Pomeriggi di primo inverno, la casa sui colli sopra Verona, le parole scambiate senza fretta, il vino che preferiva il silenzio tra gli scoppi di risa. Il lavoro distante, i viaggi, i racconti, gli accenni agli amori (c’era discrezione), qualche scroscio di pioggia verso le vigne. Il giallo delle foglie, dell’attesa. L’attesa è gialla, si screzia di verde passato, prima di perdersi nel bruno, ma dentro è gialla. È gelosa del suo tempo e generosa perché ne conosce il valore. La guardavamo sugli alberi oltre i vetri. E sembrava curiosa. Sorridevamo pensando d’avere certezze e il loro perverso piacere.
Ti piaceva viaggiare, scrivere, poi hai portato con te progetti, pensieri, amicizie. Un mondo chiuso in una mattina piovosa di gennaio. Non ho cancellato il tuo numero dalla rubrica. Lo stesso ho fatto con gli altri. Torni e basta poco per immaginare che servivano più anni, più incontri. Queste sono le attese che non si chiudono e poi restano. E non sono gialle, ma rosse, come quelle foglie di vite che s’inebriano di tramonto e dimenticano i frutti donati. Generose e perse nell’aria che attende la neve.
Non ci sarà oblio, abbandono e oscurità se c’è ricordo del cuore.
Ci sono persone (e quel che esse han lasciato) che non finiranno, ci saranno in altra forma e così torneranno ancora a trovarci.
Con i colori dell’arcobaleno, a me piace pensare.
Un sorriso per una bella domenica
Ondina
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Un post di pura poesia, come è tuo costume, @Willy, che ami soffondere la tua malinconia senza appesantirla mai ….
Te ne ringrazio …. mentre concordo con @Ondina sul fatto che certi rapporti, che siano stati rapidi oppur duraturi, NON muoiono mai, nè si attenuano con il trascorrere del tempo ! 🙂
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Grazie Cavaliereerrante! 😃👍🏻👌🏼😃
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Le nostre vite sono uniche perché ci sono incontri che le rendono tali.
Grazie Cavaliere di nome e di fatto è Grazie Ondina 🙂
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