i biliosi

Confesso che anch’io mi son lasciato attrarre dal risentimento. E’ accaduto dopo il mio accantonamento in politica: lo sentivo immeritato e ingiusto. E quello che per me era un vanto, l’indipendenza di pensiero e giudizio, era diventato una colpa grave. Non capivo, ma anche in quei momenti, di oscura riflessione su quanto fatto e sull’utilizzo della vita, bilioso, non lo sono stato mai. Ci pensavo, in merito alla vicenda Craxi, e alla proposta di strade intitolate ad una persona che deve essere ricollocata nella storia del paese, ma che resta un condannato. Pensavo alla presenza di tanti socialisti nel Pdl, alle voci incancrenite di stizza che si levano per rimettere in ordine i conti e le ferite di tangentopoli. Ci avete ammazzato, ma non ucciso, adesso restituiremo con gli interessi. Craxi è stato ed è, un pretesto. Lo è stato anche per i suoi accusatori, perchè in realtà la sua vera colpa grave è stata quella di infrangere un equilibrio e di far elevare i costi della politica a livelli incompatibili con l’onestà. Il ministro Formica esprimeva bene la politica all’epoca, dicendo che era soldi, sangue e merda. Ma dopo tangentopoli cos’è mutato? Chi non ha conquistato il cuore del paese, ha fatto prevalere gli interpreti della seconda repubblica, intesa come riscrittura della costituzione e del rapporto tra onestà e politica.  Craxi fu l’ideatore di un disegno politico: quello di sconfiggere il PCI di Berlinguer e di fare del PSI il perno della politica italiana. Ma era solo questo, oppure la pretesa di impunità della politica che diventava conclamata. Il disegno politico che cambiava i rapporti di forza a sinistra, e che avversai assieme tanti altri, aveva una dignità, ma quello sulla impunibilità della politica, dignità non ne ha mai avuta. Invece i socialisti di allora, oggi nel Pdl, hanno usato Craxi come scusa per entrare in una politica di destra, e proseguito il disegno del salvacondotto politico, senza avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome e cioè la trasformazione dei poteri in aggregazioni eterogenee basate su interessi immediati e pertanto non soggette alla legge. Verrebbero analogie di nomi impropri, dove il socialismo venne pure accostato ad altre destre, ma non essendo confrontabili i tempi e la gravità di quanto successe, non sarebbe decente parlare di storie che si ripetono. I biliosi però sono diventati una categoria politica, e ragionano da biliosi e non sono solo nel centro destra, allignano anche dall’altra parte e se non hanno la stessa virulenza, è solo perchè c’è impotenza a far male. Il bilioso non riconosce l’avversario, non riconosce regole comuni, ha qualcosa che gli è stato tolto, sa che non potrà riaverlo e per questo è disposto ad alterare l’ambiente in cui opera e sè stesso. Con la bile non si ragiona, al massimo si sbava e preferisco un nostalgico della potenza passata, piuttosto che un voltagabbana. Non una persona che cambia idea, ma quella che resta la stessa altrove, portando il fiele del proprio fallimento. Mi vengono in mente gli ex radicali, i comunisti pentiti, i fascisti prestati alla nota spese, che rinnegano sè stessi, quello che sono stati non come passato, ma come persone. 

Berlinguer s’oppose non solo al disegno politico, ma ad un paese che degradava. Non vinse, ma Lui non ha bisogno di riabilitazioni, nè ha generato biliosi.

4 pensieri su “i biliosi

  1. Entrando ho sentito subito una ventata di aria fresca: hai allargato il template, e hai fatto bene.
    Non sono mai stata un’elettrice di berlinguer, pur avendolo stimato come uomo e politico.
    Non posso che condividere la tua analisi, e l’aver scritto, tu che sei di sinistra, che certi socialismi e certe destre non sono più proponibili.
    Eppure sento dire il contrario, e lo sento dire a gran voce. Biliosa.
    Come biliose sono le parole di chi insulta e delegittima l’avversario, al di là della casacca indossata.
    Personalmente sono molto addolorata per gli ex radicali e per Fini, un uomo che ha detto cose molto giuste con qualche annetto di ritardo.
    Adesso vorrei porti due domande un po’ provocatorie, ma senza spirito provocatore.
    1- Che cosa ne pensi di Almirante?
    2- Se Berlinguer non fosse morto troppo presto credi che sarebbe rimasto fedele alle sue idee?
    Notte, Willy.

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  2. CARO CARO ENRICO!
    Che ondata di nostalgia!…
    Scrivo velocissima/ solo per PRECISARE una cosa.Quella di E.Berlinguer NON FU SOLO E “UNICAMENTE” UNA “QUESTIONE MORALE” MA UNA SOSTANZIALE E FERMA “QUESTIONE COSTITUZIONALE” “COSTITUZIO-NALE”.Messaggio CHIARO espresso a parole CHIARE “SEMPLICI” “RIVOLUZIONARIO” COSTITUZIONALE E POLITICO SENTITO PENSATO PORTATO ALLA LUCE E “COERENTEMENTE” sostenuto dai FATTI.
    I partiti politici dovevano democratizzarsi e smettere di occupare (LOTIZZARE)lo Stato e le sue funzioni costituzionali.Se non lo avessero fatto i guasti per la democrazia italiana (già malata)sarebbero cresciuti esponenzialmente,con il conseguente discredito e la deligittimazione dei partiti anche dei migliori.Presagio lungimiranteacuto intuitivo lucido come era lui.Si preferì NON ascoltarlo,stravolgendolo violandoloalla radice per uso-consumo interessi e finalità proprie e puntare esclusivamente” sulla “questione morale” che solo “morale” non era, ma COSTITUZIONALE-POLITICO.
    UN BACIO A ENRICO,OVUNQUE OVUNQUE…Bianca2007

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  3. Sai cosa penso di Almirante, Nico, che era un fascista che si era posto il problema della destra in una Italia che aveva costituzionalmente rifiutato il fascismo. Ho rispettato il suo essere la continuità di quell’idea, che non condividevo e a cui mi opponevo con forza, ma era un avversario intelligente. Senza di lui Fini non avrebbe potuto far transitare l’Msi in An arginando le frange violente di ordine nuovo. Credo che l’Italia abbia pagato e paghi, il fatto di non avere una destra liberale, che questo impedisca di avere una democrazia matura e compiuta, che le regole siano il fondamento dello stato e dell’individuo e che il modo per costruirle sia il vero presidio della libertà di tutti. Ad Almirante come al Pci queste regole erano necessarie per poter esistere e, seppure, con la conventium ad escludendum per entrambi i partiti, fino agli anni ’70 il tessuto comune ha retto, poi c’è stata la progressiva alterazione della casa comune.
    Berlinguer non aveva una idea statica della società e della politica. Considerava inalienabili i diritti di eguaglianza ed equità, si poneva il problema del lavoro, della redistribuzione della ricchezza prodotta attraverso il reddito, pensava che i lavoratori non contavano abbastanza nella costruzione e nel governo della società.
    Avrebbe evoluto le proprie idee, come aveva fatto prima nella sua vita, tenendo fermi i principi. Era una persona intelligente e coraggiosa, che ha saputo vedere la realtà, tenendo insieme la necessità del cambiamento e il grosso di un partito che non sopportava strappi violenti, e che era fatto di ideologia acritica da evolvere verso una visione riformista della società. Berlinguer è sempre rimasto sè stesso, evolvendo con fatica e da solo le proprie idee di gioventù, affrontando l’isolamento tra i partiti comunisti, criticando il Pcus a Mosca, e subendo una sconfitta pesante quando anzichè parlare alla pancia dei propri elettori all’Eliseo si prese l’onere di sostenere che bisognava ridurre i consumi e il modello di sviluppo, dare spazio realmente egualitario alle donne in politica e tutelare l’ambiente. Tutti questi temi erano fuori della tradizione della sinistra positivista che considerava la crescita come l’unico valore che promuoveva l’umanità e accessorio il resto.

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  4. Ciò che questi “vecchi politici” ci hanno lasciato sono schiere, peraltro molto litigiose e frammentate, di politicanti da pochi soldi.
    Hai ragione: in Italia una destra liberale è sempre mancata. Ogni tanto qualcuno fa appropriazione indebita dell’aggettivo “liberale”, ma certi furtarelli puzzano di imbroglio lontano un miglio.
    A me spiace molto per gli ex radicali appiattitisi sulle posizioni del capo, e moltissimo per Fini, che ha trasformato, se non tutta la sua gente, almeno buona parte della sua nuova formazione politica in un gruppo di persone che esprimono concetti liberali.
    Peccato tutto ciò sia avvenuto troppo in ritardo, per non destare qualche legittimo sospetto di opportunismo.
    Peccato.

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