Il doppio come parte di sè.
La follia contenuta dalla maschera sociale che chiede la morte del doppio.
E’ la persistenza dell’attore, ciò che i moralisti dicono possibile. Ovunque e senza ritegno.
Ma il doppio è cosa più seria, è natura altra, coesistente. Che non ha bisogno di maschera, semplicemente è.
Le vite semplificate per sottrazione, non ammettono lo sforzo d’essere più d’uno e per loro, Zelig è solo un programma di varietà.
Quello del doppio è un mito che ha alimentato la letteratura di tutti i tempi, partendo dai greci, con le storie di Giano bifronte, di Ermafrodito e del più famoso Narciso.
Ho dedicato più di un post all’argomento, che mi affascina da sempre. Esiste anche una bella raccolta di storie sul mito del doppio, attinte da varie letterature.
Io sposo più volentieri la versione del mito del doppio inteso come “doppelgänger”, ossia del “compagno di strada”, così come lo legge e intepreta la letteratura tedesca del romanticismo.
Sul doppio si potrebbe parlare all’infinito e senza arrivarne mai.
In ogni caso mi iscrivo subito alla scuola e al partito “delle addizioni” ché la complessità e la profondità non si possono certo trovare “sottraendo”: sottraendo credo si possa trovare solo avarizia e grettezza d’animo.
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sono anch’io per aggiungere Tereza e il doppio mi fa buona compagnia. E’ esattamente un buon compagno di strada, esigente e discreto al punto giusto 🙂
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