
Quando parlo di prato, intendo il Prato della Valle, una enorme piazza di Padova, dove si svolge il mercato del sabato e molto d’altro.
Così, per la precisione.
Da stamattina, i quasi quattro km dell’anello, sono stipati di bancarelle di ambulanti provenienti da tutta europa. Un tripudio di cibo, oggetti, piante, stoffe, odori, gente. Nel prato interno, tra le statue, sull’erba i ragazzi prendono il sole, parlottano, amoreggiano, sotto lo sguardo dei pellegrini affranti dal caldo.
La mattinata è trascorsa parlando di Sardegna interna, con un sassarese che vendeva salsiccia, pecorino e pane fresa (naturalmente assaggiati), con manate sulle spalle e sorrisi finali.
Gli irlandesi mi hanno convinto a prendere una polo da rugby bellissima e forse non tarocca. I francesi, hanno ceduto, con lo sconto, una padella, alla deriva tra finti laguiole. La tovaglia antimacchia provenzale, ocra con olive e api, me l’ha venduta un tizio, a tratti senza erre, tutto tarocco. Sia la erre moscia che la tovaglia
Vivere in una città media dà molto, è sostanzialmente, un posto in cui è bello tornare. Poi il resto è eguale. Vi ricordate di “innamorarsi a Milano”? Beh, cambiano le cartoline, ma ciò che conta è lo stesso.