ignorante precoce

Tutte quelle pagine di carta patinata, dove non si menava il can per l’aia e nei caratteri sottili l’autore infliggeva al lettore, la stessa pena a suo tempo subita, mi respingevano. Non c’era comunicazione, insegnamento, solo formule, teoremi, scarsi esempi, chè per capire o ci si arrivava oppure s’era sbagliato mestiere. L’autore non si preoccupava dell’illuminazione che aveva investito un cervello, (per trovare la gioia che stava dietro ad una intuizione dimostrata, dovetti arrivare a Wertheimer), non c’era una mappa del capire: la scienza era così e basta. Ed allora erano le parole a dover rispondere del misfatto cognitivo, come se spremendo da ogni singola lettera il significato questo, assomato,  diventasse il mantra della comprensione. Altri imparavano a memoria e si fermavano alla linea del voto, facendo coincidere l’intelligere con il risultato. Tra questi, uno pratico disse: non devi capire, devi sapere, poi la vita farà il resto. Ed io che pensavo fosse vero esattamente l’inverso, di quei libri, deposito del sapere, sottolineati a più colori, e commentati a margine, restava il peso e il rimprovero. Come fossero una galleria di antenati che, disgustati dal prodotto dei loro amori, scuotevano il capo senza non accorgersi che così facendo cadeva polvere.

8 pensieri su “ignorante precoce

  1. mi dicevo, ignorantia non excusat. e allora c’ho provato. ma quanto non capisco mi offende. e il punto è che non ho mai mirato ad essere scienza infusa, di cui davvero chissenefrega, ma avrei avuto piacere di vita e di olfatto, di capire almeno ogni tanto, se quel che incontravo sulla punta del mio naso da segugio, fosse tartufo o qualcosa di simile ma più porto d’attracco per mosche. e invece, scazzo puntualmente. sono ufficialmente nel club dell’ignoranza più totale. (evvvvvvai)

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  2. Willy, sarà stato pure fisiologico e magari pure utile per concimare, però insomma, nel tempo del risparmio, continuiamo ad andare contro-corrente( che dire conto corrente già mi sale l’ansia):-)
    la compagnia è buona e il vino, se mi fai una cortesia sceglilo te che io ne so zero e di più.

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  3. Dal punto di vista di chi nel campo della scienza ci lavora, devo dire che ho pagato da sempre una certa preconfezionata ostilità della cultura “di sinistra” verso il sapere scientifico. Il quale è illuminato dalla intuizione quanto quello letterario, solo che si presta molto meno all’improvvisazione (che la cultura umanistica si presti all’improvvisazione non credo peraltro sia vero, ma era un velleitarismo molto in voga).

    In questo senso, snobbare la cultura scientifica non mi sembra che sia particolarmente controcorrente.

    Dal punto di vista di chi deve valutare studenti, devo dire che ci vogliono pochissimi minuti per capire se qualcuno è davvero entrato nella logica della materia. E d’altra parte, sono stato spesso colto da un senso di somma inutilità nell’andare davvero a scavare. No, non arriverò a dirti che hai capito solo perché mi ripeti le cose, ma se questo non è centrale nella tua formazione, mi accontenterò di averti visto fare uno sforzo, per così dire, di cultura generale.

    Si accettano proposte migliorative.

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  4. Credo Roberto che il processo che fa comprendere davvero un teorema sia una emozione in quanto ripercorre ( più o meno ), quello che è avvenuto in un’altra testa, ma questa non è la condizione consueta. Non so se sia una deviazione umanistica, che non posso avere considerati i miei studi canonici, ma prendere per mano una testa e farla ragionare, farla entrare nel ritmo dell’apprendere e del capire, secondo me è da grandi. Cito uno per tutti Feyman, per la fisica. Capisco anche che come diceva il mio Prof. di impianti chimici, è importante sapere dove cercare e come mettere assieme le cose, non ricordare.

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  5. non ce la posso fare.
    sapete troppe cose.
    è come leggere l’enciclopedia.
    sarà che sono le 10:30.
    ma è solo una scusante.
    😉

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  6. Si, Willy, sono completamente d’accordo.
    Il problema è però didattico: la strada con cui si arriva (se ci si arriva) ad un nuovo risultato scientifico è una strada in cui si crea qualcosa che prima non c’era. Questa strada è affascinante, ma costellata di errori passati inosservati, di vicoli ciechi ripercorsi all’indietro, di idee venute fuori quasi per caso. Didatticamente impercorribile, insomma.
    Del resto, se è assolutamente vero che in genere la didattica della scienza sottovaluta molto l’intuito, è vero anche che senza un sufficiente bagaglio tecnico preliminare, anche l’intuito più brillante non arriverebbe poi molto lontano.

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  7. ho amato studiare, capire il meccanismo di funzionamento delle cose. e poi, si trova quel che si cerca, e si cerca quel che si sa. almeno nel mio campo, più le tue conoscenze sono approfondite, più quando devi risolvere un problema sai dove andare a cercare, e trovi la soluzione, la diagnosi, la causa.

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