la parola della settimana: Siria

In questi giorni penso spesso alla Siria, alle persone conosciute, ai luoghi. Il profumo dolce dei narghilé alla mela, i forni, i suk, le pietre dorate, il deserto. Mi torna in mente la sensazione del colore, quella radiazione rossa che emana dappertutto e rende vividi gli altri colori. Il verde e il nero, in particolare. Penso all’imbarazzo coperto di parole ed alle rassicurazioni di Hassan, alle frasi senza punto, ai tre puntini di sospensione come modo per chiudere ogni domanda diretta. Internet sull’ i-phone, non funzionava, più dopo la frontiera giordana, già arrivando a Deraa e da allora non ha più funzionato. Serve internet? Moltissimo e pochissimo, dipende dalla tesi che si ha in testa. A me sfuggiva – e sfugge- molto, non bastava l’informazione. Dalla tv capivo che la situazione era molto più complicata del conto dei morti e della repressione. Anche da quello che vedevo gli elementi da incasellare in un quadro non erano chiari. La sensazione è rimasta, troppe le variabili in gioco e se le rivolte apparentemente semplificano, distinguono i buoni dai cattivi, quello che accade durante e poi, è dissonante rispetto alle premesse. Gli strumenti che ha un occidentale sono limitati, c’è una barriera culturale da superare, un rispetto da mantenere sul sistema sociale complessivo. Ma anche l’abbandono delle scale di valori e di giudizio, perché non adeguate ai codici che dovrebbero interpretare e collocare. E come potrebbero, senza molta conoscenza e umiltà?  Anche dalla BBC o dalle tv arabe in lingua inglese si capiva poco oltre le notizie. C’era il disagio sociale, la rivendicazione di libertà (quali?), la richiesta di deposizione per il presidente-dittatore, ma oltre i pensieri limpidi, quali fossero i retropensieri, le lotte, le aspirazioni individuali e collettive non si capiva. Come interagiranno Curdi, Sunniti, Sciti e poi Ebrei, Cristiani, cosa effettivamente vorranno di comune a tutti. In Siria le religioni pesano, ma per ora convivono. Anzi convivono da millenni e poi?

Comunque sia, ci sono oltre 550 morti, governa un regime, sia pure laico. Non ci sono elezioni libere e democrazia, la protesta continua, le concessioni che verranno fatte, non basteranno. Può accadere qualsiasi cosa e l’occidente sembra impreparato.

Gestire la transizione, facilitare i processi di democrazia, questo dovrebbe fare l’occidente. Sapendo che la democrazia occidentale non è la stessa che nasce ad oriente o in altre parti del mondo, che coincidono i nomi, ma la sostanza è differente.  Che la stabilità delle istituzioni dipende dai parlamenti, ma anche dai giudici, dalla polizia, dall’esercito e soprattutto dai cittadini. E che questi ultimi pensano cose semplici ed impossibili quando fanno le rivoluzioni.

Si troverà una via di mezzo. Succede sempre così. Poi il ciclo ricomincerà e ciò che era stabile diventerà instabile, La ricerca della stabilità è una costante del pensiero politico sociale del mondo.

Poco più di quindici giorni fa ero ancora in Siria, vorrei sapere come stanno e cosa pensano le persone conosciute, come vivono questo momento, cosa sperano. Non quello che spero io o come penso che dovrebbero vivere.  Vorrei saperlo oltre le notizie, ascoltare e basta. 

 

3 pensieri su “la parola della settimana: Siria

  1. A prescindere dalla tua invidiabile esperienza personale, le domande che poni e le riserve sulla possibilità di un poi più stabile e pacifico per quei popoli senza nostre cifre e libertà, si potrebbero porre per tutto il vulcano che a ondate sta eplodendo in Nord-Africa. Mi permetto : e l’Iran?
    Da mesi ormai(non sono un esperto, ma,forse,solo un cinico curioso) mi assale una perplessità tendenziosa sulla spontaneità di tanti fuochi rivoluzionari contemporanei.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.