ciò che si mostra e ciò che si vede

ciò che si mostra e ciò che si vede

 

Parlo, miser’, o taccio?
S’io taccio, che soccorso avrà il morire?
S’io parlo, che perdono avrà l’ardire?
Taci, che ben s’intende chiusa fiamma
tal’or da chi l’accende;
parla in me la pietade,
parla in lei la beltade
e dice quel bel volto al crudo core:
chi può mirarmi, e non languir d’amore?

 

 

Che questo strumento stia cambiando i rapporti sociali, è dire cosa scontata. Che i blog possano essere un formidabile strumento di voyerismo/esibizionismo è pure cosa scontata. Che questo sia un elemento non banale, nella vita di molte persone è cosa reale. Una delle caratteristiche del dire in rete è la libertà che proviene dal non essere accompagnato da tutta quella serie di canali comunicativi che sono i gesti, le espressioni, le sospensioni e le accentuazioni del linguaggio parlato. Se a questi canali aggiungiamo gli odori, i ferormoni, il contesto otteniamo un flusso aggiuntivo o sottrattivo del dire non replicabile nel blog. Però il blog è altro, è parlare in penombra, tirando fuori quelle parti di sè che usualmente  passano in second’ ordine. Si può parlare della sensazione, dello stato in divenire, dell’emozione acuta, ma siano queste parole leggere, ovvero cose importanti, che in altri contesti saranno sottaciute, comunque sia il blog aggiunge e fa sperimentare modalità nuove di relazione. Per banalizzare la cosa, direi che chi scrive su un blog tende a scomplicarsi e capire meglio. Anche quello che dice e scrive. Faccio un riferimento esplicito: di me si sa poco, non mi conoscete se non per quello che scrivo e che fa emergere parte di quello che penso, eppure interloquiamo, scambiamo idee e sollecitazioni. Ma pur nella necessità della comunicazione e nel piacere dello scambio, come può emergere la mia tendenza a non essere troppo in mostra? Eppure l’ho scritto persino nel motto che accompagna l’alias prescelto. Essendo questa la mia natura, potrò solo seguirla per ricavare positività da questo mezzo e continuare ad oscillare tra la ricerca della chiarezza, dal togliere fino a lasciare l’osso delle parole, contrapposto alla sollecitazione che provoca la presunta oscurità, fatta di parole gonfie e dense come stoffe.

Insomma per capire di più e vedere oltre ciò che si mostra, bisogna far fatica, altrimenti ci si accontenta dell’apparenza.

 

Un pensiero su “ciò che si mostra e ciò che si vede

  1. GRANDE MONTEVERDI
    che da ogni nota fa sconfinare un’armonia che è verità di un’insieme!
    Riusciremo mai,noi, modesti uomini cercatori di luce fra stelle e lucciole trovare la “via” che solo a una parola conduce?…Bianca 2007

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