Ci sono cose che prendono gli occhi e la gola, mi parlano con corde, che solo qualche mano riesce a toccare.
Kleiber e’ una di queste emozioni, e’ imbarazzante commuoversi per la musica alla mia eta’, eppure se succede non me ne vergogno.
Con la possibilità di sentire musica ovunque, può accadere in qualsiasi luogo, allora mi ritiro in me, non riesco a comunicarlo.
E cosa si può comunicare di un senso di bellezza che si scontra con te? Nulla.
Meglio stare zitti piuttosto che giustificarsi di sentire.
Meglio mostrare l’impudicizia della commozione che fa sembrare rincoglionito, e risparmia l’offesa dell’incomprensione.
Questa è solo una parte dell’applauso che esplode successivamente, in modo inusuale anche per una esecuzione grandissima, unica e di cui si dispone solo di questa registrazione, ma Kleiber era singolare anche in questo: indifferente, rapito e sommo. La parte importante di questo rapporto tra musica, direttore, pubblico è nell’esitazione dell’applaudire. Qualsiasi manifestazione avrebbe rotto l’incanto, poi l’esplosione è liberatoria. La bellezza deve essere esorcizzata!
CARO ROBERTO,
anch’io qualche tempo fa,in via Fondazza a Bologna ho lasciato che le lacrime mi scendessero senza provare la più piccola vergogna.Ma era la IX di Beethoven che m’aveva preso l’anima e,sicuramente diretta dalla mano di Carlos Kleiber.Dei sentimenti mai vergognarsi! Ben altro è vergogna.Grazie per questo post mentre t’auguro una buona giornata.Mirka
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SAI WILLY,
a volte mi capita di dover camuffare una fortissima emozione non solo opponendovi Kleiber ma persino una me stessa diventata troppo fragile per contenerla veramente tutta.Solo distraendomi un pò il nodo si scioglie impedendomi un “anticipo” non messo in conto,almeno per ora.Ma è bello ascoltare anche la VI! Ti auguro un “venticello de Roma” a mò di spegnimento del bruciore di questo agosto 2011 che l’uguale non ricordo.Ciao,Mirka (Bianca 2007)
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