a proposito di abbandoni

L’amore è un’esperienza personale che a volte si condivide.

Cambia sempre profondamente e nella delusione, nell’abbandono, mette davanti al baratro del cinismo. Nel senso dell’assenza, scompaiono i voli, le felicità improvvise, l’acutezza dello sguardo, il sentire che trabocca e resta un senso di defraudato vivere. Poi non sarà solo il tempo che allevia, ma il dare nuova possibilità, mettendo una misura alla tristezza.

Il sogno e la realtà d’amare, quando si ricongiungono, annullano il passato, ma è difficile parlare di questo nel tempo dell’esperienza, della varietà, del numero. Ci sono amori finiti che s’alimentano d’altri consapevoli, ci sono amori che non si guardano mai allo specchio, amori che fuggono e, di converso, amori pazienti che attendono, amori silenziosi ed altri che hanno bisogno di urlare, amori allegri ed amori che vivono di dubbi. Tutti s’ingegnano nel mettere assieme il sentire con la realtà, sino a modificare ciò che sentono, come vi fosse un’educazione alla possibilità d’amare leggeri.

Così nell’abbandono è inclusa la speranza e la forza del nuovo, di ciò che verrà. Quasi impossibile vederla, bisogna lasciare che si faccia strada e cresca, poi la vita ricomincia.