narcisetto

Mi ripeto che il narcisismo c’entra molto, che la tentazione di mostrare il proprio lato migliore diventa naturale, che non c’è obbligo di completezza e quindi di verità. Del resto questa cosa è stata esaminata, e risolta, nei romanzi, nei saggi, persino negli articoli scientifici è stata risolta. Ovvero occupiamoci dell’oggetto, dello specifico, del rilevante e diamo per scontato il resto, che magari quello non interessa oppure fa parte del vissuto di ciascuno. Non ci assomigliamo forse tutti? 

Sarà per questo che viene naturale l’elegia, il tono enfatico, l’esperienza assolutizzata. Però, se penso a me, mica sono solo questa immagine di un pezzo di vita; ho una storia, parecchi anni, esperienze sbagliate ed errori voluti e subiti. Non sono solo i mipiace, ma anche la parte che non piace. E che faccio, la seppellisco sotto il tappeto? E’ parte importante di me, e anche se questo è il luogo dell’alias, della libertà al dover essere, anzi proprio per questo è importante, perché è ciò che sono. Così mi dico, meglio mettere anche il resto che non è solo contemplazione, mettiamo anche qualche macula, una defaillance che altrove non si mostra. Mettiamoci quelle parti della vita che sono state importanti davvero, anche quelle meno popolari adesso, ma senza esagerare con i ricordi. Lasciamo la foto sfuocata se è quella che è in testa e fatta al volo. Come non mi piacciono i professionisti della malinconia, non mi piacciono gli abitini sempre da festa, i troppo vestiti per benino. E meglio essere interi con i vestiti rattoppati piuttosto che senza qualche pezzo con i vestiti belli. Nessun intento moralistico, parto da me, da quello che scrivo, anche se non tralascio lati meno popolari, quindi è una semplice costatazione e un bisogno serale di verità.

Però sono fortunato, a volte m’imbatto in persone che mostrano anche il lato con le toppe e devo dire che mi prende una grande voglia di ringraziare, perché l’umanità è un dono così com’è, può piacere o meno, ma se è intera il dono è doppio.