fluo

folle fuori folle dentro

folle fuori folle dentro

 

La verità è come la luce, ha bisogno di un oggetto per esistere e quindi dell’ombra per avere sostanza, ma al tempo stesso mostra ciò che ciascuno vede. Non è così tranquillo il rapporto tra verità e luce, e ciò che sembra semplice non lo è mai. Ma per chi s’accontenta, basta e avanza.

il commerciante di pensieri

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Il commerciante di pensieri, ecco cosa dovevi fare. Il commerciante di pensieri. 

I pensieri collaterali non si raccontano, sono desideri, sfumature, attenzioni per cose che esigerebbero una lunga spiegazione. Ma allora la magia svanirebbe e la sensazione diventerebbe priva di senso anche per te. Chi è bravo commercia i pensieri, li esibisce come perle e fa rilucere sottointesi. Altri, meno bravi, si accontentano di sorridere tra sè, oppure di far brillare gli occhi e alla domanda: cosa succede? Rispondono con un sorriso: cose mie, difficili da dire, se non hai molto tempo a disposizione.

donne

De Andrè, Battisti, donne, amori e solitudini giovanili,  tristezze, farabutti, escort, commozione e tenerezza senza tempo, lacrime senili, inutilità, passioni, certezze, realtà, sogni e risvegli: oggi.

Come nebbie in cui rintanare la rabbia che dice: finirà, certo che finirà, ma cosa sarà rimasto?

 

ANCHE PER TE

(Battisti-Mogol)

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
che poi entri in chiesa e preghi piano
e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano.
Per te che di mattina torni a casa tua perché
per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po’ d’amore a chi non sa che farne.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi…
al vento avrebbe detto sì.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi…
al vento avrebbe detto sì.

 

 

 

Via del Campo (Fabrizio De Andrè)

Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c’è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

lievi innamoramenti

La rete consente lievi innamoramenti, un po’ virtuali e un po’ reali. Storie binarie alimentate di luce bluastra.  A quale categoria ascrivere queste pulsioni: ai moti dell’adolescenza mai sopita? alle timidezze dei senza volto? oppure ad una nuova specie di sentimenti digitali.  E’ la prefigurazione dell’androide che c’è nella razza umana. Asimov gioirebbe, correndo a riscrivere “io robot”.

rue Rousseau: l’homme armé

A Grenoble, in rue Rousseau, una piccola lapide ricorda la resistenza ebrea. Presso una fabbrica di môntres e di chincaglierie, si incontravano associazioni, gruppi, maquis ebrei. In questa strada, stretta tra case, resta l’eco delle voci sommesse che scambiavano sogni, paure, speranze. Cosa possiamo pensare ora di quelle vite? Abbiamo agi, non c’è la guerra in casa, le notti sono chiare di luce, e si parla senza precauzioni particolari. Ci difendiamo dal caldo, dai pensieri molesti, dalle zanzare con solerzia e partecipazione. Non sedimenta lo sdegno e ne facciamo giusta rimostranza, anche se lo lasciamo soverchiare da piccole cose senza prospettiva. La giovinezza dell’uomo in pace dura a lungo, protrae le dita verso la vecchiaia, l’abbranca e la tiene stretta, impedendole di infastidire. E’ un’occupazione anche questa. Ma la nozione di valore si allontana, tutto scade nell’immediato, si consumano i riferimenti con le ore di luce. Vien da pensare a come viveva il guerriero che intervallava il rischio di morte con le molte giornate d’ozio e la sua vita aveva senso se rispettosa dei pochi ideali che davano coesione ad una classe. La vita contava molto e poco, rispettava le cupidigie, si calava nell’ingiustizia, reimbiancava il proprio sepolcro di ori sottratti agli sconfitti, ai santi e ai poveri. E tra le virtù del potere c’era il muovere gli umani verso una speranza condivisa.

Poi il peggio diede misura di sè facendo emergere crudeltà inattese e il gruppo di ebrei che si riuniva tra banchi di lavoro, si trovò a difendere un diritto, un mondo nuovo che non rigettasse del tutto l’antico. Erano giovani, molti di loro non avrebbero visto la fine della guerra. Forse lo sapevano pur pensando e sperando il futuro,con la leggerezza dell‘essere giovani e già importanti per le idee che avevano. La lapide appresso, fa sentire il ritmare degli stivali della gestapo, le grida soffocate delle torture, i campi in cui sarebbero stati uccisi.

Non voglio chiedermi se queste morti, ora così mute, abbiano avuto troppa fiducia in chi li avrebbe seguiti. Vorrei per loro l’abbraccio grato e antico che li chiami, a noi immeritatamente, Benedetti. Per quanto ci hanno dato, compreso il lusso dell’indifferenza di adesso. 

Ed è bello pensarli con la febbre importante dei giovani, a progettare e amare, perchè finisse lo scempio. Adesso molti, importanti non lo sono mai. Neppure a se stessi.

ectoplasma

Ci sono quelli che ti mostrano la carta d’identità, le foto belle e la casa che hanno fatto. Devo annuire, usare aggettivi crescenti anche se le case altrui mi hanno sempre imbarazzato: preferisco guardarle da me. Cerco di avere scarpe pulite e di non adoperare il bagno e quando mi fanno vedere le bellezze accumulate dico bello, ma poi mi stanco.

Asociale e ignorante…

Ci sono quelli che ti dicono: sono così. Ed è vero, perchè si attengono alla immagine che si sono costruiti. Abbastanza si attengono. Non sono curiosi di essere altro e soprattutto non ti dicono: non badarci.

Esigente…

Ci sono quelli che non li devi scoprire: ti raccontano tutto, anche quello che non vuoi sapere. Porgono desideri come desserts, dicendo: mangia pure, ricordati che sono miei e se li mangi diventeranno tuoi.

Generosi…

Ci sono quelli che stanno zitti, vogliono che tu indovini cosa vorrebbero e quando non succede s’arrabbiano, perchè non gli dai attenzione.

Egoista…

Vorrei un futuro dipinto con pennelli di martora fine, guardare case vuote che si riempiono piano, ascoltare discorsi densi, sorseggiando aperitivi. E a notte salutare, sperando si ripeta.

follie

Le follie ridiventeranno tali e non sembrerà d’essere stati gli autori di tanta insensatezza.

Forse a questo non ci rassegnamo: all’insensatezza senza oggetto nè soddisfazione.

certe mattine

Certe mattine sono il sole e il fresco nell’ombra che taglia la stanza.

Certe mattine sono il profumo delle brioches che sale dal vicolo.

Certe mattine sono un abito di lino verde, seduto a guardare da un tavolino di bar.

Certe mattine sono la voce che non vorresti chiudesse la telefonata.

Certe mattine sono l’odore dell’inchiostro di giornale e le parole piantate per crescere.

Certe mattine sono lo sberleffo della notte, che non lavi dal viso.

Certe mattine sono la finestra dimenticata aperta, la prima luce del giorno sul letto, un canto d’allodola.

Certe mattine sono la vita che vuoi rovesciare, il sangue che scorre, la corsa per ridere.

Certe mattine sono l’ allegria dei calzoni a righe e non t’importa se ti penseranno un vecchio pazzo.

Certe mattine sono il ricordo delle mattine che non ti piacciono, gettato a far cerchi nell’acqua.

Certe mattine sono l’ odore del fresco tra gli alberi, mentre sei sul sellino della bici di tua madre.

Certe mattine sono l’odore del sapone delle docce, gli schizzi della piscina che non vedi, le grida d’acqua e d’allegria.

Certe mattine sono l’ombra che ritaglia il fresco dal sole e pettina la pelle.

Certe mattine sono una sdraio che attende, un libro nella borsa, l’asciugamano a righe che ti piace da sempre.

Certe mattine sei tu che saluti e neppure ascolto le parole pensando che mi piace la tua voce.

Certe mattine pensi che sei un dio mentre la schiena si allunga ed appoggi il piede sul tappeto.

Certe mattine canti e la musica riempie, guardi e i colori dipingono, ascolti e non hai udito mai.

Certe mattine cammini sicuro e sorridi a un pensiero.

Certe mattine resti a letto perchè non  è ora.

Certe mattine ti alzi prestissimo perchè fuori c’è la vita.

Certe mattine sai cosa fare e lo fai.

Certe mattine ti senti felice e non ti interessa quanto dura.

Certe mattine è estate e non è mai stato così vero.

Certe mattine…  

neda

http://tv.repubblica.it/copertina/polizia-iraniana-uccide-una-ragazza/34140?video

Neda avrà sempre 18 anni, come per la ragazza che correva in Viet Nam scappando dalla guerra e dal napalm, o come il ragazzo che stava fermo davanti ad un carro armato in Piazza Tien an Men, o come il rogo di Jan Palach, o i ragazzi delle strade di Gaza portati a spalle verso un cimitero. O tutti gli altri giovani così pieni di vita, di idee, di amori, paure e vita quotidiana che non si accontentano del presente e pensano di mutare le loro vite. Il mondo irrompe nelle nostre vite, anche se vorremmo chiuderci nelle case. Irrompe e ci pone domande non banali, su cosa sia libertà, perchè vivere in un regime è intollerabile, come avere giustizia, se sia morale essere uccisi, o incarcerati, o tacitati, o impediti semplicemente d’essere.

Ci sono minorenni e giovani ragazze che percorrono le piazze, lottano per cambiare e noi ci perdiamo tra prosseneti e ragazzette offerte al principe per avere favori truffaldini.