Mi piacciono quelli che dilapidano i talenti ricevuti, gli intelligenti inutili, i flaneur, i perditempo di talento.
Mi piace chi esercita ciò che ha senza vederne il valore, solo per il gusto d’essere.
Mi piace l’intelligenza che si applica nelle piccole cose, che acquisisce abilità, che fa compagnia a sé ed ha bisogno degli altri.
Mi piacciono quelli che non si vantano mai, e sono i primi a meravigliarsi se un loro ragionamento fila davvero, che sono contenti di una scoperta, che hanno marinato la scuola e continuano a marinarla nella vita. Mi piacciono quelli che durante le lezioni ascoltavano con un orecchio, quelli che erano curiosi e facevano altro che non serviva per l’esame, quelli che se hanno un dubbio controllano e gli pare di star meglio.
Mi piacciono quelli che coltivano il dubbio come fosse valeriana, che lo tagliano e lo mangiano e poi passano ad altro con il sorriso sulle labbra.
Mi piacciono quelli che stanno zitti e scuotono la testa, quando gli dicono: ho ragione io, e quelli che controbattono, e si appassionano solo per il gusto di far emergere la ragione, non di averla.
Mi piacciono quelli che sanno di avere tempo, che sono generosi e non tengono per sé ciò che hanno in testa.
Mi piace chi ha una passione inutile per chi si chiede quanto vale, mi piace il luccicare degli occhi quando viene raccontata, mi piace il sorriso di chi la tiene per sé, perché i segreti si condividono in silenzio.
Mi piace quello che risolve un problema e non se vanta, quello che cerca corrispondenze tra ciò che sente e ciò che ha attorno, mi piace chi si mette al servizio e poi, quando ha finito, se va.
Mi piace chi confina in un lavoro ciò che deve fare, chi pretende la giusta retribuzione e il giusto ruolo, ma pensa che avere un ruolo sia una fatica ed un servizio per chi dovrà guidare. Mi piace chi non capirà mai bene la forza del potere, ma ne avrà sempre un po’ paura, perché si sente inadeguato.
Mi piace tutto quello che non è costrizione, che segue un indole, che fa crescere un talento, ciò che rallegra e si ripete mai eguale.
In fondo prima dei vestiti e dell’apparenza c’era l’uomo, no?

Ho capito: ti garbo.
(‘Ste canzoni da vecio però…. 😛 )
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Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
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e hai doppiamente ragione 🙂 Fatj, riparo subito:
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mi piaci. 😀 !
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Tra tante altre cose anche a me Will, piace il basso profilo, cioè chi rifugge all’ostentazione.
E per chi non può confinare tutto quello che deve fare unicamente in un lavoro, perchè il suo ruolo è anche altro? 🙂
Bella “Cuore grammatico”!
Buon fine settimana, ciao
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Avverto il piacere del fare le cose per sé e per gli altri a cui si vuole darle. E’ un piacere che si applica ovunque, e l’essere sopra o sotto traccia fa sempre riferimento ad una riga tirata da altri, ecco, a me quella riga non piace perché è la stessa dell’utile finalizzato al potere e al denaro. Il dover fare Ondina, fa parte delle cose sociali, l’essere e l’esprimersi,fa parte della cura di sé e di chi vogliamo coinvolgere nella nostra vita.
Buon fine settimana, speriamo nella clemenza del tempo.
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Questa romanza dell’Andrea Chenier mi ha fatto sempre piangere. Nell’Ieri con una passione smisurata perchè esplosiva,nell’Oggi emozione consapevole con dentro la rabbia dell’impotenza a fare.
Mirka
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