delle nostre idee, contaminandoci. Qualcosa cambierà, intanto nessuno vuol partecipare ad una cena a base di pecorino sardo artigianale?

Postato da: willyco a 02/08/2007 19:15 | link | commenti (3)

egoismo

Il pensare a sè è un prodotto dell’intelligenza e della volontà, l’egoismo è altra cosa e la santità un’altra ancora. Ritenersi importanti, conoscere il limite del dovere, permette di valutare ciò che ci viene chiesto e di dare coscientemente il massimo. Non ci sono bilanci da fare, è solo un problema di risorse disponibili. La terapia aiuta ad inquadrare il problema, poi subentra la consapevolezza. Infine la spontaneità dell’equilibrio. La mia vita è camminare su un ponte tibetano, instabile, insicuro e se finisco sotto chi mi ama piangerà.

Postato da: willyco a 02/08/2007 15:37 | link | commenti (2)

mercoledì, 01 agosto 2007

tarocche

Non parlo delle carte, ma delle giornate storte: quelle che incitano alle dimissioni dall’universo. La frana è cominciata ieri, serpeggiando tra extra ed intra lavoro. Rapporti personali a rischio, lavori con problemi grandi e inattesi. Il mix mi ha fatto uscire ed entrare in continuazione dal soggettivo all’oggettivo. Dai sentimenti alla materialità. come se gli uni e gli altri non si compenetrassero: acqua e argilla. Sarebbe più semplice se potessimo, davvero, separare i nostri umori e racchiuderli in sfere che al massimo rimbalzano quando si toccano. O forse vivere sarebbe più povero.  Oggi  la tempesta è continuata, aggiungendo nuovi crolli di fronte. Sono segni che vanno interpretati, accolti, destrutturati, magari continuando a sopravvivere.  Adesso è ora di resistere, impedire che il caos sconfini e dilaghi nella vita. La risorsa che metto in campo, dopo la mia furia contrapposta, è il ragionamento, la pazienza, la calma, la ricerca della quiete interiore. Il tempo della gentilezza verrà dopo le decisioni. Le decisioni verranno quando ci sarà comprensione per riconoscere le soluzioni e accoglierle. C’è tempo.

Postato da: willyco a 01/08/2007 12:10 | link | commenti (1)

martedì, 31 luglio 2007

fino a nuovo ordine

ho caricato in ordine sparso parte di ciò che stava nel mio vecchio blog, non ci sono le foto e neppure le poesie. Magari qualcosa è destinato a sparire, ma tra la sequenza dei pensieri e delle sensazioni e questo guazzabuglio c’è un abisso. Metafora del vivere: tirare una linea e riordinare senza fretta il passato Postato da: willyco a 31/07/2007 00:47 | link | commenti (3)

là oltre le nuvole e altro

Mercoledì, 11 Luglio 2007

là, oltre le nuvole

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Martedì, 10 Luglio 2007

il sonno dell’alligatore

C’è un posto per la ragion quotidiana, quella fatta di percorsi usati, gesti ripetuti, illuminati da guizzi di volontà. E’ l’apparentemente inutile che rende la vita bella: stamattina nuvole con l’anima nera sopra i containers, l’aria annuncia temporali lontani. E ieri notte un raggio pennellava i tornanti dei colli vicini. Lentamente, con sapienza. L’autista, inconsapevole, ha regalato sogni per immaginare vite altre. Chi sedeva al suo fianco, quale storia li univa, quali attese per la notte. Pensieri buoni per accompagnare il sonno. Oggi 10 luglio, il bollettino economico ha dato performance interessanti: + 9% nelle esportazioni, + 3.6% nella produzione, piena occupazione. L’equilibrista ha poggiato la fune a terra, stamattina. Con cura la percorre, la imprime nella memoria e attende che sia di nuovo tesa per il brivido che verrà. E’ la ragion quotidiana. Lontano, in uno stagno della Florida, un alligatore apre un occhio: nulla di interessante, un pensiero fossile e il sonno continua.


Martedì, 10 Luglio 2007

tracce di vita presunta

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Sabato, 7 Luglio 2007

parole e musica

Guardo la mia casa, zeppa di musica e libri accatastati, librerie stracolme, pile altissime che crollano allegre durante la notte. Ingordo, stratifico sensazioni, pensieri e amo il dialogo con i suoni e le parole. E’ un amore ricambiato, una passione antica iniziata oltre 30 anni fa che non finisce. La musica non ci salverà, ma aiuta a dar senso alla vita. Il film che vivo è altro, ma la colonna sonora e i dialoghi sono miei. Anche stasera camminerò su un tappeto di parole e mi sentirò amato.   


Venerdì, 6 Luglio 2007

presunzioni

Vedo spesso esortazioni, persone che invitano pressantemente a fare qualcosa, che richiamano principi comuni, regole non discutibili. Sembra esista qualcosa che non ci appartiene, un apriori indipendente, confluito nella consuetudine. Mi è stato spiegato che è proprio questo apriori che rende il mondo così bello, che dà un senso positivo alla vita. Sono stato fornito di criteri che mi permettono di interpretare ciò che vedo, di esprimere un giudizio, di accettare o meno una persona, una situazione. Sono i criteri per cui posso sentire il bisogno di abbracciare o picchiare una persona. E’ quello che regola i miei rapporti con gli altri e quindi con me stesso. Ciò interferisce pesantemente con i miei sentimenti. Le dinamiche e ciò che sento, per quanto complicato, alla fine è semplice. Penso che tutto si riduca nella minimizzazione della sofferenza o nel principio di piacere. Meglio il secondo del primo. La filosofia sguazzallegra in questo campo e così le scienze più o meno umane. Il punto è che le regole servono. Punto e basta. Ma le regole mi servono e non devo servirle. Non sono disgiunte dall’uomo. La creanza è una regola che mi serve. Ma la creanza non può essere il paravento per far del male gentilmente ad altri e sentirmi buono. La gentilezza cessa di essere tale se mi impedisce di essere sincero. La gentilezza non è vera se non sono gentile con me stesso e cerco di fregarmi. Mi hanno insegnato a presumere, a immaginare di aver capito e sono stato fornito degli strumenti necessari alla bisogna. Il mio sforzo è liberarmi di strumenti interpretativi, di lasciare che le cose entrino, di rinunciare alle scorciatoie della conoscenza. Quello che faccio con la musica o con le persone: lascio che entrino, poi capirò. A Kiev, tempo fa ho assistito, per caso, alla celebrazione di un matrimonio tra una Ucraina e un italiano. Lei era bellissima e lui un pò meno. Sembrava si amassero molto. Abbiamo brindato all’amore eterno. Un ottimista informato della vita mi ha detto “tra un anno divorzieranno: lei se ne andrà. Adesso lo ama, ma da noi, per sempre, dura meno che da voi. Ci crediamo davvero, che è per sempre, solo che quando finisce non ce la prendiamo. E’ la nostra cortesia”.  Spesso sono stato inutilmente scortese verso me stesso e verso gli altri, ho presunto e mi sono impedito di capire. Di ciò mi pento, perchè il “lecito” è stato messo alla porta della mia testa. Ma penso che non sia tardi per ritrovare il filo di una etica che rispetti me stesso per rispettare gli altri. Magari parliamo di etica dell’accoglienza armata ascoltando Sinatra che canta My Way, oppure la sonata n.17 in re min. di L.van Beethoven op.31, oppure Annarella dei Modena, oppure quello che vi viene meglio e vi fa stare bene. Basta metterci quella piccola passione che permette di condividere convivere.

Martedì, 3 Luglio 2007

asmara

Asmara, almeno quattro confessioni religiose, tutte a un tiro di fionda (non uso la parola schioppo perchè qui li usano davvero e senza chiederti il permesso), l’una dall’altra. Cattolici, Copti, Ebrei,Musulmani. Tutti che suonano campane, pregano per altoparlanti, si vestono secondo i propri canoni. Donne in nero, velate, a capo coperto, occhi mobilissimi, neri e bellissimi, che parlano. Copti in bianco. Tanti, ma proprio tanti, con funzioni continue in chiesa e fuori e campane adeguate alla bisogna. Ci sono anche campane per uso personale,uno passa e suona: qualcosa in qualche parte dell’universo, succederà. “Prego, si tolga le scarpe se vuol stare in chiesa”. Esco, ho già visto. Mi basta. Meglio il corso e i bar in stile fascista, con arredi originali. Succede tutto al bar, incontri, affari, parli del mondo e soprattutto, perdi tempo. Ecco, qui il tempo non ha valore contingente. Ti dicono dopo e dopo è domani, fra 15 giorni, forse mai. Ma è dopo,qualcosa che può succedere. Mi piacerebbe che Zaubè si esercitasse a pensare che valore può avere la psicoanalisi in un posto come questo. Sul corso ci sono i cattolici, non pochi e con molti religiosi. L’impressione è che siano meno intensi per espressività delle altre confessioni. Ebrei pochi, con sinagoga e senza problemi, ma pochi. Il rabbino non riesce a celebrare i riti della pasqua per carenza di presenze. Tira avanti, aspetta rinforzi. Per un agnostico è un ambiente curiosamente  stimolante: la soglia di qualcosa che emana coesione e sensibilità. Non è solo cultura contaminante, è spirito tangibile, modalità del vivere. Impossibile non farci i conti se si vuole cercare di comprendere almeno dove si è. L’eritrea rimane dentro e adesso dopo 4 mesi mi ritorna con le sue domande e il suo fascino di terra di passaggio. Quando pensavo a dove stava andando quel bimbo che, serio serio, camminava verso Kerem, pensavo che poteva fare a meno di noi, dell’occidente, della sua cultura dominante, che poteva essere felice senza i-pod, che il mare è per lui distante e bellissimo, come l’idea di vacanza, che la sua cultura basata sulla precarietà lo porterà chissà dove, gestendo situazioni per noi impossibili. Che se ci conoscerà potrà anche decidere di fare a meno di noi.

Oppure nò?

Mi accorgo che ho seguito solo il filo dei pensieri e che si sono mescolati i colori con le sensazioni. Ma se si guarda in silenzio, gli occhi parlano con la testa e pescano nella cultura appresa, cercando di mitigare l’impatto del mistero e di ridurre ad oggetti conosciuti e interpretabili,Eritrea_2007_056  le esperienze. Basta che il soliloquio non si trasformi in vaniloquio, allora è lecito rompere le regole del ragionamento a tema. E attendere che la polvere si depositi per ritrovare la meraviglia.


Lunedì, 2 Luglio 2007

chissà

Kerem (eritrea febbraio 2007)

Eritrea_2007_129_4

Chissà dove andrà senza di noi?


Lunedì, 2 Luglio 2007

chi

chi legge

chi passa e si gira

chi ascolta solo il suono delle parole

chi affamato si alimenta

chi affannato si riposa

chi partecipa

chi si fa prendere

chi scappa

chi giudica

chi condivide e tace

chi condivide e lo dice

chi ha la puzza sotto il naso

chi sente la puzza e se ne và


Lunedì, 2 Luglio 2007

narcisi d’autan

Alle sorgenti del post, ovvero perchè si mettono in piazza le proprie mutande? Perchè d’altro non si parla nei post, se non di ciò che, pur intimo, si vuol far vedere e condividere. Allora c’è chi mostra il pizzo e chi il tanga, chi la propria nudità e chi le mutande della nonna e c’è lo spazio tra il dire e il lasciar intuire. Chè una pena è pur sempre un graffio dell’anima e solo ad alcuni si vorrebbe mostrare. Sulla solleticazione d’un post di Minnie, sono ritornato sulle mie motivazioni al mostrarmi e su cosa mi aspetto dai miei muti interlocutori. Anzitutto che ci siano e che sia discutibile ciò che penso, poi che magari, da cosa nasca cosa. Ovvero che questa nuova modalità del comunicare mi produca cambiamento, vita, coinvolgimento. Qui c’è un discrimine personale nel mio accogliere e interloquire da riassumere in: se una cosa mi prende, mi interessa e mi cambia, mentre il resto dei rapporti è cortesia.

Dai blog che frequento e che quindi mi piacciono traggo quattro categorie:

  • il blog piazza grande, dove trovo passione, quotidianità, amori, politica, mammamia che impressione,sto male puoi aiutarmi, miprestiuneuro, ecc, Insomma la vita,
  • il post indignato assembleare, che per un sessantottino non pentito è sguazzo maialallegro. C’è tutto, compresa la mozione d’ordine. Si discute, ci si incazza, si esordisce dal problema contingente, ma la soluzione è globale e rimette in ordine i destini del mondo e del suo mutare. Con una grande qualità, quella dell’indignarsi. Presupposto per la passione e del gusto di pensare diverso e che comunque così non va bene, ma c’è speranza, purchè…
  • il post torrentizio, simpatico, ricco di fatti e racconti, un racconto colloquiale da signora mia non le sto a dire cosa mi è successo. Mi piace perchè c’è vita, spesso non mi aggiunge nulla, ma mi rende allegro. E’ un colloquio tra amici che evitano le sfighe personali rendendole leggere, maneggevoli all’uso.
  • il post d’autore, ovvero vedi come scrivo bene e lo sò, ma se qualcuno me lo dice sono contento. E chi non ci casca in questo, a chi non piace pensare che ci sia originalità in ciò che scriviamo e pensiamo. Ma alla fine il ripetere dell’esercizio di bravura, stanca, come vedere il triplo salto mortale con avvitamento per trenta volte, alla fine si spera che caschi. Però la grande risorsa della rete è che si puòfare a meno e puntare su altro.

Spesso le cose si mescolano e mi piacerebbe essere tutto insieme, scrivere con l’asciuttezza anoressica che rende folgoranti i pensieri, ovvero cullare parole tonde e barocche ricche di velluto e damasco. Ma alla fine è il contenuto e ciò che voglio dare e ricevere, che conta. E la consapevolezza che quando ci si stanca non è una tragedia. Allora avanti verso mille nuove parole, avventure e verità.


Domenica, 1 Luglio 2007

vier letzte lieder

Che dire della vita e dell’accontentarsi? Che la passione è solo transitoria, come l’amore. Che la felicità, è illusione di felicità, da ripetere senza farsi troppe domande. Che troppo spesso accontentarsi è mentire a se stessi e agli altri? Penso alle vite strutturate, ritmate da appuntamenti, affetti, consuetudini a cui non è possibile derogare pena il disfacimento del mondo faticosamente costruito. Penso all’energia che deve essere utilizzata per tenere assieme situazioni senza legami forti e al ripiegarsi su sè stessi alla ricerca di un equilibrio che faccia meno male. Il meno peggio come vita saggia e possibile. Non è una grande scelta. Eppure la vedo dappertutto. Partecipo a queste vite. Le capisco, ma ne sento il dolore sordo. Una nota di basso che non se ne va. Meglio le passioni difficili che implicano scelte e pericolo di cambiamento. Ne ho parlato con P. e da ironico complice, ha concluso: ” quando ti accorci questa barba da hidalgo, irrimediabilmente bianca, abbandoni la guardia alla porta ed entra la vita con le sue domande”. Ho messo gli ultimi quattro lieder di Strauss e ho chiuso gli occhi assorbito da Jessie Norman.