prima

 

Penso alla sopravalutazione dell’immagine. Alla superficiale violenza con cui si separa il bello, da ciò che lo contiene.

Nella mia percezione prima viene la grazia, poi lo stile ed infine, la bellezza.

Il sesso è altra cosa.

13 pensieri su “prima

  1. personale percezione (vista da una lei):
    intelligenza
    personalità
    eleganza, nei modi
    sensibilità
    sensualità (modo di percepirla, in sé e negli altri)

    [ecco perchè una donna non stuprerà mai un uomo]

  2. Innocenza, ingenuità, armonia,
    delicatezza, malizia.
    Dopo … Non so

    Con simpatia
    Mistral

  3. non le avevi già declinate?
    dunque:
    grazia
    stile
    bellezza
    (il sesso come cosa altra, cioè, come per dire che… se po’ fà anche senza quei prerequisiti…)
    😉
    o no?

  4. Non proprio, disgiungo la bellezza dal sesso nel senso che se vedo qualcosa di bello non penso di scoparmelo automaticamente. Berlusconi non ha fatto breccia. Per questo non trovi, N., la sensualità, cosa molto importante nell’altra scala e neppure il fascino e le sue subordinate. Ne scrivo così chiarisco cosa penso

  5. ANCHE PER ME E’ SEMPRE STATO IN QUEST’ORDINE.
    Poi tutto veniva da se o si allontanava.Nel cuore e in memoria l’emozione di quel “prima” che aveva fermato.Sintesi di un tutto spinta dalla velocità che spero non ne abbia reso ambiguo il concetto.Bianca 2007

  6. Abbiamo bisogno della “bellezza” come qualcosa di armonioso e sublime che rende densa la nostra vita.
    Poterne gioire è patrimonio di tutti

  7. Io credo che si capisca molto dalla percezione che abbiamo delle cose, e delle immagini soprattutto. Vedere del sesso ovunque è sintomo di repressione. La bellezza è tutt’altro, è un emozione limpida.
    Buona serata

  8. Benvenuto Marcello. 🙂
    L’abitudine di vedere sesso ovunque è una patologia, se riesce anche ad oscurare la bellezza che, sono d’accordo con te, è emozione anzitutto, è una perdita vitale. Il sesso è una forza fondamentale della vita, da portare dentro alla bellezza, non in sostituzione di questa.

  9. Bellezza è equilibrio ,che ognuno di noi interpreta e coglie secondo la propria storia .
    Il sesso come ponte tra anima e natura.
    Ponte sul fiume della vita. Dolcissimo da attraversare,
    non neghiamolo! 🙂

  10. La bellezza è una condizione che va ricercata sempre, in sè e negli altri.
    Cos’è bellezza per me?… Non sicuramente perfezione estetica asettica, assenza di rughe, zigomi alti, pelle tesa…no!!.. Per me è quel guizzo che colgo specchiandomi quando un’intuizione mi sorprende, è quel lampo che attraversa i miei occhi se un’emozione li coglie, è quel sorriso che increspa il mio viso se un pensiero felice viene a trovarmi, è quella ruga d’espressione che si crea allorché cerco la soluzione ad un problema, è la creatività che pesco per trasformare in speciale ogni cosa, è la passione che metto in tutte le cose in cui credo,è la ricerca della semplicità, è la vivacità mentale che cerco di annaffiare ogni giorno, è il coraggio che mi fa stringere la mascella di fronte al dolore e alla paura, è quella predisposizione gioiosa verso gli altri, è l’entusiasmo con cui credo ai miei sogni, è quella fede che non fa morire mai la mia capacità di sognare, è il rosso sulle guance e la vividezza degli occhi quando mi arrabbio, è quella determinazione con cui lotto, è il non arrendermi a cercare la felicità, è il riconoscere i miei sbagli e mettere in conto di farne di nuovi…. Non è presunzione se dico che questo tipo di bellezza non sfiorisce con gli anni, anzi migliora.
    In questi canoni riconosco l’altrui bellezza.
    Il sesso inteso come fare l’amore, quindi inserito in una storia d’amore, non potrebbe prescindere da tutte le cose dette sopra.

  11. permettimi di dire la mia.

    le immagini hanno perso il loro valore fondamentale che dovrebbe essere, di volta in volta un nuovo che si presenta a noi.

    ma non per loro colpa, quanto per il nostro bisogno di concettualizzare ogni cosa.

    hai presente il processo stimolo-reazione, come nel cane di Pavlov?
    ecco.
    quello abbiamo fatto.
    i nostri occhi spesso neppure “vedono” quanto hanno di fronte: rimandano ad altri rimandi—

    perdendo il significato genuino di cosa ci si presenta davanti
    (e bene lo sanno gli abili pubblicitari che per mestiere studiano apputno questi riflessi condizionati…)

    buone cose,
    S

  12. quest’epoca è stata, tra l’altro, definita come civiltà dell’immagine. Forse più per la sovrabbondanza che per la qualità. L’unico modo per uscire dai circuiti pavloviani è l’educazione, il che significa opinione, selezione, crivello personale.
    Vedere il nuovo, come dici S., e il bello è un esercizio gratuito anche se controcorrente. Che val la pena di fare almeno per contrastare la noia.

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