notte brahmsiana

Le luci dei semafori brillano impudiche in questa notte troppo scura: costruite per il buio temperato, violano stupite, l’armonia della notte. Da qualche parte un circuito ha ceduto, un interruttore, una disattenzione e la mia parte di città affoga nella pubblica oscurità. Solo vetrine, assieme a qualche luce gialla dei piani bassi rischiarano persone frettolose. Piccole inquietudini tradotte in passettini, trajettorie verso luci decise, caldo, volti e voci conosciute. Anche il bar bologna ha chiuso anzitempo, così si è vuotata la piazza e solo i russi/rumeni, pernoituttiuguali, del giardinetto continuano a parlare e fumare. Le città dell’est sono spesso così, la luce si riserva alle persone non alla pietra. E come si potrebbe altrimenti, con 100 dollari al mese, la luce è un lusso anche per le città.

Rallento il passo, mi piace la città che respira ravvoltolata su sè stessa come un gatto. I negozi verso il prato, stanno chiudendo e le commesse salutano a voce più alta, bisogna pur aggrapparsi a qualcosa prima di scivolare nella notte. Le pozze di nero ritmano i portici, fuori, dentro, fuori, come un mare che si coccola. Per radio danno musica di Brahms, prima il concerto per violino e orchestra op.77 e poi la seconda sinfonia.  Dio, che meraviglia mettere alla porta i pensieri, ora solo note, buio, respiro e il leggero fresco di una primavera che canta con il terzo movimento: allegretto grazioso (quasi andantino).

Dedicato alla notte e alla vita che l’accoglie.