dopo il dibattere

dopo il dibattere

Poi vengono in mente le parole che potevano essere dette, quelle che avrebbero trasformato il difendersi in un trionfo. Il dibattere sarebbe stato plasmato dall’evidenza, la retorica avrebbe funzionato a dovere, e il silenzio, oh sì, il silenzio avrebbe parlato a voce così alta da lasciare ammutoliti. E invece il confronto si è risolto in un insieme di frasi smozzicate, di voci sovrapposte, di argomenti annegati in un mare di inutili parole. Tutto ha perso il segno della ragione e mentre doveva provvedere la calma, alla moda televisiva, il discutere si è trasformato in baruffa: nella confusione nessuno ha vinto, ma già questo per qualcuno era un successo. Ed è sembrato che mentre si spegneva il dibattere in un ronzare di parole, queste fossero un confuso nido di vespe, inutili e pronte al prossimo veleno.

10 pensieri su “dopo il dibattere

  1. L’obiettivo è quello: il trionfare del nulla. Passa il messaggio delle zuffa, dell’accapigliarsi, delle urla per nascondere il vuoto.

    eppure credo ci siano ancora ampie possibilità di miglioramento nell’azione, nel gesto; credo ancora nella giusta croce al momento giusto, nella casella giusta.
    (tutto sta nel comprendere quando chi porta la croce è disposto a soffrire)

    buona giornata Willy
    .marta

  2. Ho assistito a diversi dibattiti ultimamente, partecipando e intervenendo. Ma ero in ambienti in cui si rispettano le persone e si ascolta e magari si capiscono le ragioni, diversa la situazione di due dibattiti tra candidati dove l’uno strumentalmente diceva cose non vere, attaccava persone assenti, cambiava la realtà e interrompeva sistematicamente.
    Nessun confronto di idee era possibile solo una lotta tra spettri evocati e mai analizzati.
    Che miseria, come siamo finiti in questo modo di rapportarci tra persone?
    Vivo a Padova , Daniele, e qui il ballottaggio è una questione di futuro, io sostengo una lista civica e non solo andrò a votare ma cercherò di portare a votare.

  3. Non si ascolta più nessuno Marta, dovendo parlare prevale il banale, e dallo scontro si passa alla baruffa come comunicazione semplificata, ovvero non la penso come te e questo non ha bisogno di ragioni. A prescindere, come diceva Totò. Ieri sera discutevamo alla fine dell’incontro sulla possibile reversibilità di una situazione in cui è cambiato il modo di pensare: non conta la ragione, la competenza, ma il tempo di prevaricazione. Sarà difficile, Marta, ciascuno può fare quello che può, capire, ascoltare, non accettare le bugie, ma asarà difficile abbassare il tasso di aggressività che trasforma le persone in nemici.

  4. Non so tu Willy ma hai notato che poi, in fondo e tra l’altro, non sono poi così nemici come dimostrano?
    E questo è ancora più tremendo; hanno due facce (…) una pubblica per incitare, l’altra, privata per “ridere|accordarsi-spartire:
    Chiaramente più il livello è alto più si ci accorda.

    Dignità zero.
    E’ necessario impegnarsi e tanto anche…

  5. Banale, sì prevale ! O l’ integrale
    diventa il favorito nella ciarla :
    e dell’ essenza resta solo il male,
    e il vano di chi sparla, sparla e sparla !!! 😦

  6. Grazie, @Will !
    Poesia i miei versi ???
    Forse …
    Ma se fosse così, la ragione è che, qui da te, non mi manca mai la “fonte di ispirazione” nei tuoi bellissimi scritti ( sempre fra i migliori nella blogsfera ) !
    A proposito, questo fu il mio amatissimo Prof. Poletto, Professore di Greco e Latino … ai tempi in cui frequentai il prestigioso Liceo Classico “Giulio Cesare” in Roma !!! La sua immagine in me non muore mai : questa è la sua foto di quando, nel 1948. fu eletto Deputato per la DC nella 1^ Legislazione del nostro paese !!! 😀

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