i partigiani rinascono sempre
25 aprile
4
i partigiani rinascono sempre
i partigiani rinascono sempre
Leggo qua e là, di mònadi ed attimi, della necessità di cogliere gli uni e le altre a farne collane da indossare. Corallo e perle che vivono e rilucono a contatto con la pelle, ma muoiono se abbandonate in cassetti. E che fine fanno i progetti, i sogni senza tempo, le temperie dell’anima? Tutte quelle costruzioni immateriali che con fatica, nascono da lampi di comprensione profonda, oppure dalla costanza dello sperare. Oggi nel culto dell’attimo, sono anticaglie per vite vibranti e desuete. Le furie e le passioni, già hanno miglior sorte per la loro natura intensa e fugace, ma c’è una vita fatta solo di passioni e furie?
Il dilemma è risolto dal quotidiano, che sovrappone stimoli, accumula appuntamenti e visi, scatta miriadi di foto digitali e relativizza il tutto. Non preoccupiamoci anche gli attimi, hanno il loro posto: in qualche memoria digitale asservita a un sistema operativo che non leggeremo più quando sarà superato.E solo noi, la biblioteca di babele conserveremo tutto. Con i nostri scritti e le nostre memorie imprecise e creative, tanto forti da rendere mònadi, insiemi complessi ed attimi, lunghi pezzi di vita. Con i racconti che terranno vive le passioni attraverso le parole. Con le lingue morte mescolate alle vive, contaminate, incrostate d’argento ed odorose di mirra che pur non capite evocheranno luoghi, persone, situazioni. Una nuova grammatica delle passioni, per dar loro la giusta lunghezza da vivere oggi, con le parole da coniare per descriverle e il fascino delle immagini per rappresentarle. In punta di piedi e senza parere, da mònadi costruire il nuovo lessico del rimanere nella vita. Chè di questo si parla: vivere l’attimo in un disegno condotto dalla passione.
Voi non sapete quanta gioia ci sia nel gabbare chi crede di averci espropriato della nostra voglia di presente e futuro:perciò anche il governo Berlusconi passa in fretta e solo gli amori giocano con l’eternità.
Buon 25 aprile, ora come allora.
Oggi il vento
ritaglia parole,
pensieri,
e li scaglia lontano.
Anche il verde,
è in attesa,
e dimesso, non riluce.
Dicono
che il vento porti la pazzia,
mentre pettina i prati.
Come l’amore,
penso,
che mentre accarezza
pensa ad altro.
Quando mi chiedono perchè mi piace Carlos Kleiber, racconto di emozioni, pensieri, di musiche e storie.
Ma è meglio vedere: questa è la quarta sinfonia di Brahms, primo movimento, prima parte.
Lui è Carlos Kleiber e fa quello che ci si aspetta da un signore della musica: è parte della musica, dirige con eleganza e leggerezza e il suono sgorga pulito, pieno, essenziale. Come il gesto.
E si vede ciò che si sente e si pensa.
Il suo genio si aggirava per l’Europa ed era schivo, come solo i grandi sanno essere.
Tu conosci ormai l’importanza che attribuisco alle parole, nel senso antico dove il vaniloquio definisce l’uomo. Adesso è ora di andare e di pensare a ciò che vogliamo e a ciò che ci attende. Per storia ed età potrei sorridere e guardare il circo delle pulci, ma non è così, perchè non mi potrò impedire di pensare, non potrò attribuire ad altri la mia scelta e non mi potrò lamentare. Dire che mi sono sbagliato, questo sì, ed avere la considerazione di me che mi attribuisco. Voto PD e all’interno di questo partito lotterò, come ho fatto a suo tempo per procrastinarne la sua nascita, cosciente delle mie valutazioni sbagliate, ma anche dell’intangibilità dei principi su cui una vita si regge e che mi rendono diverso assieme ad altri. Non facciamo politica per essere storpi, non viviamo in una società per essere scontenti senza speranza. Voglio un campo da gioco, una palla e un arbitro autorevole e giusto,poi darò il meglio, ma giocherò. Da altre parti non ho nè campo nè regole: è per questo che non mi turo il naso per votare, ma scelgo. Scelgo ciò che voglio fare.
Tuvaoes è un vermentino di Cherchi, da indagare nel retrogusto come un partito politico e ieri sera volteggiava tra l’antico calendario pisano, gli antipapi toscani e le feste in cui l’arcaico resta tale, anche quando s’ammanta di religioso. Bevo tra gli sguardi interrogativi verso lo straniero. Lo straniero sono io, per lingua, pensiero, esperienza. Pur tra amici e con curiosità sommessa, non basta la mia propensione verso una terra e i suoi abitanti. Il dna culturale è una cosa seria, più di quello biologico, differenzia e valorizza se non si ha paura. Le parole hanno esperienze diverse. Il continente: vengo dal continente, ma la discontinuità territoriale non mi pesa dentro, ho solo problemi con gli aerei. Le difficoltà di lavoro, mi fanno pensare alla produzione e alla cina, ma qui manca la produzione e la cina non c’è. L’immigrazione e i balordi locali. Nella mia città gli immigrati sono il 15%, c’è xenofobia, ma gli affidiamo i nostri vecchi e la produzione senza di loro si fermerebbe. Solo i balordi si assomigliano con la stupidità del far male per dimostrare che esistono. Le parole non mi servono più, per fortuna si disquisisce di maialini e cinghiali ed ascolto a bocca aperta. Arriva l’arrosto accompagnato dal Terre Brune. Questo vino lo conosco dal ’94 e ogni volta mi sorprende nel suo imporsi. Era stato preceduto da un Nepente della cantina di Oliena, che ha punteggiato ed asperso, prosciutto, cagliata e formaggio fuso e poi i colungiones. Si era difeso bene il Nepente, senza timore, giocando serio come nella s’trumpa. Ma la cena e i ragionamenti vanno in crescendo. Per questo urge il Terre Brune: un vino che impone silenzio momentaneo, per raccogliere pensieri e gusti.
Il libeccio continua a martellare. Ascolto, ascolto e basta.
Cameron Diaz “in love” con Gerard Butler, è una notizia che non so come assimilare.
Questi simboli si innamorano, hanno le farfalle in pancia, la testa che non riesce a pensare ad altro, proprio come noi. Sono umani con i body gard, con i trainer, con tutte quelle persone che si nominano in inglese e non sono la mia badante moldava. Li ho sempre visti nudi oppure in abito da sera: pensavo vivessero così, senza l’equivalente della vecchia tuta che mi accompagna e porta verso l’autoironia.
Questi fall in love scombinano.
Caspita! Credevo scopassero solamente ed invece hanno tutti i 73 tasti del pianoforte dei sentimenti: sconvolgente. Già con la Bruni ero in crisi e timidamente avevo chiesto al mio meccanico di togliere il poster della signora che è innamorata e capa di stato, ma adesso chi lo dice ai camionisti e alle auto officine che devono togliere le foto nude di Cameron, perchè Butler si incazza?
Gianna e Agnese mi piacevano di più e magari si è capito.
Qualcosa ha colpito questo paese e tutti noi e si è creata una crepa da cui è fuggito a poco a poco il buon senso, il rigore della speranza, la capacità di trasformare il ridicolo in riprovazione. La vicenda Alitalia, la spazzatura in Campania, Berlusconi che parla e smentisce, la falsificazione sistematica dell’evidenza e molto d’altro, danno la sensazione dell’inaffidabilità tipica della folia. Pensate a Giuliano Ferrara che ha perseguito in tv lo scontro verbale, al pari di tanti politici eccitati da presentatori boxeur e che ora si lamenta della contestazione ricevuta. Pensate agli artefici di questo clima, creato ad arte per seppellire la verità e la discussione sotto le urla e la prepotenza e chiedetevi se vi va bene.
Oggi per me è importante avere la possibilità non solo di criticare, ma di verificare la mia critica e farla diventare prassi. Bene, Berlusconi questa possibilità non me la darà mai e se molti di quelli che pensano singolarmente lo capiscono, il voto andrà verso uno spazio dove non è più la frammentazione partitica a fare la differenza, ma le idee e il futuro che ci aspetta.
In sintesi voto per avere un campo di gioco, delle regole, e una palla, poi la valentia si misurerà nel gioco.
E’ possibile non ripiombare nel centro destra, è possibile uscire piano dalla folia che ci ha preso, è possibile riportare il lavoro e la persona al centro della società, è possibile…
Io credo di sì.
L’erba cipollina, impavida, è cresciuta e il rosmarino ha i primi fiori, anche l’erba luigia sta partendo con nuovi rami:nella vasca delle odorose c’è un grande lavorio di primavera. Curare adesso le piante prepara una gioia lunga che durerà fino a novembre. L’ultima rosa era fresca a natale.
Mi chiedo perchè in cambio di così poche attenzioni venga restituita tanta bellezza ai sensi.
Ciò che scrivo, lentamente si asciugherà, dai legami d’acqua, dal pigmento colorato, dal riflesso d’un pensiero.
Resterà sempre meno: mormorio di parole cullate, inseguendo risonanze.
Un battere di mani e una spruzzata di mia essenza: a disperdere e poi più nulla.