la solitudine dell’opera d’arte

L’opera d’arte è spesso sola. Nei musei, nelle case dopo l’investimento emozionante, nei giardini o sui muri delle città, il prodotto del sentire, del vedere, del percepire diviene muto.

L’opera d’arte comunica per sensazione, si alimenta di sguardi interroganti.  Ma vive e muore nella sua immortalità, perché spesso l’immortalità pospone, genera indifferenza al sentire qui ed ora, diviene numero prima che testo, rimando a favore di altro. Tanto l’opera si potrà ritrovare quando ci sarà tempo, attenzione diversa, non scappa. Capisco i pre raffaelliti, il dipingere su biacca con colori che si decomponevano,  l’introdurre la caducità come elemento fondante del parlarsi, perché il deteriorarsi è mutevolezza, necessità di non rimandare.

C’è troppo di tutto e in questa bulimia è solo l’urgenza che comanda. E se invece fosse il sentire, non il numero che conta? Il sapere che non ci sarà un’altra volta perché dopo sarebbe diverso? Il raccontare il marginale perché dell’eccellenza parlano tutti?

 

 

L’opera è di Fontana, il museo è il Mart di Rovereto, la mostra principale in corso  -non me ne voglia Botta o l’arte concettuale-  è sulla scultura di Modigliani. Mostra che vi consiglio davvero. Le opere delle altre sale soffrono della compresenza di troppa attrazione dei nomi, delle cifre dell’ultima asta, dell’esserci oltre il tempo delle altre opere a prestito. E lo sguardo distratto è dietro l’angolo.

5 pensieri su “la solitudine dell’opera d’arte

  1. HA UN PREZZO ALTO,
    spesso a costo di una vita solitaria ai “margini”, avere coscienza che si è “sentito”,”percepito”, “pensato”, contando sull’INDIFFERENZA ssoluta di passanti troppo frettolosi nel bruciare aria inquinata rinviando un’intraVISTA bellezza che,forse,solo l’illusione di un sogno raccoglierà, Questa è la REALTA’ dentro cui si guazza per tema di “sporcare” forse,l’unico pensiero che potrebbe cambiare il senso di inu’inutile spreco di vita.Ciao,acuto e solitario conoscitore di “superflue” quanto “inutili” “ingombranti” Bellezze.Bianca 2007

  2. c’era un bell’intervento di Ross su La Repubblica di sabato a proposito di arte contemporanea e musica. In sostanza la domanda era: perchè tutti apprezzano Pollock e pochissimi Cage? eppure entrambi sono espressioni artistiche similari con strumenti diversi. le risposte erano diverse, dal tempo di fruizione alla conformazione culturale delle nostre orecchie (tonale e non modale) eccetera. messa come la metti tu, il problema della “fruizione” si ribalta anche sull’opera “museale”. forse il punto sta proprio nella marginalità.

  3. Ligeti riesco ad apprezzarlo, altri modali spinti mi causano fatica, faccio fatica ad aprirmi. Il problema sembra essere quello di rappresentare la modernità, l’odierno, spesso il contingente, ovvero cercare nuovi modi di vedere, di sentire che stabiliscano relazione tra opera e fruitore. Qui il discorso si amplia, perché il fruitore può modificare l’opera ed è modificato dall’opera, anzi questa è una condizione essenziale, ed il terreno comunicativo deve esistere perché ciò avvenga. Analogo ragionamento viene fatto in tutte le arti scritte o visuali, nella poesia, nel cinema, ecc. ecc. ma la condizione è che chi si mostra e chi viene visto siano alla stessa altezza cognitiva e visuale. Qui in modo grossolano c’è il tema della marginalità. Dei musei e della loro puzza di morte se vuoi ne parliamo ad hoc 🙂
    Grazie A.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.