pozzallo

L’altro ieri ero dentro il porto, a Pozzallo. Davanti la porta di un capannone, tre auto della polizia, con alcuni agenti che parlavano tra loro. Sul fondo si vedevano alcune persone, non so quanti, dei 91 africani arrivati scortati dalle motovedette.

Questi erano il pericolo per il nostro benessere.

Alcuni seduti a terra, con la schiena appoggiata alla parete, altri in piedi. Lì, ammassati in un angolo, in attesa di chissachè. Un capannone portuale è grande, ancor più se è vuoto. Le persone si perdono, sia alla vista di chi guarda, sia dentro loro stessi. Non ci sono arredi, letti, tavoli, per dare una parvenza di luogo di vita: è un posto coperto e basta, dove si pensa e si attende.

Chissà cosa pensavano.

Ieri il giornale La Sicilia, usava toni civili, parlava della tragedia di un corpo in acqua annegato, della contentezza di essere vivi e arrivati. Del fatto che sono ignari delle leggi italiane, non sanno che verranno cacciati e non capiscono che per loro l’inferno non è finito. Sono arrivati cercando di vivere, pensando che ci sia la possibilità di avere un futuro. Ci dicono che non sarà compito dell’italia rispondere, ma da parte nostra, come uomini, possiamo dire che non c’è risposta, misericordia, aiuto, futuro?

Una cosa piccola al giorno per riaffermare la mia civiltà, un pensiero espresso pubblicamente, un aiuto rispettoso, un sorriso assieme ad una moneta, qualsiasi cosa che non mi faccia vergognare della mia storia. Me lo pongo come programma per ricordarmi che sono uomo e che la pena non deve precedere il reato.

mago

Faranno bene, così sembrerà, e il consenso tacito darà loro ulteriore forza. La vita se ne andrà, senza far rumore, ma comunque tutto sembrerà uguale.

In fondo siamo nostalgici di qualcosa che forse era fantasia o un sogno prolungato nel giorno.

Così non è, lo sappiamo bene, è questo benessere presunto che succhia energia vitale. Come negli amori sbagliati, la felicità dista un niente.

Le parole impallidiscono, le storie sono cenere gettata. Che strano, pareva ieri che il passato era forza per il futuro. 

Ma per un guerriero, amare non è mai sbagliato, è il solo posto dove riposare.

la fattoria degli animali

Tema: nella fattoria degli animali c’è un nuovo governo, il candidato trovi la specie e la razza corrispondente alle funzioni assegnate e alle caratteristiche personali.

Si consegna prima dell’intervallo. 

posso andare a casa?

La misura di quanto è successo è tutta in quella frase: Signor giudice, ora che ho confessato tutto posso andare?

La cancellazione dell’orrore commesso, l’incapacità di capire che non esiste rimedio, che la barbarie è nel dolore muto creato con quella morte.

L’ autopsia, nella sua cronaca, cancella l’urlo,il pianto, la morte che si fa strada nella sofferenza, rileva le cause, ma è un referto.

Invece per chi capisce, devono risuonare quelle urla, quel dolore senza speranza.

Non bisogna rimuovere nulla, lasciare che entri dentro la sensazione, graffiando l’anima.

E lo dobbiamo fare, perchè la comprensione è dolore ed insegna l’intolleranza verso l’ignavia, la connivenza.

Ricordiamoli questi ragazzi: Lorena uccisa, sfigurata a pugni e calci e i suoi assassini senza senso della vita.

Ricordiamo che l’orrore è intorno, che non è caso, che non è solo scarto sociale.

 

 

revisionismi

C’è un filo che lega le cose nella mia testa, anche quelle apparentemente lontane nel tempo. Analogie, fatti, costanti. Non è ideologia, bensì convinzione maturata attraverso la critica dei luoghi comuni. E non è un insieme dato, ma i fondamenti sono ormai, talmente connaturati con me da essere vita. Ad esempio, da molto si parla di revisione della lotta di liberazione, del fascismo e oggi se parla più di un tempo. Bene, indaghiamo, guardiamo i fatti, contestualizziamo, ma c’era una differenza: una parte era sbagliata ed una giusta. E ha vinto quella giusta, a meno chè non si dica che era meglio il fascismo e l’alleanza con i nazisti. Nel tartufismo di questo paese, come nel ’45 erano tutti partigiani, nel ’39 c’erano meno di 30.000 antifascisti in Italia, censiti dall’Ovra. C’è voluta una guerra per capire, ma poi s’è capito e se adesso ridiventa tutto relativo è perchè sono maggioranza i figli di quelli che facevano finta di non capire, che non si interessavano di politica, quelli che tanto per mangiare mi tocca lavorare. Questi concittadini sono il pensiero uniforme pronto a traboccare verso il potere, comunque e dovunque si manifesti.

Il negazionismo, è un morbo che si alimenta nelle retrovie del pensiero, ma quando sentiremo dire che gli ebrei hanno rotto le palle con l’olocausto, preoccupiamoci per noi, non per loro.

Ieri notte, mi sono lasciato prendere da YouTube, inseguivo una canzone della guerra di Spagna, si me quiere  e mi sono trovato immerso nei volti, nelle storie degli anarchici a Barcellona, nella battaglia dell’Ebro. Non ne racconto ora, ma sono le storie che mi commuovono, so cosa mi sarebbe successo e cosa mi accadrebbe anche ora. E’ riemersa la passione segreta di mettere insieme i volti, con le storie, con il contesto, far risuonare le parole oltre la retorica. Perchè le idee forti, le passioni, si sono sempre espresse così: distinguendo la parte in cui stare, dicendo dove si è. Non è coraggio, è dignità di pensiero. Sarà per questo che mi impressiona così tanto questo ritornello sul ” tanto tutto è eguale “. Nessuno di noi è eguale, ma il pensiero uniforme rende eguali, cinici, imbelli.

Non occorre fare la rivoluzione, basta rivendicare la dignità di avere idee e confrontarle e c’è molto nell’opporsi al silenzio. Molto.

aladino

Se dovesse esprimere un desiderio,uno solo, cosa vorrebbe?

Quando mi è stata posta la domanda senza sorriso, mi sono reso conto che un desiderio radicale toglie ed uccide una parte di me. Il cambiamento repentino non muta solo i vestiti, ma la persona.

Ed allora a cosa sono disposto a rinunciare per cambiare davvero la vita ?

In realtà vorrei qualcosa che si aggiungesse, senza togliere un pezzo: una accelerazione del fato positivo. Mi sono affezionato alle collezioni che porto con me: sentimenti, passioni, idee, desideri, melanconie. Questo sono io e il cambiamento vorrei gestirlo con i miei tempi, potando senza uccidere la pianta.

Forse il genio parlava di cose materiali, di ricchezze, potere; di cose e non di bilanci interiori,  no, questo è un genio tosto, vuole altro.

Va bene, genio, rinuncio al desiderio: mi tengo.

pascha

colzaLa strada è un serpente, scaglie di macchine che ondeggiano piano. Caldo, ancora caldo e la coda si muove a scatti. Non c’è razionalità nelle code, ovvero c’è, tant’è che in matematica si studia la teoria delle code, ma la teoria oggi non serve per andare avanti. E come lo spiego allo strombazzatore, che rompendo i timpani, non si avanza? Eccolo che sgomma e supera: pace. Lo ritrovo fermo con la polizia, 100 metri avanti ed una leggera soddisfazione allevia l’attesa. Comunque di questo passo saremo al mare in tre ore.

Maria, al telefono mi chiede di passare da lei. Maria è la mia ” badante”, quella che una volta alla settimana mi scrive:”ma quanto siete bravo, signor roberto, avete pulito il bagno, ho cambiato i lenzuola, i asciugamano e non tolgo la polvere dai libri. Ma quanti libri avete, signor roberto, si vui non li toliete da terra, come facio io a pulire?” eccetera. Abbiamo una letteratura epistolare soddisfacente tra noi, anche se sui detersivi la deludo sistematicamente perchè mi propone marche inesistenti al super sotto casa. Oggi la cosa è riemersa quando sono salito da lei: ” si vui non mi date detersivo come facio a pulire”… “Maria, quella marca non la trovo”… ” come no la trova, basta andare al magazino all’ingrosso e si trova”… ” Maria, me ne vendono 20 litri e ci impiego tre ore tra andare e venire, ti pare sano che mi riempia la casa di taniche di detersivo? “… ” fate cumi vulite, io pulisco con quelo che trovo”… ” ecco brava, fai così”.

Ma non sapevo che oggi per gli ortodossi è pasqua e che Maria aveva preparato il pranzo tradizionale Moldavo. Sono riuscito a cavarmela in tre ore, un litro di vino di casa che non fa male, solo sonno, 5 portate per assaggiare. Il mare se n’è andato, ho optato per il giro in bici. E lungo il fiume c’erano macchine e tavolate, musiche balcaniche, arabe e rock ucraino, partite di calcio plurilingue. Avete mai pensato che uno sport come il calcio ha regole universali e che chi gioca non occorre conosca la lingua del compagno o dell’avversario. Infatti c’era un fiorire di “pasa, pascia, passa…” e scoppi di risa per i tiri sbilenchi. Ed io a cosa pensavo? Al fatto che nel veneto della lega, ci sono extra comunitari dappertutto. Che appena questi avranno la cittadinanza voteranno per la lega, che la loro crescita demografica molto più veloce rispetto a quella indigena, modificherà abitudini e festività. I musulmani osservanti non lavorano il venerdì, ma come fanno in conceria nelle valli dell’Agno, lavorano la domenica. Quindi meglio gli osservanti. Che sosterranno i consumi di noi inappetenti, anche se gli involtini fritti nella foglia di vite e in quella di cavolo, non li ho ancora digeriti. Che Georghe, con tutti i suoi,  otto tra fratelli e cognati, tifa per il Milan e dice che Berlusconi è un bravo presidente. ” del Milan” gli dico io. ” e che fa, del Milan, dell’Italia: è la stessa cosa, no?” E capisco che Georghe è più integrato di me.

E’ bella la pianura veneta, i colli sono vicini e in bicicletta si vedono bene i campi in sfarzo di primavera. Ci sono estensioni grandi di colza, con un mare di fiori gialli che ondeggiano. Saranno gli aiuti comunitari che hanno orientato la semina: qui ormai si produce quello che decidono a Bruxelles. Solo le vigne resistono come cultura autoctona stabile. In questi campi lavorano tanti extracomunitari, lo fanno bene, senza paura per la fatica. Chissà se saranno loro i futuri contadini di questa parte di Italia. Ne parlavo con un sindaco neo eletto in parlamento per la lega, dicendogli che mi pareva incongruente voler cacciare i “foresti” a parole e poi affidargli i nostri cari, gli anziani, giorno e notte. Non capire che tutta la manualità dai campi alle officine (non è casuale la citazione) si sta trasferendo su altre braccia che non sono nostrane. Che il futuro è fatto di convivenza e rispetto reciproco. Mi ripete la litania dei regolari, del rispetto della legge, delle regole che valgono per tutti. Sono daccordo e se magari la smettessimo di pagarne la maggor parte in nero, non sarebbe meglio?

La giornata è bella, il sole scalda, i pensieri di rivincita politica possono attendere: abbiamo 5 anni per capire e per crescere.

Siamo vivi e combattivi e digeriti. Vi pare poco?

mònadi e vita

Leggo qua e là, di mònadi ed attimi, della necessità di cogliere gli uni e le altre a farne collane da indossare. Corallo e perle che vivono e rilucono a contatto con la pelle, ma muoiono se abbandonate in cassetti. E che fine fanno i progetti, i sogni senza tempo, le temperie dell’anima? Tutte quelle costruzioni immateriali che con fatica, nascono da lampi di comprensione profonda, oppure dalla costanza dello sperare. Oggi nel culto dell’attimo, sono anticaglie per vite vibranti e desuete. Le furie e le passioni, già hanno miglior sorte per la loro natura intensa e fugace, ma c’è una vita fatta solo di passioni e furie?

Il dilemma è risolto dal quotidiano, che sovrappone stimoli, accumula appuntamenti e visi, scatta miriadi di foto digitali e relativizza il tutto. Non preoccupiamoci anche gli attimi, hanno il loro posto: in qualche memoria digitale asservita a un sistema operativo che non leggeremo più quando sarà superato.E solo noi, la biblioteca di babele conserveremo tutto. Con i nostri scritti e le nostre memorie imprecise e creative, tanto forti da rendere mònadi, insiemi complessi ed attimi, lunghi pezzi di vita. Con i racconti che terranno vive le passioni attraverso le parole. Con le lingue morte mescolate alle vive, contaminate, incrostate d’argento ed odorose di mirra che pur non capite evocheranno luoghi, persone, situazioni. Una nuova grammatica delle passioni, per dar loro la giusta lunghezza da vivere oggi, con le parole da coniare per descriverle e il fascino delle immagini per rappresentarle. In punta di piedi e senza parere, da mònadi costruire il nuovo lessico del rimanere nella vita. Chè di questo si parla: vivere l’attimo in un disegno condotto dalla passione.

Voi non sapete quanta gioia ci sia nel gabbare chi crede di averci espropriato della nostra voglia di presente e futuro:perciò anche il governo Berlusconi passa in fretta e solo gli amori giocano con l’eternità.

Buon 25 aprile, ora come allora.

vento

Oggi il vento

ritaglia parole,

pensieri,

e li scaglia lontano.

Anche il verde,

è in attesa,

e dimesso, non riluce.

Dicono

che il vento porti la pazzia,

mentre pettina i prati.

Come l’amore,

penso,

che mentre accarezza

pensa ad altro.