l’alligatore e il ghepardo

La verità è una scatola in cui vengono buttati i fatti e chi li estrae, sceglie, guarda, trae conclusioni.  Oggi è difficile essere dalla parte giusta del mondo ed usare la critica per distinguere dentro casa. Quando lo si fa, si conclude che la verità non può essere che relativa. Ma la verità è anche il più efficace strumento per discernere se ciò che si dice corrisponde a ciò che si fa e questa verità dei fatti, sovrasta le intenzioni e gli stessi pensieri. E’ la verità tangibile della democrazia. La democrazia non è il migliore dei mondi possibili, però alcune cose non le consente e se la decadenza mescola il malaffare con i principi fino a farne una pratica prima tollerata, poi consentita, infine nobilitata dal “tanto gli uomini sono così“, ciò che viene travolto è la possibilità di cambiamento. E senza cambiamento possibile, senza crescita collettiva, non c’è democrazia, non c’è identità, non c’è solidarietà, non c’è giustizia. E’ grave? Gravissimo per chi lo sa, se ne accorge, lo intuisce,  invece è marginale per chi ha già relativizzato l’ingiustizia, il crimine, i misteri, le trame. Però non è finita se il 30% di questo paese la pensa in modo diverso, quello che avviene è una lotta silente in un pantano dove tra fango e schizzi di sangue, un alligatore lotta con un ghepardo. Io scelgo il secondo.

 

12 dicembre 1969

 

Il 12 dicembre  a sera, c’ero e non c’ero. Capivo e non capivo. Sentivo che era bello correre, ma non sapevo dove andavo. Qualche giorno prima la bomba in rettorato, dopo un pomeriggio di occupazione dei cortili amati, ma eravamo tornati a casa, in facoltà a rioccupare: provocazione, fascisti, nessun ferito. Questo contava in fondo e poi rientrava nel mondo comprensibile, quello che si poteva governare con maggiore attenzione, vigilanza. Non ci si ferma per questo, è il ’68 che continua, che vincerà. Poi la staffilata di Piazza Fontana e della banca del Lavoro a Roma, 5 attentati in meno di un’ora ed allora non capii più: s’era alzato il livello dello scontro e ciò che pareva una felice macchina verso il cambiamento s’era scontrata con un muro spuntato dal nulla. In questo paese, in cui tutto era tragedia e operetta e quindi si poteva sconfiggere con un’alzata di spalle e un birignao, qualcosa di serio, di tremendamente serio aveva messo la testa fuori dalla terra. L’orrore di questi corpi che uscivano dalla tenebra, del camminare in mezzo a loro, poteva essere curata solo credendo che si potessero sconfiggere, che l’orrore avesse fine e il mondo tornasse ad un equilibrio. Almeno un equilibrio, se l’armonia non era possibile. E poi quegli Inconsapevoli, primi di troppi altri, che un fato aveva messo assieme in quel posto, a quell’ora, avrebbero trovato almeno pace, se non ragione, nel loro morire, se ci fosse stata una risposta. Invece non è accaduto e le domande senza risposta e le risposte messe assieme senza processi conclusi hanno generato ancora morte, disperazione, arretramento. Solo la verità spinge avanti, cambia le persone e il mondo in cui vivono. Ma a che serve saperlo se questa verità non è stata data? E deviata e perduta è divenuta peggiore di ogni menzogna. Chi accetterebbe di vivere bene nella caricatura del vero? Nessuno, ma così è stato, e c’era chi rifiutava, non capiva. Tra tanti indifferenti, vedeva e non capiva, mentre il paese smottava, tra silenzi e nuovo sangue. Ora c’è calma, perchè non c’è pericolo di verità, te lo sei mai chiesto se non è per questo?

n.b. per chi volesse qui c’è una pagina di Pasolini che come tutti i poeti profetizza il vero e lo rende terribile nella sua essenzialità di scelta. http://www.nazioneindiana.com/2009/12/12/photoshopero-io-non-dimentico-12-dicembre/

 

dov’eravate il 9 novembre 1989?

 

L’interesse per la politica aiuta, come allora, a vivere il presente? Forse, ma non è importante per i più, infastiditi da un mondo che sembra non riguardarli e pensano che  tanto non cambia nulla.

Quell’estate ero stato a Praga. C’erano stati scontri con morti e feriti vicino al teatro, ma l’aria non era, come altre volte, cupa e al ritorno, parlandone, si sentiva la nostra inadeguatezza d’essere chiusi nelle vicende italiane. Il nostro futuro avveniva altrove e bisognava leggerlo e capirlo con occhi nuovi. Così arrivò il 9 novembre, inaspettato e banale nella dinamica. Dov’ero?  Al lavoro fino a tardi, con un giornale, già inutile, che attendeva di essere letto e una frase di Gorbachev, della sera prima, che mi seguiva. L’ho meditata, discussa,  rifiutata e finalmente acquisita, quella frase e credo valga per tutti:

Chi arriva tardi viene punito dalla vita”

geometrie non euclidee

Rutelli se ne va, ma non subito, non del tutto. Farebbe un gruppo ponte in parlamento che consentirebbe il rapporto e il transito verso l’UDC, ma di converso, la sinistra extra parlamentare potrebbe avvicinarsi ad un PD più a sinistra. Quindi un pezzo va a destra, ma il resto che va a sinistra,  parlerebbe meglio con il centro e la sinistra che non c’è. La cosa, in gestazione, non dispiacerebbe ai geometri specialisti nelle bottiglie di Klein, che tra i problemi urgenti del lavoro che non c’è e i problemi quotidiani, trovano affascinante il risiko parlamentare.

Mi vengono due domande:

1. Rutelli è stato eletto da chi e per quale progetto politico?

2. Quando rispetteremo le geometrie euclidee dove si capisce subito chi è dentro e chi è fuori e ognuno ha un nome, un ruolo e un posto?

http://concita.blog.unita.it//La_camera_di_transito_704.shtml

 

n.b.In matematica, la bottiglia di Klein (detta anche otre di Klein) è una superficie non-orientabile di genere 2, cioè una superficie per la quale non c’è distinzione fra “interno” ed “esterno”.

ha vinto Bersani

Ha vinto Bersani, comincia qualcosa di nuovo. Comunque.

Il 47% dei 3 milioni di cittadini ha votato altrimenti, le idee coincidenti sono molte, ma anche profondamente diverse in questioni non marginali. Credo che i cittadini votanti chiedano unità, ma non appiattimento, opposizione e alternativa al berlusconismo e non bizantinismi, proposte di vita e futuro intelleggibili e non fumosità, diversità di comportamenti, stili e priorità rispetto a chi governa. Bersani è una persona concreta è il suo pregio maggiore, argomenta e non perde la pazienza,  forse è anche in grado di sognare. Non comincia una sua avventura, comincia un percorso che riguarda anche chi non l’ha votato. A questo riguardo penso che abbiamo solo questo bambino, il PD, per cambiare oggi una deriva sociale, etica, politica e pensare che la sterilità sia meglio di un figlio, sarebbe ingeneroso, suicida. Molti si sono stancati di sperare, molti pensano che dal peggio il disgusto faccia nascere il meglio, molti pensano che ci sono energie che rivolgono la loro necessità di fare qualcosa per gli altri, in campi più concreti della politica. Credo che Bersani e quelli che credono si possa cambiare il paese debbano anzitutto parlare con queste persone. Ci saranno le alleanze, le capacità manovriere, le cecità della concretezza, ma sono questi i nostri compagni di strada.

Non so cosa farà Marino, ha chiesto di continuare ad occuparsi di sanità. Quelli che si riconoscono in una necessità di modi diversi di fare politica, non si disperderanno, troveranno il modo di incidere e di mantenere le priorità nell’agenda del mutare politica. Perchè parlano di stile e di a priori, perchè la laicità è un metodo per vedere i problemi, perchè l’istruzione non è il contratto degli insegnanti, perchè dire dei sì e dei no, è una necessità.

Non so cosa farà Franceschini. Ha fatto quello che si poteva fare in questi mesi, è cresciuto politicamente impostando un’ opposizione forte a Berlusconi, ha parlato di Costituzione e di Resistenza mostrando di crederci, ha cercato di tenere assieme l’impossibile, si è speso e ci ha messo la faccia. E’ fondamentale che il pezzo di società che rappresenta e in cui c’è molto di nuovo, non si chieda se con la vittoria di Bersani abbia perso il PD.

Infine in questo coacervo di sentimenti e di speranze, di delusioni e sorrisetti con la pacca sulla spalla: beh, però un bel risultato, restano i destini personali che dialogano con quel che vorrebbero. Credo davvero che l’energia positiva abbia la necessità di uscire, che oscuramente contrasti il degrado della termodinamica delle passioni, che spinga le azioni, che faccia sorridere e incazzare e sussultando, giri attorno ad una affermazione: abbiamo vissuto, stiamo vivendo.

Buon cammino a Bersani, al Pd e a tutti noi che crediamo si possa cambiare questo paese.

DOMENICA LE PRIMARIE DEL PD ESPERIMENTO DI DEMOCRAZIA

 

L’autunno è una stagione simbolica per il cambiamento in questo Paese, così è stato in passato, sia a destra che a sinistra, ma oggi al centro dell’attenzione c’è la crisi produttiva, con la sua gravità occupazionale montante e lo scontento nella parte riformista del Paese. Per questi cittadini, in questi anni, il distacco tra il possibile e il reale è stato sempre troppo elevato e senza speranza nell’essere colmato. In questa percezione tra la reale urgenza dei problemi e l’azione dell’opposizione, anche la lunga marcia verso la segreteria del Pd ha lasciato tracce negative. Ma questo autunno ha due facce e se guardiamo dal lato positivo questa stagione di passaggio, possiamo accorgerci che la scelta di un lungo percorso congressuale, con un dibattito pubblico senza pari fra i partiti italiani, è servita per far emergere idee e modi di azione politica con forti caratteri di novità. Però avere tre buoni candidati alla segreteria del Pd non significa avere lo stesso partito, indipendentemente da chi vincerà. Questa era la caratteristica della vecchia politica e dei partiti carismatici: il 25 ottobre con le primarie aperte, verrà imboccata una strada diversa e il Pd assomiglierà alla maggioranza degli elettori che determineranno il segretario. Questa percezione che si sta superando la vecchia immagine del partito riformista mi ha fatto scegliere Ignazio Marino, per la sua proposta che si appoggia sulla novità della candidatura, sulla rottura dei paradigmi politici di cooptazione, sulla laicità come metodo dell’agire politico, sulla priorità per i temi che riguardano l’istruzione, i giovani, il lavoro, il futuro. In questo vedo il metodo per essere più vicini alla velocità del cambiamento della società, mantenendo fermi i principi che non sono mutati dalla rivoluzione francese: eguaglianza, solidarietà, libertà. Ciò che è mancato in questi anni in cui la politica ha riflettuto molto su sé stessa, è stata proprio la proposta di un metodo che consentisse di affrontare problemi globali attraverso soluzioni puntuali. I giovani, le donne, gli anziani, i lavoratori, gli omosessuali, i disabili, interi pezzi di società sono stati isolati dal contesto globale come se i destini dell’uno non riguardassero gli altri. L’annuncio del problema puntuale ha prodotto un attenuarsi delle tensioni, ma non ha prodotto soluzioni e ha disgregato il tessuto cooperante della società. In definitiva le persone sono più sole e non riescono a far riconoscere come collettivi i problemi che vivono. Invece la bontà della proposta politica passa attraverso la saldatura tra i problemi globali e la politica di cambiamento come luogo dove ognuno deve riconoscere il proprio futuro e la propria condizione presente. Se un giovane percepisce 500 euro al mese per lavorare 8/10 ore al giorno, con un contratto regolare, il suo problema non può essere personale, ma diviene una questione collettiva. Se l’eguaglianza tra sessi o la libertà di disporre della propria vita non è garantita, non è un problema personale, ma generale. Se non c’è mobilità sociale e il merito non è il criterio per distinguere, gli individui divengono prigionieri di una condizione senza poterla mutare. Questa società in cui convivono diritti e dinamicità è quella che penso per un futuro che supera antiche etichette e condizioni precostituite. In questo la scelta del 25 ottobre non è un passaggio banale, perché in quell’occasione opzioni nuove possono entrare a far parte dell’azione del Pd e su queste costruire un programma e un futuro definito in cui i cittadini possano o meno riconoscersi. Mi piace pensare che il partito dei riformisti in questo Paese sia fatto di additività, di esperienze e di storie che si sommano e creano un futuro condiviso, non di inclusione in cui alla fine c’è la marmellata delle idee. Sarebbe poco interessante qualsiasi ritorno al passato, sterile e inadeguato. Non è questa la condizione in cui ci si avvia a votare il 25 ottobre: comunque vada sarà un esperimento di democrazia grande, ma anche un conferimento di responsabilità enorme per chi vincerà, che dovrà unire e cambiare allo stesso tempo. E’ una grande occasione di partecipazione: facciamo in modo che ora l’inverno del nostro scontento davvero finisca in una estate.

Mica è necessario leggere sempre tutto e di certo non mi offendo. Questo è un mio articolo pubblicato ieri sulla stampa locale. Non voglio convincere nessuno, ma io sono anche questo. Come dire: per conoscenza.

se non si fosse capito il 25 ottobre voterò per Marino

 

Grazie a Cecilia, anche per la risate collegate al video. La campagna pro Marino va avanti, c’è allegria nel fatto di non avere nè mezzi nè apparati di partito, sapere che la Repubblica ha già scelto con chi stare, che però Concita, anche se non lo dice, ci sorride, che questa candidatura è una preoccupazione per il  monolite, che la laicità è diventata di tutti i candidati, che i teodem sono preoccupati, che proporre un parlamento composto da 900 persone senza problemi con la giustizia è una rivoluzione, che l’istruzione, la salute, il lavoro sono ancora diritti e non optional da pagare a parte.

Domenica gli obbiettivi sono 2: dimostrare che c’è un paese reale che si oppone al berlusconismo e che un senatore che non viene dal partito ma dal suo mestiere di chirurgo, senza padri importanti può diventare determinante  per un nuovo modo di fare politica da riformisti in Italia.  

Se ci credete e sperate ancora un poco diffondete, replicate, convincete, discutete. Non è inutile,  il cambiamento ci riguarda tutti, anche quelli che voteranno per altri.

seguendo Fenoglio

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Dietro il Duomo di Alba sale un sentiero verso Altavilla. E’ un cammino a ritroso nella Langa, ritmato dalle righe di Fenoglio che fanno emergere case, vigne guarnite di rose e sentieri ripidi scavati dall’acqua.  Case di geometri seguono il sentiero, fino alla  macchia, poi basta e dietro un nocciolo, la colonna capitozzata di pietra grigia con la lapide: Gino Rocca, qui cadde seguendo un ideale. Novembre 1944.

Vado a memoria e della prosa potente di Fenoglio emerge dal ricordo l’immagine di un giovane che sta scendendo la collina. Uomini, spari, chi insegue e chi è inseguito, con quella casualità che è pane della morte. Adesso quel giovane vede un repubblichino, un ufficiale che alza l’arma, un fiore rosso dalla canna e prima del rumore, senza  rendersi conto, il suo corpo cade in avanti verso valle, mentre i pensieri si dissolvono nel sole di un giorno. L’ultimo.

Si parla tra noi di ciò che eravamo: chi comunista, altri democristiano, fascista, socialista, ma sono tutti nomi che non dicono oggi, più nulla di concreto a chi  ha 20 anni. Con la mia generazione finirà il ricordo ancora vivo della guerra di liberazione e dell’antifascismo, c’è solo la speranza che per alcuni restino gli ideali, quelli che seguiva Gino Rocca, scendendo la collina. Magari con altri nomi, ma con lo stesso sorriso per una cosa grande che si porta appresso.

parliamo di questo

http://unita.it/news/italia/88633/laureato_perde_il_posto_da_muratore_e_si_uccide

Laureato, perde il posto da muratore e si uccide

Laureato in matematica e fisica ma da anni precario e con un’occupazione da muratore, si è tolto la vita perchè la ditta edile nella quale lavorava si è vista costretta a ridurre il personale. Si è sparato un colpo al petto un quarantanovenne residente a Sora.

L’articolo de l’Unità inizia così. Stiamo rimuovendo il problema dell’insoddisfazione personale e della precarietà. Questa società genera infelicità, illude, promette e non mantiene. Siamo finiti dentro un super enalotto dove per uno che vince, tutti gli altri perdono e pagano chi vince e chi gestisce il gioco. Questo problema riguarda tutti, i giovani che non capiscono appieno la truffa che subiscono sul loro futuro, gli espulsi dal lavoro che saranno sempre più ricattabili nel bisogno, gli anziani che dovranno provvedere non solo a se stessi. Dopo la crisi ci sarà più precarietà e giustificazioni al licenziare, ma pare che pochi se ne rendano conto.

In Francia Sarkozy ha chiesto ai tecnici, una proposta per misurare il PIL, non solo sulle cose e i servizi prodotti, ma introducendo il benessere del paese E’ un processo dirompente dove i suicidi per disperazione peserebbero sulla politica e sulla nazione, il lavoro sarebbe una componente dell’equilibrio personale e produrre non il primo obbiettivo per una nazione. Non andrà così, troppa responsabilità su chi governa i paesi.

Intanto silenti o conclamate le disperazioni si accumulano, il bisogno non produce solidarietà e il paese si divide tra chi può costruire un futuro sul proprio reddito e chi non può farlo.

Quali sono i limiti della speranza? E quelli della pazienza? 

perchè leggo Gramellini

Gramellini è come la mela: aiuta a stare in salute.

E vedere le cose con ironia non fa male. Neppure dopo i pasti.

 

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41